Non solo Morgana. Le regine del cuore di Dylan Dog
di Stefania Parmeggiani , di Stefania ParmeggianiLillie, un’irlandese cattolica e militante dell’Ira. Bree, una prostituta, anzi una libera professionista. Kim, la strega dell’Ovest che muore per rinascere senza poteri. Morgana, la madre irraggiungibile. E ancora Anna, Dora, Manila, Rowena… Sono le donne di Dylan Dog, le tante figure femminili che l’indagatore dell’incubo ha incontrato nei suoi primi trentacinque anni di vita. In Notte senza fine lo accusano di egoismo: temono di essere banali ricordi in un angolo della sua mente. È veramente così? Le autrici della serie, abituate ormai da anni a confrontarsi con la complessità di un mondo in cui il vero orrore è il conformismo, dicono di no. Non le ritengono personaggi secondari, semplici scintille di una storia. Anche quando compaiono in un solo albo, loro parlano di figure complesse, archetipi, specchi in cui riflettersi.
Paola Barbato, la prima autrice donna a entrare nel mondo di Dylan — esordì nel 1…
Lillie, un’irlandese cattolica e militante dell’Ira. Bree, una prostituta, anzi una libera professionista. Kim, la strega dell’Ovest che muore per rinascere senza poteri. Morgana, la madre irraggiungibile. E ancora Anna, Dora, Manila, Rowena… Sono le donne di Dylan Dog, le tante figure femminili che l’indagatore dell’incubo ha incontrato nei suoi primi trentacinque anni di vita. In Notte senza fine lo accusano di egoismo: temono di essere banali ricordi in un angolo della sua mente. È veramente così? Le autrici della serie, abituate ormai da anni a confrontarsi con la complessità di un mondo in cui il vero orrore è il conformismo, dicono di no. Non le ritengono personaggi secondari, semplici scintille di una storia. Anche quando compaiono in un solo albo, loro parlano di figure complesse, archetipi, specchi in cui riflettersi.
Paola Barbato, la prima autrice donna a entrare nel mondo di Dylan — esordì nel 1998 firmando l’albo di Groucho Il cavaliere di sventura — dice che hanno un valore simbolico. «Certo ci sono donne più importanti di altre, ma tutte rappresentano l’amore ideale e dunque impossibile in cui lui si ostina a credere». Pensarle non è facile. Ma d’altronde nell’universo di Dylan nulla è facile perché a differenza dei tanti eroi dei fumetti «lui è un uomo fallibile, fragile, che sbaglia, si pente e pone continui interrogativi».
Ha un carattere definito, scolpito nella pietra da Tiziano Sclavi, ma può essere scaraventato in qualunque luogo, anche in un parco di Londra dove le persone vengono inghiottite da una cortina spessa e densa che sembra nascere dai segreti più inconfessabili dell’anima come in Nebbia, l’albo numero 206 in cui Barbato decise di affrontare il più indicibile dei tabù: la pedofilia. «Non è un problema di temi — spiega — . Possiamo collocare Dylan in qualunque frangente, scaraventargli addosso qualunque cosa e ovviamente fargli incontrare qualunque donna». È stato così fin dall’inizio, fin dai primi magnifici albi che gli adolescenti del 1986 si ritrovarono tra le mani, scoprendo all’improvviso che quelle pagine parlavano delle loro stesse ansie e inquietudini.
«Io avevo 16 anni, d’estate lavoravo in gelateria e nei tempi morti leggevo». Barbato ricorda di essersi ritrovata tra le mani Goblin, una storia ormai leggendaria che parlava di vivisezione: «Ne rimasi traumatizzata, non avevo mai visto nulla di simile». Quando qualche anno più tardi mise piede nella redazione di Bonelli neanche si accorse che era un mondo maschile. «Eppure, fuori da quella porta, a molti sembrava impossibile che una donna scrivesse per una serie horror». Erano altri tempi. E poi la morte non è mai stata qualcosa di letterale. Non solo almeno. Sally (418) la protagonista femminile che Baraldi ha creato per il trittico in omaggio a Vasco Rossi, cammina per strada senza provare più nulla, convinta di essere morta perché senza emozioni.
Albachiara (419) svanisce perché inseguita insistentemente dagli sguardi degli altri. Spiega l’autrice Gabriella Contu: «Sono decenni che ci immaginiamo questa donna senza sapere nulla di lei. Io ho cercato l’incubo nel sogno». Quando Dylan la incontra il suo sguardo, come sempre accade, sarà differente. Il suo famoso quinto senso e mezzo. O la capacità di vedere ciò che ad altri sfugge. «Le figure femminili sono come uno specchio, rivelano tutte una parte della sua personalità». Contu, che nel 2019 ha infranto il soffitto di cristallo del fumetto seriale diventando la prima donna a firmare una sceneggiatura di Tex in settant’anni, dice che Dylan sulla parità è più avanti di molti suoi colleghi di carta. È femminista forse? «Se per femminismo intendiamo l’avere ben chiaro che donne e uomini dovrebbero avere le stesse opportunità, gli stessi diritti, lo stesso potere, allora sì, Dylan lo è. Un forte senso di giustizia fa parte del suo Dna da sempre».
«Lui crede in un mondo ideale — risponde un’altra sua appassionata autrice, Barbara Baraldi — lo insegue con tutte le sue forze così come insegue l’amore ideale». Scrivere una storia per lui significa anche lasciarsi condurre. Una danza a due che nel caso di Baraldi conduce spesso nei lati bui della psiche. «Quando ero ragazzina avevo scritto con lo smalto nero sui faretti della mia camera: “Le più grandi prigioni le costruiamo con le nostre paure”. Ero già vicino a Dylan». Quando esordisce nella serie, siamo nel 2015, ci regala come coprotagonista una pittrice che a causa di un incidente è costretta a cambiare mano per dipingere: con la destra ritraeva la vita, con la sinistra la morte. I demoni della mente allora, ma anche più recentemente per la trilogia del Blasco.
«Jenny è pazza» cantava il rocker emiliano. La Jenny di Baraldi è un’altra donna tormentata dai fantasmi. «Dylan la insegue nella prigione della depressione, la raggiunge per dirle che non è pazza, ma solo più viva degli altri». Questione di sfumature, quelle che Sclavi ha donato al suo personaggio fin dal primo albo e che la squadra che ne ha raccolto il testimone continua a indagare. «Non è questione di genere, ma di sensibilità. E d’altronde scrivere di paure è un modo per esorcizzarle». Iniziando proprio dall’amore. Baraldi cita Il lungo addio, l’albo in cui Marina Kimball, il primo amore di Dylan Dog, ammette: «Dire ti amo è una delle cose più spaventose della vita…».