Il gioco dell'ombra
di Michelle Cuevas , di Michelle CuevasI miei libri suscitano spesso la stessa critica: "È troppo filosofico per dei bambini!". E, anche se l'accezione è negativa, lo considero sempre un bellissimo complimento. Ho notato che i libri per bambini che preferisco sono sempre filosofici: un universo in cui le riflessioni sulla nostra esistenza si mescolano ad animali parlanti, tè e pasticcini. La mia libreria è piena di libri per bambini, ormai consumati dall'uso, che sono in parte poesia, in parte filosofia, in parte un delicato equilibrio tra la leggerezza della luce e la profondità delle ombre.
"Ma dove trovi le idee per i tuoi libri?". È una domanda che viene fatta immancabilmente a ogni autore: è una musa ispiratrice che mi sussurra all'orecchio? Una forma di meditazione? Il risultato di giornate trascorse a fissare le pareti del mio ufficio? Probabilmente una combinazione di tutte queste cose. Credo, però, che ogni scrittore abbia un …
I miei libri suscitano spesso la stessa critica: "È troppo filosofico per dei bambini!". E, anche se l'accezione è negativa, lo considero sempre un bellissimo complimento. Ho notato che i libri per bambini che preferisco sono sempre filosofici: un universo in cui le riflessioni sulla nostra esistenza si mescolano ad animali parlanti, tè e pasticcini. La mia libreria è piena di libri per bambini, ormai consumati dall'uso, che sono in parte poesia, in parte filosofia, in parte un delicato equilibrio tra la leggerezza della luce e la profondità delle ombre.
"Ma dove trovi le idee per i tuoi libri?". È una domanda che viene fatta immancabilmente a ogni autore: è una musa ispiratrice che mi sussurra all'orecchio? Una forma di meditazione? Il risultato di giornate trascorse a fissare le pareti del mio ufficio? Probabilmente una combinazione di tutte queste cose. Credo, però, che ogni scrittore abbia un tema ricorrente, su cui torna costantemente durante tutto il suo percorso creativo. Questi temi sono in realtà domande: interrogativi che lo scrittore si pone probabilmente fin dall'infanzia. Domande sull'amore, sulla solitudine; su come dare un senso alle cose.
Questo interrogativo fondamentale, che appartiene a ogni scrittore, lo chiamo la "filosofia della storia". E la verità è che un autore può scrivere un numero infinito di libri su un certo argomento, ma non riuscirà mai a trovare del tutto la risposta.
Anch'io ho imparato a comprendere la mia "filosofia della storia": anche se ho dovuto scrivere molti libri, prima di riconoscere questo filo conduttore. Ho raccontato la storia di un amico immaginario che cerca di capire cosa significhi vedere ed essere visti davvero, quella di un uomo solo, che raccoglie messaggi in bottiglia trasportati dal mare e attraversa il mondo per consegnarli; ho scritto di una bambina che affronta il dolore per la perdita del padre gettando i suoi problemi in pasto a un buco nero, e di un bambino che è nato da un uovo e desidera tanto scoprire chi è e come si impara a volare.
A quanto pare, il mio interrogativo fondamentale come scrittrice è il seguente: come faccio a trovare la luce in mezzo a questa oscurità? In altre parole, i miei personaggi si pongono sempre la stessa domanda: come posso instaurare un legame? Che si tratti di un legame con se stessi, con gli altri, o con la profonda bellezza del nostro mondo, il tema è lo stesso.
Ho ricordi d'infanzia pieni di luce, ma anche altri pieni di tristezza. L'infanzia può essere solitaria. Gli altri bambini possono essere crudeli. Può essere tutto molto difficile. Il nostro interrogativo fondamentale risiede in questi ricordi, è un alter ego nascosto nell'ombra, alla ricerca continua della luce.
I temi della tristezza o della solitudine possono essere declinati anche nelle storie per i più piccoli, come quella di Smoot. Smoot è il tipo di persona che cambia forma come una nuvola. Ma è anche un catalizzatore d'ombra in una stanza luminosa. Il fatto è che è solo come un'isola deserta, ma è anche collegato come le noci di cocco e alla deriva come il cielo, come una scialuppa di salvataggio in un oceano di stelle.
Quello che voglio dire, è che Smoot è un'ombra. Un'ombra nel vero senso della parola.
L'idea iniziale mi è venuta di fronte alle ombre disegnate da alcune candele accese: ho pensato che forse dovevo scrivere un libro su un burattinaio di ombre, raccontare quel mondo. Cominciando a scrivere, però, mi sono resa conto che il personaggio più interessante non era il burattinaio, ma l'ombra stessa. Quali erano i suoi sogni più intimi? I suoi pensieri? Le sue idee?
Tutti abbiamo le nostre ombre e siamo affascinati dal loro significato più profondo. Un rapido sguardo alle altre storie sulle ombre - Peter Pan, in particolare - rivela che sentiamo di possederle, le avvertiamo come parte di noi, ma possono avere una vita propria. Può capitarci di perdere una parte essenziale di noi stessi e di dover faticare per ritrovarla. È ciò che succede anche a Smoot; si libera del suo umano e si avventura nel mondo.
Ho creato questa storia in un periodo in cui anch'io mi sentivo alla deriva - avevo perso un genitore e stavo soffrendo. È strano: quando affronti per la prima volta la morte di una persona cara, ti rendi conto all'improvviso che esistono tante emozioni universali, sconvolgenti e devastanti che devi ancora provare. Mi ha fatto venire in mente un libro che ho letto una volta, sulla musica dell'isola di Giava. Secondo un'importante e affascinante tradizione, nel mondo c'è una specie di musica dello spirito che risuona continuamente, seppure in silenzio. Quando si esibisce un'orchestra giavanese, rende percepibile il movimento di questa musica dello spirito, il suo suono infinito. Il dolore del lutto, per me, era qualcosa di molto simile: un'esperienza universale, ma anche vissuta dal singolo in quel particolare momento nella sua personale, straziante maniera.
Nella storia di Smoot, l'ombra fugge dal suo umano e fa tutte le cose folli e meravigliose che ha sempre sognato di fare. Allo stesso modo, anche se chiusa nel mio dolore, c'era una parte di me che avrebbe tanto voluto correre, ballare, cantare, essere felice. Come l'ombra in fuga, quella parte di me mi avrebbe poi guidato fuori dall'oscurità e riportato a me stessa. Le ombre sono ombre, in fondo, e hanno bisogno della luce per uscire.
Sogni, fantasmi, immaginazione e fantasie. Appartengono tutti al regno dell'oscurità. Il nostro lato in ombra ci chiede: cosa vuoi? Di cosa hai bisogno? Qual è la filosofia della tua storia?
Se fossi un'ombra in fuga, mi piacerebbe cambiare forma per un po': diventare l'ombra di un cavallo al galoppo, di un grattacielo, di una nuvola che attraversa la superficie della luna.
Quindi dimmi: qual è la domanda che ti sta facendo la tua ombra? E infine: qual è la tua risposta?
Traduzione di Valentina Zaffagnini
Il libro
Michelle Cuevas, Smoot Un’ombra ribelle (DeAgostini, traduzione Alessandro Ferrari. Illustrazioni
Sydney Smith, pagg. 48, euro 13,90. Età: 8+. Dal 31 agosto)