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Ferragosto. E poi pensi: l’estate sta finendo

Ferie d’agosto: una scena della commedia (1996) di Paolo Virzì  
Ma perché festeggiamo Ferragosto? La sera del 14 o il 15? I nostri dilemmi
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La prima questione da affrontare è che non abbiamo mai capito bene perché si festeggia il Ferragosto. Sappiamo perché esiste il Natale, anche se ci dicono che ha perso il suo senso più profondo ed è diventata una festa consumistica in cui si scambiano pacchettini, pensierini inutili, o si vanno a fare dei viaggi in paesi caldi. Sappiamo perché esiste Pasqua, anche se pensiamo solo ai cibi tipici e a cercare di capire perché poi di lunedì ci ritroviamo seduti in mezzo a un prato a mangiare un panino invece di andare a lavorare. Ma perché esiste il Ferragosto proprio non lo sappiamo. Ovviamente lo chiediamo ogni anno, e ce lo spiegano ogni anno. Ma la spiegazione risulta in qualche modo insufficiente se l'anno successivo ce la siamo scordati e ce la devono rispiegare e noi diciamo: ah, ho capito. E poco convinti affrontiamo questo giorno di festa in mezzo all'estate.


Perché un altro grande interrogativo &egr…

La prima questione da affrontare è che non abbiamo mai capito bene perché si festeggia il Ferragosto. Sappiamo perché esiste il Natale, anche se ci dicono che ha perso il suo senso più profondo ed è diventata una festa consumistica in cui si scambiano pacchettini, pensierini inutili, o si vanno a fare dei viaggi in paesi caldi. Sappiamo perché esiste Pasqua, anche se pensiamo solo ai cibi tipici e a cercare di capire perché poi di lunedì ci ritroviamo seduti in mezzo a un prato a mangiare un panino invece di andare a lavorare. Ma perché esiste il Ferragosto proprio non lo sappiamo. Ovviamente lo chiediamo ogni anno, e ce lo spiegano ogni anno. Ma la spiegazione risulta in qualche modo insufficiente se l'anno successivo ce la siamo scordati e ce la devono rispiegare e noi diciamo: ah, ho capito. E poco convinti affrontiamo questo giorno di festa in mezzo all'estate.


Perché un altro grande interrogativo è questo: ci sono molti sfortunati che nel mezzo di agosto lavorano in città e sotto il sole, e quindi per loro quel 15 agosto è una scialuppa di salvataggio, un orizzonte pieno di senso. Ma a giudicare dagli ingorghi dei weekend precedenti, e dalla storia del Paese che conosciamo, gli italiani a Ferragosto sono già, per la maggior parte, in vacanza. Quindi si innesta una specie di follia in cui bisogna, durante i giorni di festa vacanziera, organizzarsi perché arriva un giorno ancora più di festa. E risulta insensato, con la difficoltà è sentirsi coinvolti: svegliarsi la mattina e dirsi oggi è Ferragosto. E avere la percezione che è un giorno speciale. Non c'è nessun motivo per ricordarlo o sentirlo o sentirsi coinvolti, fino a quando non arrivano i messaggi sul telefonino. Perché c'è gente, in Italia, che oltre a fare gli auguri per Natale, Pasqua, il compleanno e l'onomastico, è capace di mandare anche gli auguri a Ferragosto.

Non sanno perché si festeggia Ferragosto, o se lo sanno non lo hanno capito, non lo distinguono dagli altri giorni in cui si tuffano nel mare, ma scrivono, convinti: "Passa un bel Ferragosto", o "Buon Ferragosto a tutta la famiglia". L'altra ipotesi è che fanno gli auguri via whatsapp perché sanno molto bene il motivo del giorno di festa - ma nemmeno questo cambia molto, perché noi continuiamo a non saperlo. Ma tutto ciò può risultare addirittura trascurabile se messo a confronto con il grandissimo problema che si ripropone ogni anno, sul quale nessuno riesce a organizzarsi per affrontarlo in tempo; e non ci si organizza per affrontarlo in tempo perché si è in vacanza, e in vacanza non vogliamo pensare a niente, nemmeno a trascorrere una serata speciale dentro questi giorni speciali.


Quindi, quando arriva il momento si vedono facce interrogative, o risposte risolute in apparenza ma tremanti per l'insicurezza nella sostanza. Perché pochi giorni prima, poche ore prima, qualcuno, con leggerezza, incautamente, senza pensare a cosa sta per provocare, domanda: ma quando si festeggia, il 14 sera o il 15 sera? Cioè, tradotto: il falò si fa il 14 sera o il 15 sera? Panico. Prima di tutto panico per il falò. Bisogna, è necessario, è inoppugnabile: bisogna fare il falò. Bisogna portare le chitarre, del cibo discutibile e delle birre calde e bisogna accatastare legna e incendiarla. Altrimenti non solo Ferragosto, ma tutta l'estate non ha senso.


