Robinson

Inseguendo i canti di Chatwin

Inseguendo i canti di Chatwin
Sulle tracce dello scrittore che ha cambiato il modo di viaggiare. E di cui ora abbiamo più bisogno che mai. Su Robinson in edicola sabato ce lo raccontano Antonio Politano e Gabriele Romagnoli
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Viaggiare era il suo modo di dare densità all'esistenza, zaino in spalla e scarponi. E in mano un taccuino Moleskine. Bruce Chatwin ci ha insegnato un nuovo modo di girare (e guardare) il mondo. A lui è dedicata la copertina di Robinson in edicola da sabato 28 agosto con Repubblica, perché ora che il nostro mondo è fermo abbiamo ancora più bisogno di lui. Ce lo racconta Antonio Politano, che per anni ha cercato le tracce dello scrittore attraverso Patagonia, Benin, Australia, Europa e Galles; ha fotografato gli stessi luoghi e parlato con chi l'ha conosciuto e chi lo ha amato come la moglie Elizabeth.

"Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?", scriveva in una lettera al suo editore divenuta memorabile. Ma cos'era il viaggio per Bruce? "Vita!", risponde a Politano Elizabeth, la moglie-vedova, depositaria della sua memoria ed eredità, che qualche anno dopo la sua morte, nel 1989, ha affidato tutti i suoi materiali - 41 scatole - alla Bodleian Library di Oxford: dai leggendari taccuini Moleskine, rilegati in nero, a corrispondenze e carte sparse. Le sue ceneri invece sono state disperse in Grecia, accanto a una piccola pieve bizantina del X secolo, Agios Nikolaos, (negli ultimi anni si era avvicinato alla fede ortodossa), nei pressi del villaggio di Exochiori, Peloponneso centrale. Un posto vicino alla baia dove viveva lo scrittore che Chatwin ammirava e di cui era diventato amico: Patrick Leigh Fermor, eroe di guerra, avventuriero, celebre per il resoconto del suo viaggio a piedi fino a Costantinopoli negli anni Trenta. Avevano scoperto insieme quel luogo in una delle loro camminate, ci tornavano spesso. E proprio accanto alla casa di Fermor, scrive ancora Politano, "c'è un albergo anni '60, immerso in una gran quantità di ulivi e qualche cipresso, da dove si vede il mare e se ne sente il rumore: lì, nella camera numero 1, mi aveva raccontato l'albergatore, Chatwin scrisse buona parte de Le vie dei canti", il libro dedicato agli aborigeni australiani e al nomadismo, allo spostamento che dà senso alle cose. E che insieme a In Patagonia resta uno dei due grandi libri di viaggio che ci ha lasciato.

Seguendo i suoi spostamenti non lineari, Politano continua a raccontarci la grotta del milodonte, vicino Puerto Natales (diventata attrazione turistica per selfie selvaggi accanto alla statua a grandezza naturale del bradipo gigante); il relitto della nave inglese "simbolo della colonizzazione del nuovo mondo" arenatasi a Punta Arenas o l'estancia La Anita, vicino al ghiacciaio Perito Moreno, dove avvenne il massacro di contadini in sciopero. Ma tra gli altrove di Chatwin, accanto a Sudamerica e Australia, c'è anche l'Africa immortalata ne Il Viceré di Ouidah. E poi Praga, al centro del suo ultimo romanzo: Utz.

Completa la copertina un commento di Gabriele Romagnoli che partendo da quella "bellissima condanna è stata la fulminante riga apposta dalla sua casa editrice italiana nella terza di copertina di In Patagonia: 'Il libro simbolo di tutti i viaggi'" si interroga sull'uomo diventato icona che incarna il mito del viaggio e poi sul chatwinismo, su quei "principi ereditari" dell'autofiction in movimento, da Emmanuel Carrère a Geoff Dyer, mentre "nel mondo dei fumetti Chatwin è un gatto (disegnato da Tuono Pettinato), randagio per forza".

