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Netflix, rivoluzione Squid Game

Un fotogramma della serie tv sudcoreana Squid Game in onda su Netflix 
Il survival thriller più amato in 90 Paesi racconta la lotta all’ultimo sangue tra ricchi e poveri. Dopo il super premiato “Parasite” un altro prodotto sudcoreano sta conquistando il pubblico globale. Ecco perché Seul è capace di parlare al mondo
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Attenzione questo articolo contiene SPOILER

La musica K-pop e la serie tv K-drama sudcoreane si stanno imponendo nel mondo da più di dieci anni. Dopo l'Oscar vinto dal film Parasite, ecco che la serie tv sudcoreana splatter Squid Game sta per conquistare il primato mondiale come la serie più vista nella storia della Netflix, proprio grazie al suo fascino globale. Intanto, l'Oxford English Dictionary, bastione della lingua più parlata al mondo, include 26 parole coreane nella nuova edizione.

Come mai la Corea interpreta in maniera più universale delle altre nazioni lo spirito del nostro tempo, producendo arte e cultura che influenzano il resto del mondo? La risposta a questa domanda può far capire molte cose sulla contemporaneità. Prendiamo Squid Game, girato dopo dieci anni di rifiuti dai produttori, prima d'esplodere senza neanche il bisogno di lanci pubblicitari. Questo survival thriller è al n.1 come serie più vi…

Attenzione questo articolo contiene SPOILER

La musica K-pop e la serie tv K-drama sudcoreane si stanno imponendo nel mondo da più di dieci anni. Dopo l'Oscar vinto dal film Parasite, ecco che la serie tv sudcoreana splatter Squid Game sta per conquistare il primato mondiale come la serie più vista nella storia della Netflix, proprio grazie al suo fascino globale. Intanto, l'Oxford English Dictionary, bastione della lingua più parlata al mondo, include 26 parole coreane nella nuova edizione.

Come mai la Corea interpreta in maniera più universale delle altre nazioni lo spirito del nostro tempo, producendo arte e cultura che influenzano il resto del mondo? La risposta a questa domanda può far capire molte cose sulla contemporaneità. Prendiamo Squid Game, girato dopo dieci anni di rifiuti dai produttori, prima d'esplodere senza neanche il bisogno di lanci pubblicitari. Questo survival thriller è al n.1 come serie più vista in 90 Paesi, ha fatto impennare del 5,2% le azioni di Netflix e se continua a crescere in visualizzazioni al ritmo attuale, a breve sarà la serie tv originale di maggior successo nella storia della piattaforma streaming.

Narra la storia di 456 diseredati raccolti tra i quartieri poveri della Corea e intruppati in un'isola segreta dove devono sfidarsi in un gioco iper-competitivo che renderà milionario il vincitore. Ciò che questo branco di indebitati fino al collo non sanno è che verranno uccisi quasi tutti nella gara, ammazzati dalle regole del gioco stesso oppure gli uni con gli altri. Quindi, una volta dimezzati da un primo gioco crudele, votano per uscire dal game show. Ma gran parte dei partecipanti, una volta reintegrati nelle loro quotidianità senza speranze, decidono di tornare sull'isola per affrontare altre prove disumanizzanti. Già qui il primo messaggio è che la vita di tante persone in difficoltà economica costringe a scelte di auto-immolazione, come accade a tanti che rischiano di morire sul lavoro.

Un fotogramma della serie tv sudcoreana Squid Game, al primo posto per gradimento in 90 Paesi 

Il gioco viene finanziato da anonimi super-miliardari. Un cinese, un americano, un russo, un inglese e un francese. Sono quelli dell'1%, i "one-per-centers" la cui etica è essenzialmente egoista. Ciò fa credere loro che tutti gli esseri umani siano altrettanto spietati e che sia quindi ammissibile questo comportamento. Gli stessi carcerieri, nascosti sotto cappucci rossi e dietro maschere anonime recanti solo un simbolo per indicare la gerarchia, sono poveracci indebitati che organizzano un traffico clandestino di organi vitali estratti dalle vittime morenti, con la complicità di un chirurgo pescato tra i giocatori. In una scena rivelatrice, uno dei carcerieri si toglie la maschera e dice al medico "siamo tutti uguali, siamo tutti nella stessa situazione": questi poveri resi brutali dalla società, come nei migliori film di Luis Buñuel, sono solo pedine per i super-miliardari che nascondono la loro identità dietro maschere animalesche ricoperte da un mosaico d'oro, mentre spiano il massacro per il proprio criminale godimento.

