Alla ricerca del fantasma perduto
di Pablo Maurette , di pablo mauretteDue concetti di pari nobiltà si sono intrecciati attraverso i secoli dando forma al modo in cui pensiamo l'amore romantico in occidente da quasi due millenni e mezzo. Entrambi provengono dal Simposio di Platone. Il primo si trova nel discorso centrale del dialogo, quello di Socrate, che in realtà è un riassunto di tutto ciò che il filosofo imparò dalla misteriosa Diotima quando era giovane. Eros, scrive Platone, è uno slancio verso il regno dello spirito e delle idee. L'amore è tanto più vero, più bello e più buono quanto più si allontana dai corpi e si concentra nelle anime. Il luogo comune odierno secondo cui l'amore è autentico quando si dirige verso quello che non si vede, quello che rimane ad eternum, invece di fissarsi sul corpo mutabile e deperibile, è la versione semplificata di questa nozione. Il secondo concetto proviene dal discorso di Aristofane.
Nel curio…
Due concetti di pari nobiltà si sono intrecciati attraverso i secoli dando forma al modo in cui pensiamo l'amore romantico in occidente da quasi due millenni e mezzo. Entrambi provengono dal Simposio di Platone. Il primo si trova nel discorso centrale del dialogo, quello di Socrate, che in realtà è un riassunto di tutto ciò che il filosofo imparò dalla misteriosa Diotima quando era giovane. Eros, scrive Platone, è uno slancio verso il regno dello spirito e delle idee. L'amore è tanto più vero, più bello e più buono quanto più si allontana dai corpi e si concentra nelle anime. Il luogo comune odierno secondo cui l'amore è autentico quando si dirige verso quello che non si vede, quello che rimane ad eternum, invece di fissarsi sul corpo mutabile e deperibile, è la versione semplificata di questa nozione. Il secondo concetto proviene dal discorso di Aristofane.
Nel curioso mito che espone il commediografo, gli esseri umani originalmente erano doppi e sono stati tagliati in due da Zeus come castigo per la loro insolenza. Eros è dunque l'impulso che ci spinge a ritrovare la nostra parte amputata. Da qui nasce un altro cliché smielato, la figura della "dolce metà". Mentre nell'inconscio collettivo contemporaneo i due cliché coesistono armonicamente, gli antichi capivano il violento contrasto che c'era tra di essi. Aristofane parla di corpi, di prossimità e di tatto anziché di anime, di distanza e di vista sensibile e intelligibile, come Socrate.
Nell'ultimo romanzo di Alan Pauls, tradotto impeccabilmente da Maria Nicola, questi due luoghi comuni sull'amore si mettono in discussione e recuperano in parte il loro senso arcaico. La metà fantasma è la storia di un amore mediato dagli schermi. Il protagonista, Savoy, e la sua amata, Carla, sviluppano il loro rapporto via Skype. Quando non è davanti al computer, Savoy è in piscina dove trascina la sua erotomane esistenza avanti e indietro dentro lo schermo specchiato delle acque clorurate. Sia lui che Carla sono figure fantasmatiche in un mondo irrimediabilmente materiale e immanente dove la trascendenza non esiste più, neanche come utopia, neanche come promessa di oltretomba.
Di Savoy sappiamo poco. Vive in appartamenti in affitto non perché non si possa permettere di comprare, ma perché ama essere inquilino. Ama addirittura traslocare. Ama in ugual modo quello che Heidegger chiama das Gerede, la chiacchiera, la conversazione oziosa sugli argomenti più banali. È un nomade in senso stretto ma anche in materia di rapporti umani, un atleta dello spostamento permanente. L'eroe del romanzo di Pauls difatti porta avanti con piacere un'esistenza meticolosamente superficiale.
Come Ismaele all'inizio di Moby Dick, Savoy è alla ricerca di concretezza in un universo evanescente. Come quella d' Ismaele, la sua avventura comincia e finisce nelle acque. Col suo kit di nuoto (un regalo di Carla), si dà da fare ogni giorno. Il nuoto gli fa rinnovare il corpo ma anche tutti gli altri corpi, perché nell'uscire dalla piscina trova un mondo più nitido, "come se avesse un nuovo paio d'occhi". Abitante di un mondo governato dall'immagine, Savoy detesta il voyeurismo. Non vuole essere appena uno spettatore, ci dice Pauls; vuole essere nel mondo, interferirci, lasciarci una traccia sottile, fugace ma reale, tattile ed evidente. Si dedica pertanto a vagare continuamente marcando il territorio come una tigre siberiana. Oltre ad andare in piscina, visita appartamenti in affitto, oppure dedica le sue ore all'acquisto online dei prodotti più improbabili (una lampada girevole per bambini, un criceto imbalsamato) con l'unico scopo di andare a ritirarli di persona. I mercati online gli dimostrano che per tutto c'è qualcuno. "Perfino il bene o il servizio più stravagante ha il suo utente predestinato, la sua anima gemella".
In Carla, una professionista del nomadismo, Savoy trova la sua metà fantasma. Il loro rapporto tuttavia è destinato alla virtualità. Perfino durante il breve soggiorno di Carla a casa sua, a Buenos Aires, Savoy se la figura come un ologramma, oppure la percepisce come una "confusa macchia tremolante". E dopo che lei va via, il suo bisogno disperato di concretezza mentre tutto svanisce e si perde nel buco nero della cybersfera, lo spinge a cercare di recuperare il mondo in qualsiasi modo possibile, anche tramite la virtualità.
L'effetto è paradossale. Nel farlo, l'innamoramento gli si presenta come illusione ottica. Intanto, lui diventa più fantasmatico che mai. Su Skype, il suo stato di presenza è impostato su "invisibile", cioè sembra off-line ma è attivo. Quando va a Berlino a sorpresa per vederla, si dedica a pedinarla attraverso la città come un'ombra. Preso nel mezzo tra il fenomeno della scomparsa progressiva dei corpi e quello della mancanza assoluta di trascendenza, Savoy fa una fine assai inaspettata. In conversazione con lo scrittore César Aira qualche mese fa, Alan Pauls pone la seguente domanda: "Si può scrivere senza delle idee?". Brillante, accattivante e di una sconvolgente perspicuità, La metà fantasma ne contiene la risposta.
Il libro
Alan Pauls, La metà fantasma (Sur, traduzione Maria Nicola, pagg. 370, euro 18)