Giappone degli spiriti
di Matteo Stefanelli , di Matteo StefanelliIl quarantenne parigino Benjamin Lacombe non è solo uno degli illustratori europei più noti e tradotti, ma anche un entusiasta dell'illustrazione. "A livello artistico viviamo in un'età dell'oro dell'illustrazione. Non si è mai vista una tale diversità e vivacità artistica. Anche solo rispetto a 15 anni fa, l'offerta in libreria è di una varietà e qualità media incomparabili". Nonostante si sia affermato grazie a un'enorme varietà di atmosfere, dal gotico dei Racconti macabri di Edgar Allan Poe al surrealismo barocco di Alice al di là dello specchio, passando per il puccioso investigatto Sherlock e diverse biografie in costume (Maria Antonietta, il Re Sole) o classici letterari (Perrault, Hugo, Salten, Mérimée), Lacombe è però tornato di recente al suo primo amore e fonte di ispirazione: il Giappone.
"Sul Giappone ha lavorato fin dal primo l…
Il quarantenne parigino Benjamin Lacombe non è solo uno degli illustratori europei più noti e tradotti, ma anche un entusiasta dell'illustrazione. "A livello artistico viviamo in un'età dell'oro dell'illustrazione. Non si è mai vista una tale diversità e vivacità artistica. Anche solo rispetto a 15 anni fa, l'offerta in libreria è di una varietà e qualità media incomparabili". Nonostante si sia affermato grazie a un'enorme varietà di atmosfere, dal gotico dei Racconti macabri di Edgar Allan Poe al surrealismo barocco di Alice al di là dello specchio, passando per il puccioso investigatto Sherlock e diverse biografie in costume (Maria Antonietta, il Re Sole) o classici letterari (Perrault, Hugo, Salten, Mérimée), Lacombe è però tornato di recente al suo primo amore e fonte di ispirazione: il Giappone.
"Sul Giappone ha lavorato fin dal primo libro, L'esprit du temps, che era un fumetto su una ragazza giapponese trasformata in un fantasma". Da dove viene questa passione: curiosità personale o esperienza generazionale? "Entrambe. Appartengo alla generazione che ha vissuto l'arrivo in Occidente dei manga e degli anime, e ormai mi rendo conto di quanto sia stato forte quell'impatto: erano quasi sovversivi, perché oggi, per i temi talvolta delicati e "caldi", non potrebbero essere più trasmessi come prodotti per bambini. In quei cartoni animati, inoltre, c'erano personaggi come gli y?kai. Erano strani, non ne sapevo nulla e iniziai a cercare informazioni". Nel caso di Lacombe, la scoperta delle creature soprannaturali tipiche del folklore nipponico - gli y?kai - lo ha accompagnato in un percorso che dai fumetti e cartoni animati lo ha condotto fino a Lafcadio Hearn, del quale ha illustrato ben due raccolte di racconti, la seconda delle quali è stata di recente tradotta dal raffinato editore L'ippocampo, con il titolo Storie di fantasmi del Giappone. "La mia prima scoperta della cultura giapponese viene da Dragonball o Akira da bambino. Gli y?kai li ho scoperti grazie ai cartoni animati di Rumiko Takahashi (autrice di celebri manga e anime come Lamù, Ranma ½ o Inuyasha, ndr), ritrovandoli nei film di Hayao Miyazaki e nei manga di Shigeru Mizuki. E poi ho incontrato Lafcadio Hearn".
Rimasto largamente sconosciuto e inedito in Italia fino agli anni novanta, Lafcadio Hearn fu un giornalista e scrittore globetrotter vissuto nella seconda metà dell'Ottocento a cui dobbiamo molto. Fu infatti il primo narratore a raccogliere e divulgare in lingua inglese le leggende del folklore giapponese, al punto da diventare a lungo il più importante riferimento per la conoscenza delle tradizioni di quel paese, "una specie di equivalente di ciò che i fratelli Grimm fecero per noi europei" sostiene Lacombe.
Viaggiatore letterario dall'influenza paragonabile a quella di un Bruce Chatwin, ma in realtà dotato di un'attitudine al confine tra la ricostruzione folkloristica di Italo Calvino e l'accento inquietante di un Edgar Allan Poe, Hearn è tuttavia stato per lungo tempo dimenticato "tranne che in Giappone, dove peraltro è noto sotto un altro nome, ovvero quello della sua sposa - il che è ancor più incredibile" sottolinea giustamente l'illustratore. "Anche per questo ho fatto un secondo libro. I suoi temi come gli y?kai sono talmente universali e transgenerazionali: sono l'espressione, per i giapponesi, di tutto ciò che sembra incomprensibile. E permettono quindi di affrontare temi molto ricchi e diversi, parlare di questioni tabu, esorcizzare inquietudini". I racconti di Storie di fantasmi del Giappone sono accompagnati da disegni in cui Lacombe dà sfoggio di una grande diversità di stili e tecniche, allo scopo di rendere giustizia alla diversità non solo di ambienti ed epoche, ma anche di allegorie ed emozioni evocate dai personaggi umani, animali o magiche creature. Nel "Sogno di un giorno d'estate" un giovane pescatore, per avere risparmiato una testuggine, viene premiato dal dio del mare con l'amore, ma con il vincolo di abbandonare la propria natura terrena. Al centro di "Ikiry?" c'è uno specifico tipo di fantasma, uno spirito prodotto dalla rabbia. Ne "Il mangiatore di sogni" un uomo racconta un incubo a un Baku, uno spirito dedito a nutrirsi di brutti sogni.
Ma agli occhi dell'illustratore i fantasmi giapponesi nascondono un ulteriore fascino, tutto visivo: quello della sfida grafica. "Sono come un immenso cadavre exquis lungo il tempo. Nel corso dei secoli ci sono stati y?kai creati da vari artisti. Per esempio il Gashadokuro, lo spirito noto come "scheletro affamato", fu inventato graficamente da Utagawa Kuniyoshi. È stato poi ripreso da Shigeru Mizuki e molti altri disegnatori" - mentre parliamo mi mostra alcuni esempi, tratti da manga e da un disegno animato americano - "e lo stesso Lafcadio Hearn ne scrisse la storia, ispirando a sua volta altre interpretazioni. Gli y?kai, in fondo, esistono solo come entità visive. Ma quello che li rende interessanti per me, e divertenti, è il fatto che all'origine non ci sono altro che delle storie". Storie di fantasmi invisibili all'uomo, dei quali solo il disegno può dare una parvenza di vita.
L'autore è docente di Comunicazione visiva presso l'Università Cattolica, fondatore di Fumettologica.it e direttore artistico del Comicon di Napoli