Naturalmente, SPOILER, vincerà il giocatore più buono, quello che aiuta l'anziano, che vuole salvare l'amico d'infanzia oppure la giovane madre single scappata dalla Corea del nord. Il bene vince, ma a carissimo prezzo in un contesto terrificante che assomiglia fin troppo alla realtà.

"Per il pubblico contemporaneo, la crescente spaccatura tra ricchi e poveri si è rivelata molto puntuale. Squid Game è una storia che racconta più l'homo economicus che non l'homo sapiens", spiega Sung-ae Lee, docente di cinema coreano alla Macquarie University. "Questi personaggi pensano solo ai soldi. E noi viviamo in un'era in cui la gente segue l'ideologia neoliberale senza esserne consapevole, per questo il pubblico di tutto il mondo si riconosce in questa storia". Secondo il professor Hye-Kyng Lee del King's College di Londra: "I produttori di cultura coreani hanno una mentalità globale. I loro personaggi non hanno un futuro e faticano a sopravvivere. Propongono una critica delle condizioni socio-economiche di una società in cui molte persone oggi possono riconoscersi".

Ecco spiegato il perché del subitaneo successo planetario del racconto di questa battaglia tra egoismo e altruismo sotto forma di giochi da cortile per bambini in versione sadica. Ma perché proprio in Corea del sud si forma questa visione pessimistica e universale di una realtà di diseguaglianze potenti e violenze orribili? La storia documenta anni di cruenta colonizzazione giapponese seguita dalla lunga guerra coreana, poi quarant'anni di dittatura, e infine la mazzata di una crisi finanziaria: una serie di eventi che lasciano cicatrici profonde, scavando differenze socio-economiche capaci di dilaniare la rete sociale, complice la mancanza di una seria regolamentazione della struttura finanziaria che ha aumentato il precariato. Suona familiare? Per questo la Corea del sud si presenta, oggi, come un modello adatto a interpretare il resto del mondo, proprio per l'acuirsi delle diseguaglianze che spiega il successo delle sue storie presso il pubblico globale.

E qui c'è da registrare anche un cambiamento importante nel racconto culturale. Mentre prima erano le scelte del pubblico americano a influenzare il resto del mondo, oggi su una piattaforma internazionale come Netflix ha sempre più peso il pubblico asiatico e globale. Quindi un racconto cinematografico da record, seppur in formato seriale, oggi deve parlare anche a questo pubblico, mentre l'audience occidentale non fa più fatica, dopo anni di Gangam Style la hit del rapper Psy, e della popolarità del K-pop e delle serie tv coreane, a riconoscersi in una narrazione con protagonisti asiatici.

Un tempo il grande cinema veniva in aiuto per interpretare i cambiamenti storici e sociali. Oggi lo fanno molto meglio le serie tv, incentrate più sui personaggi che non sugli aspetti artistici del mezzo audiovisivo, e che le fanno somigliare più ai romanzi che al cinema. Ecco spiegato il successo planetario di Squid Game: racconto di personaggi disperati, indebitati, intrappolati in un sistema in crisi, pronti ad ammazzarsi gli uni con gli altri in questo game show crudele che sembrerebbe essere la vita. Ma, poi, a vincere davvero, è solo chi resta umano. Per una sorta di divina provvidenza, questo ci dice in verità Squid Game regalando una speranza, sarà solo chi è buono a vincere davvero. E forse, nella prevedibile seconda serie, sarà proprio chi resta umano a far saltare in aria questo sistema disumanizzante.