Rick Moody e il gioco della coppia
di Mariarosa Mancuso , di Mariarosa MancusoI racconti autobiografici di Rick Moody riservano sorprese. ll velo nero (un libro del 2002, ultima edizione italiana La nave di Teseo, 2018) iniziava con il resoconto di una depressione tanto grave da richiedere il ricovero in clinica psichiatrica. Il primo passo verso una vita senza (troppi) scompensi. Lo scrittore non aveva ancora trent'anni, e già alle spalle un'esistenza sregolata con un certo numero di dipendenze. Cercando gli antenati che avevano a loro volta sofferto di malinconia o di umor nero, Rick Moody si era imbattuto nel reverendo Joseph Moody. Immortalato con il suo ombroso carattere nel sinistro racconto di Nathaniel Hawthorne Il velo nero del pastore. Una storia di colpa e di vergogna nel New England puritano (siamo in zona Lettera scarlatta, e anche in questo caso un pezzo di stoffa segna un'esistenza). Il pastore Hooper una mattina appare in chiesa con il volto nascosto da un velo di crespo nero. Non se lo toglierà mai. Non dirà per…
I racconti autobiografici di Rick Moody riservano sorprese. ll velo nero (un libro del 2002, ultima edizione italiana La nave di Teseo, 2018) iniziava con il resoconto di una depressione tanto grave da richiedere il ricovero in clinica psichiatrica. Il primo passo verso una vita senza (troppi) scompensi. Lo scrittore non aveva ancora trent'anni, e già alle spalle un'esistenza sregolata con un certo numero di dipendenze. Cercando gli antenati che avevano a loro volta sofferto di malinconia o di umor nero, Rick Moody si era imbattuto nel reverendo Joseph Moody. Immortalato con il suo ombroso carattere nel sinistro racconto di Nathaniel Hawthorne Il velo nero del pastore. Una storia di colpa e di vergogna nel New England puritano (siamo in zona Lettera scarlatta, e anche in questo caso un pezzo di stoffa segna un'esistenza). Il pastore Hooper una mattina appare in chiesa con il volto nascosto da un velo di crespo nero. Non se lo toglierà mai. Non dirà perché lo indossa neppure in punto di morte. Come uno spettro, celebra matrimoni e funerali turbando i fedeli.
La lunga impresa - Storia del mio matrimonio (ancora La nave di Teseo, che sta ripubblicando tutti i libri dello scrittore) inizia quando Rick Moody ha 50 anni. Depressione, alcolismo, droghe, dipendenza dal sesso e scarsa fiducia nella monogamia sembrano capitoli chiusi. Anche grazie alla fede: ne parla poco, lasciando intendere che l'esperienza spirituale gli è stata d'aiuto per smettere di bere. In questo memoir preferisce la parola "grazia", confessando che la religione sta sulla lista dei discorsi che preferisce evitare, nella vita e nella letteratura. Chiuso anche il capitolo "primo matrimonio", che gli ha dato una figlia amatissima. Sappiamo che è durato meno delle pratiche per il "divorzio collaborativo". Così parla l'avvocatessa. Al divorziando, e alla sua confraternita di amici intimi - "sonnambuli incapaci di reagire mentre decenni di ambizioni e sicurezze venivano spazzati via" - sembra piuttosto "chirurgia di guerra, l'amputazione sul campo senza oppiacei".
L'anno fatidico è il 2013, Rick Moody sposa Laurel Nakadate, videoartista che da bambina non coltivava il sogno di "camminare in quella maledetta navata" (come dice di sé Cameron Diaz in Cose molto cattive). Le cerimonie nuziali erano il suo incubo, temeva che tutti la guardassero. Officiante, il cugino Jack Moody, pastore della chiesa episcopale in pensione. Banchetto nuziale fornito dalla Four Brothers Pizzeria, che promette "Pizza tradizionale con un gusto di Grecia!" (punto esclamativo nella ragione sociale). Niente alcool, gli sposi per un motivo o per un altro sono a rischio.
La sorpresa qui è una performance teatrale intitolata Odyssey Works, confezionata su misura per un solo spettatore. "Mi ha cambiato la vita" dice una studentessa a Rick Moody, che cerca subito il direttore artistico Abe Burickson: da giovane era stato un derviscio rotante (il lettore può solo fidarsi, pare avesse studiato nei posti giusti di Istambul). L'esperienza parte giocosa e procede meno allegra. Prima, una serie di incontri con persone sconosciute, o quasi: all'apparenza casuali ma organizzati da Abe il derviscio. Poi un rapimento. Rick Moody va in un certo negozio portando con sé uno zaino, un cambio di vestiti e il passaporto. Viene trasportato in Canada per una performance di violoncello, con qualche difficoltà in dogana, alle domande: "Dove va a stare? Motivo del viaggio?". Quando torna a Brooklyn, trova gli amici più cari, la madre, la moglie e la figlia ad accoglierlo. Come Ulisse che torna da Penelope, dopo il vagabondaggio. Ora - garantiscono gli organizzatori - vivrà ogni giorno della vita come un'avventura.
"Vittima volonterosa di performance artistiche". La sindrome non esiste, per Rick Moody bisognerebbe inventarla. Lo scrittore sembra ricondurre il suo annus horribilis - amici morti per attacchi di cuore, conoscenze su internet che si suicidano, fatale allergia alle noccioline, genitori che invecchiano, vari tentativi di inseminazione artificiale falliti, di cui uno senza copertura assicurativa - a una cartolina firmata Charles Manson. L'aveva ottenuta imitando il progetto di arte concettuale One Red Paperclip: con una graffetta rossa, in 14 scambi un giovanotto si era procurato una casa colonica a Saskatchewan. Rick Moody aveva un libro doppio, lo scambiò con l'offerta più bizzarra: un autografo del guru criminale - se ne libererà alla stessa maniera, la grazia non esclude la scaramanzia. "Credevo che la vita avesse una tendenza strutturale al miglioramento", scrive. Sbagliato, ecco il ritratto fedele della situazione: "Una coppia traumatizzata, malconcia, sfinita e ammaccata". Può capitare una casa svaligiata, ma Rick e Laurel se la vedono svaligiare due volte a distanza di pochi giorni, da ladri che abitano nel circondario: guanti di gomma e un tampone per timbri, lasciano apposta impronte irriconoscibili. I vicini di casa a Park Slope, Brooklyn, verniciano il pavimento con una sostanza tossica: "Stavo perdendo più neuroni di quando ero un alcolizzato". Rick Moody al suo debutto - nel 1994, con Tempesta di ghiaccio - pareva l'erede di John Cheever e John Updike. Ora potrebbe avere tra i suoi maestri Emmanuel Carrère.
Il libro. La lunga impresa. Storia del mio matrimonio di Rick Moody è edito da la nave di Teseo (traduzione di L.Vighi, A. Silvestri, pagg. 320, euro 20)