2021 Odissea nella Nasa: quando l’America faceva propaganda con lo spazio
di Gabriele Di Donfrancesco , di Gabriele Di DonfrancescoLa storia dell'esplorazione spaziale l'hanno fatta anche gli illustratori, dando ai progetti di romanzieri e ingegneri un aspetto capace di appassionare il grande pubblico ancor prima dei registi. La chiamavano "propaganda spaziale". Quel che è certo è che gli americani dal '52 al '54 mangiarono pane e astronavi. Sull'allora celebre rivista a colori Collier's pittori come Chelsey Bonestell (che disegnò la prima stazione spaziale circolare), Rolf Klep e Fred Freeman (specializzati negli spaccati degli interni di razzi e colonie) presentarono a milioni di lettori affreschi di futuri prossimi - e avrebbero continuato a farlo con le copertine dei romanzi di fantascienza. Persino Boeing realizzò pubblicità in cui si vedeva esplorare nuovi mondi. Queste immagini ispirarono la Nasa, nata qualche anno dopo, nel '57, e la accompagnarono fino all'allunaggio. Nei decenni seguenti l'agenzia spaziale imparerà l…
La storia dell'esplorazione spaziale l'hanno fatta anche gli illustratori, dando ai progetti di romanzieri e ingegneri un aspetto capace di appassionare il grande pubblico ancor prima dei registi. La chiamavano "propaganda spaziale". Quel che è certo è che gli americani dal '52 al '54 mangiarono pane e astronavi. Sull'allora celebre rivista a colori Collier's pittori come Chelsey Bonestell (che disegnò la prima stazione spaziale circolare), Rolf Klep e Fred Freeman (specializzati negli spaccati degli interni di razzi e colonie) presentarono a milioni di lettori affreschi di futuri prossimi - e avrebbero continuato a farlo con le copertine dei romanzi di fantascienza. Persino Boeing realizzò pubblicità in cui si vedeva esplorare nuovi mondi. Queste immagini ispirarono la Nasa, nata qualche anno dopo, nel '57, e la accompagnarono fino all'allunaggio. Nei decenni seguenti l'agenzia spaziale imparerà l'importanza dell'illustrazione, commissionando a sua volta centinaia di opere, a volte persino cronache post-missione da esporre all'ingresso - come l'allunaggio di Robert McCall (1970); l'incontro tra le navicelle russa e americana di Davis Meltzer (accadde nel '75) o ancora il volto dell'astronauta dello shuttle Discovery, William Fisher, catturato in orbita da Pamela Lee (1988). Era, insomma, davvero fare lobbying con la meraviglia.
Il giornalista e divulgatore Piers Bizony, classe '59, ha frugato negli archivi e radunato decine di opere nel volume L'arte della Nasa (Ippocampo): una storia illustrata dell'esplorazione spaziale, che è stata o che avrebbe potuto essere. Oggi tutto si fa con le dirette social di compagnie private come SpaceX, Blue Origin e Virgin Galactic (ciascuna col proprio miliardario al comando), ma le immagini live di questo turismo spaziale non emozionano più. "Il grande pubblico non si sente incluso - ci dice Bizony - Solo Elon Musk sta facendo qualcosa che potrebbe portarci tutti nello spazio con la Nasa. Il resto è visto come un club per gente ricca".
È incredibile che tutto inizi negli anni Cinquanta con una serie di articoli illustrati.
"Hanno permesso ai lettori di sognare che queste cose erano possibili. La maggior parte dei giovani del Controllo missione alla Nasa, durante l'allunaggio dell'Apollo, era cresciuto con questi racconti. Non c'è dubbio che la fantascienza finisca per dare davvero forma al futuro".
È una coincidenza che l'età d'oro di quest'arte corrisponda agli anni di quella del fumetto?
"Le riviste interamente a colori e i supplementi dei giornali erano una novità negli anni Sessanta, perciò c'era molto spazio per le illustrazioni e le pubblicità della Nasa. Molto del suo personale era dedicato a rifornire i quotidiani con immagini e informazioni. Oggi c'è Internet".
Quali sono stati gli illustratori più importanti?
"Senza dubbio Robert McCall, che fu anche l'autore del poster di 2001: Odissea nello spazio (il cult di Stanley Kubrick, ndr). È stato il re dell'illustrazione aerospaziale. Ha creato opere giganti per il National Air and Space Museum".
Dopo l'allunaggio i disegni sul futuro si fanno sempre più visionari, come le colonie orbitanti di Rick Giudice che hanno ispirato il film "Interstellar". Poi più nulla. Che è successo?
"Gli anni Settanta hanno visto la crisi petrolifera, l'avvento di quella climatica, la sconfitta del Vietnam, lo scandalo Nixon e la fine dell'idea che il governo potesse costruire per noi un futuro migliore. E poi lo space shuttle - il primo venne battezzato Enterprise in onore della serie Star Trek - non si rivelò così facile ed economico da far volare".
Arriva poi il momento delle stazioni orbitanti.
"Le agenzie spaziali le adorano perché sono relativamente facili da costruire e da lanciare, ma il grande pubblico le trova noiose perché non vanno da nessuna parte e non lo biasimo: fanno sbadigliare anche me".
E ora la Nasa predilige i rendering ai disegni.
"La grafica digitale può essere ben fatta, ma lo stile foto-realistico sembra tutto uguale: è un peccato. Credo che la Nasa non voglia spendere".
Abbiamo parlato di immagini. E i romanzi?
"Qualsiasi cosa scritta da Arthur C. Clarke ha avuto un'influenza simile".
Foto principale. Robert McCall ritrae la prima uscita nello spazio di un americano, Edward White, 1965. Su questo fronte gli Usa erano stati battuti mesi prima proprio dal sovietico Alexei Leonov. Credit: NASA/McCall Studios