Non solo Chatwin, però. Tra le tante recensioni ai libri in uscita questa settimana da segnalare il nuovo romanzo di Alan Pauls, La metà fantasma, in libreria per Sur dall'1 settembre: la storia di un rapporto complicato nato sugli schermi di un computer, che ha letto per noi Pablo Maurette. O, ancora, La casa olandese di Ann Patchett (Ponte alle Grazie) recensito da Michela Marzano, che segue le evoluzioni di un legame indissolubile tra i due protagonisti. Infine da non perdere La mia proprietà privata della poetessa americana Mary Ruefle, uscito per Nn, di cui ci racconta Leonetta Bentivoglio. Mentre Wlodek Goldkorn ripercorre la rivolta di Varsavia del '44 attraverso il racconto che ne fa Miron Bialoszewski nel suo Memorie dell'insurrezione di Varsavia, pubblicato da Adelphi. Infine, l'autore da riscoprire questa settimana, a grande richiesta dei lettori, è il poeta Giovanni Giudici, ricordato da Maurizio Cucchi.

Nelle pagine dedicate ai ragazzi, la vincitrice del premio Andersen Michelle Cuevas, in libreria (il 31 agosto) con uno splendido volume illustrato che ha per protagonista il nostro riflesso alla luce del sole, Smoot. Un'ombra ribelle (DeAgostini), ha scritto un racconto in esclusiva per Robinson. Dove spiega perché l'ombra è un simbolo di forza, leggerezza e magia. Prima che l'estate finisca, per chi non è riuscito a fare qualche immersione nelle profondità marine suggeriamo un bellissimo libro che con parole e immagini ci trasporta davvero - come dice anche il titolo - Giù nel blu (Nomos): l'autore è l'entomologo ed "econarratore" radiofonico Gianumberto Accinelli. Ma la grande particolarità di questo libro è che si sfoglia in verticale e al posto dei numeri delle pagine ha una scala metrica che indica la profondità raggiunta, dalla superficie ai 10.920 metri sotto l'acqua della Fossa delle Marianne, come ci racconta Ilaria Zaffino.

Nelle pagine dell'arte proponiamo la mostra di Alessandra Sanguinetti che per circa vent'anni, dal 2003, ha fotografato due "cugine geniali" argentine, Guille e Belinda, seguendole dall'infanzia alla maternità. Le sue immagini sono esposte a Cortona alla rassegna "On the move" e raccontano l'influenza del tempo su di noi, come ci dice Maurizio Fiorino. Mentre Carlo Alberto Bucci ha visto a Spoleto i 35 schizzi di Giuseppe Penone, esposti a Palazzo Collicola: un viaggio nel mondo verde e nello stile del maestro dell'Arte povera. Infine, con Cloe Piccoli facciamo un salto al Museo Pecci di Prato dove il duo Formafantasma ci dimostra come il design può fare rima con natura, sganciandosi dalla produzione di oggetti di consumo per concentrarsi su temi come l'ambiente e la sostenibilità.

Luca Valtorta, negli spettacoli, ha intervistato Juri Camisasca, l'artista che è stato più vicino a Franco Battiato e che a Robinson racconta gli aneddoti, il sodalizio musicale con l'amico scomparso e la comune ricerca interiore. "Ci siamo conosciuti al militare", racconta, "aveva i capelli alla Jimi Hendrix, un giubbino di pelo rosso, collane, occhiali da sole enormi, pantaloni attillatissimi e stivali di pitone. Il capitano disse: 'Ma quello chi è?'. Franco è sempre con me".

Infine, lo Straparlando di Antonio Gnoli di questa settimana è con Antonio Rezza: attore, regista ma anche scrittore. Ha appena finito uno strano progetto, un mazzo di carte che si chiama “Encefalon” da cui nascerà una mostra. Le sue provocazioni ricordano Carmelo Bene, a cui lui confessa “una volta feci da autista”. Buona lettura.