Ma quando? Il 14 o il 15? È una questione che fa impazzire le migliori menti delle nostre generazioni. Non è che non si sa, è che ci sono proprio due scuole di pensiero: quella che dice che si festeggia per aspettare il Ferragosto e quella che dice che si festeggia per completare il Ferragosto. Non è un dibattito così dissimile da quello sulla cena delle viglia di Natale e sul pranzo di Natale (qual è il più importante a casa vostra? E i regali quando li scambiate?).


Ma qui la questione è più elastica, più vaga. Del resto, se uno non sa nemmeno perché si festeggia Ferragosto, non può teorizzare con troppa sicurezza. I più confusi, decidono di portare dei pensierini a ogni partecipante del falò, gli altri si tormentano. Nella mia vita da giovane sono abbastanza sicuro di aver fatto una metà dei falò il 14 sera e una metà dei falò il 15 sera. E tra l'altro tutti i falò erano largamente incompleti perché alcuni non c'erano perché erano convinti fosse il giorno dopo o il giorno prima e uno dei motivi per cui sono felice di essere diventato grande e di avere smesso di fare cose come i falò è perché ho smesso di pormi il problema se era il 14 o il 15. Però a quel punto sono arrivate le cene, almeno facciamo una cena e vediamoci tutti insieme e allora dicevamo: ci vediamo il 14 o il 15? Una metà rispondeva: ma è chiaro, il 14. E una metà rispondeva: ma è chiaro, il 15.


La questione delle vacanze la affrontiamo così: intorno a maggio, se non prima, cominciamo a lamentarci che non ce la facciamo più e che abbiamo bisogno delle vacanze, che pensiamo a quella prenotazione che abbiamo già fatto come il punto di arrivo della nostra esistenza. Ci lamentiamo per mesi, sempre di più, poi comincia il caldo, e diciamo che non ce la facciamo davvero più. Che l'unica cosa a cui pensiamo sono le vacanze, mollare tutto, leggere libroni, scatenarci, bere, mangiare, abbronzarci, divertirci. Diciamo in sintesi: ricaricare le batterie. Tutti devono ricaricare le batterie - agosto è il mese in cui gli italiani sono fermi a ricaricare le batterie. Questo miraggio delle vacanze acquista sempre più peso e propositi. È come se avessimo davanti la prospettiva di smettere di lavorare per due anni, o come se andassimo in pensione. In realtà sono due settimane, di un libro riusciamo a leggere meno di settanta pagine, usciamo tre volte a cena, ci divertiamo abbastanza una sera, e poi è finita. Quella vacanza che aspettavamo da mesi è durata pochi giorni, e ci ritroviamo di nuovo dove eravamo prima, ma adesso senza la prospettiva di ricaricare le batterie - che tra l'altro, si sono ricaricate pochissimo. Con un anno intero davanti.


Ecco, questa è la vacanza. E di solito, a prescindere dalla quantità di tempo e dal periodo, si divide in due parti: l'inizio, quando pensi che durerà in eterno e sei allegro e scatenato e dici sì a qualsiasi proposta. E la fine, quando ti rendi conto che tra qualche giorno è finito tutto, e nonostante cerchi di resistere, dentro di te questo bagno che stai facendo fa già parte del passato, e già dici: siamo stati bene, vero? Come se fossi tornato, ma non sei ancora tornato.


C'è un momento preciso in cui si passa da "tutta la vita davanti" a "è finito tutto". C'è una linea d'ombra precisa, decisiva, un momento di confine che si oltrepassa e sei dall'altra parte. Ed è Ferragosto. Prima di Ferragosto sei euforico, dopo Ferragosto sei malinconico. Prima di Ferragosto fai progetti, dopo Ferragosto fai bilanci. C'è un momento preciso in cui succede - anzi due, perché dipende da quando lo festeggi, se il 14 o il 15. Se lo hai festeggiato il 14, il pomeriggio del 15 agosto, all'imbrunire, la vacanza è finita. Se lo festeggi il 15, di notte, o all'alba, mentre torni a casa un po' ubriaco, la vacanza è finita. È esattamente quello il momento in cui ti chiedi: ma cosa si festeggia a Ferragosto? Che festa è?


È quello il momento in cui ti chiedi se la tua vita ha senso, se sei una persona felice o infelice, se potresti fare meglio. In quel momento, mentre attraversi la linea d'ombra, ti risale addosso l'idea del lunedì mattina, l'idea del primo giorno di lavoro, quella canzone che hai cantato a squarciagola mentre il tuo amico suonava la chitarra adesso ti immalinconisce perché capisci che il testo era straziante.


E insomma, Ferragosto è così, come quando eri ragazzo, e - il 14 o il 15 - ti allontanavi dal falò con una ragazza e vi baciavate. E pensavi che stava per cominciare tutto, e ti sentivi potente. E poche ore dopo, attraversando la linea d'ombra, capivi che quel bacio era la fine dell'estate e la fine della tua allegria, perché lo avresti inseguito inutilmente per mesi.