Guille e Belinda, le cugine geniali
di Maurizio Fiorino , di Maurizio FiorinoMolti, per via del suo nome, la scambiano per italiana. "So di deludere profondamente ma "ciao", a essere onesta, è tutto ciò che so dire nella vostra lingua" scherza. In realtà Alessandra Sanguinetti, fotografa, è nata a New York ma, a soli due anni, si è trasferita con la famiglia a Buenos Aires, dove è cresciuta e ha cominciato a scattare le sue prime fotografie. Alla fine, però, quando ha dovuto scegliere il posto in cui fermarsi, ha scelto le campagne della California dove tutt'oggi risiede con la sua famiglia. "C'è poco da fare, questa è la mia terra" confessa.
Qualche mese fa, subito dopo il Super Tuesday elettorale, Sanguinetti ha pubblicato su Instagram due immagini di Catalina, sua figlia. Nella prima istantanea, Catalina è poco più che una bambina: osserva, distratta, le proiezioni dei risultati delle elezioni del 2016, quelle che consegnarono il paese a …
Molti, per via del suo nome, la scambiano per italiana. "So di deludere profondamente ma "ciao", a essere onesta, è tutto ciò che so dire nella vostra lingua" scherza. In realtà Alessandra Sanguinetti, fotografa, è nata a New York ma, a soli due anni, si è trasferita con la famiglia a Buenos Aires, dove è cresciuta e ha cominciato a scattare le sue prime fotografie. Alla fine, però, quando ha dovuto scegliere il posto in cui fermarsi, ha scelto le campagne della California dove tutt'oggi risiede con la sua famiglia. "C'è poco da fare, questa è la mia terra" confessa.
Qualche mese fa, subito dopo il Super Tuesday elettorale, Sanguinetti ha pubblicato su Instagram due immagini di Catalina, sua figlia. Nella prima istantanea, Catalina è poco più che una bambina: osserva, distratta, le proiezioni dei risultati delle elezioni del 2016, quelle che consegnarono il paese a Trump. Nella seconda immagine, scattata quattro anni dopo, è diventata un'adolescente. Ha lo sguardo cupo, preoccupato. Basterebbero queste due fotografie, postate una dopo l'altra, per spiegare quel che è successo negli Stati Uniti negli ultimi cinque anni.
Quest'anno, Sanguinetti è una delle protagonista del Cortona On The Move, il festival di fotografia contemporanea che si svolge nella cittadina toscana fino al 3 ottobre, con la mostra An Everlasting Summer - The Adventures of Guille and Belinda. "Il mio intero percorso fotografico è incentrato sull'influenza che il tempo ha su di noi e su quanto, questo processo, controlli, plasmi, modifichi la nostra identità nel futuro" spiega. Non è un caso che il suo lavoro, a tratti, ricorda quello di Elena Ferrante con la sua tetralogia: nei panni di Lina e Lenù, però, ci sono Guille e Belinda, due cugine. E i rioni napoletani, qui, sono le campagne argentine. "La prima volta che ho visto Guille e Belinda lavoravo a un progetto fotografico sul mondo degli animali. Bazzicavo la loro fattoria finché, un giorno, mi sono accorta di queste due bambine che cercavano di attirare la mia attenzione in tutti i modi possibili" ricorda Sanguinetti. "Si vestivano da signore, si truccavano, facevano le vanitose davanti a me. Ma non mi importava fotografarle. O almeno, non in quel momento".
Qualche mese dopo, però, dopo un normale controllo clinico, la fotografa scopre di avere una malattia autoimmune. "Mi è crollato il mondo addosso. Credevo di essere invincibile invece ho scoperto di essere fragile, come tutti. All'improvviso, non saprei neanche dire come, ho messo da parte il progetto sugli animali e mi sono ritrovata a rotolarmi nel fango con queste due bambine, come se fosse la cosa più normale del mondo".
Era il 2003 e, da quel giorno, Sanguinetti non ha mai più smesso di fotografarle: in quasi vent'anni di lavoro ha documentato la loro infanzia fatta di travestimenti, giochi, spensieratezza; e poi la loro adolescenza attraversata da passioni, delusioni, amori e, infine, dall'essere diventate madri. Sono, le sue, immagini potenti, poetiche, scattate in un contesto che, a prima vista, sembra non voler contemplare nessuna forma d'amore. "Queste bambine, che adesso sono diventate piccole donne, fanno parte della mia vita. Sono come una famiglia allargata. Quello argentino è un entroterra difficile, in cui l'uomo continua a predominare in ogni decisione e le donne sono completamente ignorate, invisibili o sullo sfondo, relegate a ruoli marginali" spiega la fotografa.
Il primo libro che le ritraeva bambine è uscito nel 2010 e, nel corso degli anni, è diventato un oggetto di culto tale che la casa editrice, l'inglese Mack, dopo aver dato notizia che la storia delle cugine diventerà presto un film finanziato dal Sundance, lo ha appena ristampato e mandato nuovamente in libreria. Il secondo volume, invece, è stato pubblicato da pochi mesi e si intitola Le avventure di Guille e Belinda e l'enigmatico significato dei loro sogni. Il prossimo, seguendo questi ritmi, dovrebbe uscire nel 2030 e documenterà l'inizio della loro vita adulta. "Entrambe mi hanno sempre visto come una sorta di sorella maggiore, un po' nerd e pazzoide, anche perché la maggior parte delle donne della mia età, in quel contesto, fanno altro: portano avanti le fattorie e macellano animali, per esempio. Fanno il lavoro vero" scherza Sanguinetti che, nel corso della sua lunga carriera, ha fotografato, tra le altre cose, le proteste dei nativi americani del Dakota del Nord e l'infanzia violata in Palestina, pubblicando i suoi reportage sui quotidiani di mezzo mondo. Da anni è membro della prestigiosa agenzia Magnum e il suo lavoro le ha fruttato numerosi premi e borse di studio, inclusa l'ambitissima Guggenheim Fellowship.
Dopo l'uscita del primo libro, Guille e Belinda sono diventate improvvisamente celebri, almeno nella ristretta cerchia del mondo della documentary photography, quel genere di fotografia che mischia reportage, diario intimistico, documento storico. E il fatto che i loro visi facciano il giro dei musei sembra non dare noia a nessuna delle due. "Certo è che il mio approccio, nel corso del tempo, si è evoluto insieme a loro. Com'è giusto che sia. Quando hanno terminato gli studi, per esempio, sono diventate entrambe molto più schive. In quel momento ho capito che non potevo più giocare con loro e fotografarle come quando erano bambine" spiega Sanguinetti che, proprio di recente, ha scoperto dalle loro madri che tutti i ritagli di giornale e gli articoli che ha spedito alle due cugine nel corso degli ultimi dieci anni, sono gelosamente custoditi come reliquie.
"Non me l'avevano mai detto e, anzi, pensavo che in fondo non gliene importasse più di tanto. Poco tempo fa ho chiesto a tutte e due se c'era stato un momento della loro vita in cui avrebbero preferito che io non le fotografassi, o viceversa, ed entrambe hanno risposto che mi avrebbero voluta lì con loro il giorno del parto. Mi sono commossa. E pensare che all'inizio mi sentivo un po' folle, quasi in colpa, a perder tempo fotografando due bambine" conclude la fotografa. "Ma alla fine dei conti il dovere di ogni fotografo è quello di essere un po' folle, no?".