I tempi nuovi della notizia
di Rosa Maria Di Natale , di Rosa Maria Di NataleC'è un giovinetto dalle ali ai piedi e sulla schiena che corre senza sosta da circa duemila e quattrocento anni e ancora oggi non passa inosservato. Gli antichi greci lo chiamavano Kairós per distinguerlo da Chronos, perché mentre quest’ultimo rappresentava il tempo inteso come lo scorrere dei minuti, Kairós personificava la qualità del tempo. Non l’accumulo di azioni, ma il tempo opportuno per coglierle.
Quattrocento anni prima di Cristo, lo scultore Lisippo lo ritrasse con un enorme ciuffo di capelli ondulati ricadenti sul volto ma con il cranio posteriore rasato; in questo modo sarebbe stato impossibile afferrarlo da dietro nel caso qualcuno si fosse ostinato a inseguirlo, al contrario, sarebbe stato facile tirarlo a sé avendo la furbizia di corrergli incontro. Gli appassionati d’arte possono incontrare Kairós ancora oggi al Palazzo Vecchio di Firenze, affrescato nel Cinquecento da Francesco Salviati che saggiam…
C'è un giovinetto dalle ali ai piedi e sulla schiena che corre senza sosta da circa duemila e quattrocento anni e ancora oggi non passa inosservato. Gli antichi greci lo chiamavano Kairós per distinguerlo da Chronos, perché mentre quest’ultimo rappresentava il tempo inteso come lo scorrere dei minuti, Kairós personificava la qualità del tempo. Non l’accumulo di azioni, ma il tempo opportuno per coglierle.
Quattrocento anni prima di Cristo, lo scultore Lisippo lo ritrasse con un enorme ciuffo di capelli ondulati ricadenti sul volto ma con il cranio posteriore rasato; in questo modo sarebbe stato impossibile afferrarlo da dietro nel caso qualcuno si fosse ostinato a inseguirlo, al contrario, sarebbe stato facile tirarlo a sé avendo la furbizia di corrergli incontro. Gli appassionati d’arte possono incontrare Kairós ancora oggi al Palazzo Vecchio di Firenze, affrescato nel Cinquecento da Francesco Salviati che saggiamente lo aveva chiamato Il tempo opportuno.
Gli antichi sapevano che esiste un tempo per ogni cosa, poi abbiamo impiegato secoli a dimenticare che forse conviene guardare al tempo in modo non univoco, non per forza lineare.
Il digitale ha dettato la rivoluzione con link e ipertesti, con i contenuti on demand, ma soprattutto ci ha offerto nuovi modelli (misurazioni, parole chiave, SEO, posizionamenti nei motori di ricerca e altri strumenti ai quali non eravamo abituati) per tornare alla qualità del tempo. Tutto questo vale anche per l’informazione, per chi la fa e per chi la fruisce.
Corriamo invece, senza la leggiadria degli dei, elemosinando sempre più il tempo per le storie della realtà. Sappiamo che la lettura o la visione delle news sullo schermo di uno smartphone oggi dura il tempo di una corsa in metro. Quando più di un decennio anni fa si prospettò la possibilità di leggere libri e giornali sui cellulari, pensavamo che si trattasse di fantascienza o di stranezze per soli giapponesi drogati di lavoro; molti giornali e giornalisti pensavano che non avremmo mai abdicato ai tempi preordinati dei tg e dei palinsesti, alle edicole mattiniere, alla sveglia del giornale radio. Eppure stava già accadendo. Con fatica le aziende editoriali hanno adattato l’aspetto delle notizie ai nostri telefoni e ciò è avvenuto mentre gli schermi diventavano più piccoli del palmo di una mano.
Mentre si correva, cadendo spesso e qualche volta facendosi male, ci si è ostinati a rincorrere il tempo da dietro, senza poterlo afferrare, come accade con quel discolo di Kairós. Forse il trucco era invece cercare di anticipare le sue mosse, affrontarlo di petto e magari trascinarlo dove si vuole tirandolo per il ciuffo.
Un esempio attualissimo? Da pochi anni le redazioni di molti quotidiani scommettono sui podcast. I successi arrivano con le audio rassegne del mattino che orientano gli ascoltatori nella giornata, con le audio inchieste, con reportage narrativi e tanto altro.
Nel rapporto tra i podcast e il giornalismo c’è chi vede nei primi una importante opportunità per risolvere la crisi dei giornali e chi li riduce a nipotini millennials del più classico giornalismo radiofonico. Possono aiutarci i dati Nielsen 2020 dai quali scopriamo che l’ascolto di podcast conta 1,8 milioni di ascoltatori in più rispetto all’anno precedente, che in media vengono ascoltati 4 volte al mese per 25 minuti, che il 6% ascolta i podcast tutti i giorni e si tratta di giovani adulti utilizzatori di internet, soprattutto – sorpresa – nell’ambiente domestico più che in viaggio. I giovani ascoltano i podcast in italiano e inglese e i temi preferiti sono la musica e l’attualità. Altro aspetto degno di nota: i contenuti originali sono molto più ascoltati di quelli radiofonici nella fascia tra i 18 e i 24 anni.
Al Glocal di Varese, il Festival di giornalismo digitale, quest’anno il team spegne le prime dieci candeline. Da dieci anni qui si parla di futuro, certo, ma in verità sin dalla prima edizione si è parlato del presente, ossia del giornalismo digitale che già da allora era in corso ma che tanti vedevano come un qualcosa che doveva ancora accadere e comunque “altro” dalla gloria delle vere redazioni.
Quest’anno il festival Glocal è dedicato proprio al tempo, quello che il lettore investe per informarsi, quello dello slow journalism di cui si sente bisogno, ma anche del tempo che ci chiede di ragionare di intelligenza artificiale e dunque di quali istruzioni daremo ai robot per quel futuro che è già presente quando interroghiamo Alexa per sapere se pioverà oppure no. Tra retroguardia e avanguardia (quest’ultima distinzione è del direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford, Rasmus Kleis Nielsen) negli ultimi 20 anni i giornalisti hanno riflettuto sul futuro dell’informazione attraversando fasi drammatiche.
C’è una guerra in atto e i motivi per cui combatterla – sopravvivere a un nuovo mercato, trovare modelli di business che funzionino, riconquistare i lettori, ottenere profitto dal giornalismo online – si sono moltiplicati. Kairós intanto corre ancora e noi tutti con lui. Siamo ancora in tempo ad acchiapparlo per il ciuffo prima che ci scappi di nuovo.
Il festival. Torna a Varese il Festival Glocal, festa del giornalismo digitale che guarda al futuro, giunto alla decima edizione. Info su www.festivalglocal.it