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Grazie, Elena Ferrante per la scena alla Dickens

Lila e Lenù, le giovani protagoniste nella serie tv L'amica geniale dalla tetralogia di Elena Ferrante 
Tutta la tetralogia della scrittrice è condensata in una sola immagine. Ma la questione è più complicata: chi è l’amica geniale? Il commento di Francesco Piccolo
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Ci sono molti motivi e molti esempi per definire la grandezza di Elena Ferrante - e nessuno di essi ha a che fare con la sua invisibilità. La sua ossessione monolitica per la letteratura, per la scrittura, dopo tanti anni dalla lettera all'editore in cui dichiara il proposito dell'invisibilità in nome della vita che i libri debbano percorrere autonomamente da chi li scrive, si è compiuta. L'importante non è essere o no d'accordo con una scelta libera; l'importante è che la Ferrante abbia tenuto fede con passione e ostinazione a quella scelta, in nome dell'amore per la narrazione che l'ha portata a diventare una scrittrice tra le più importanti del mondo letterario contemporaneo.

I motivi e gli esempi sono molti. Penso che potrei trarre da ogni suo singolo libro, compreso La frantumaglia e comprese queste lezioni, decine di esempi di talento narrativo inimitabile. Ma quello che interessa di più è la si…

Ci sono molti motivi e molti esempi per definire la grandezza di Elena Ferrante - e nessuno di essi ha a che fare con la sua invisibilità. La sua ossessione monolitica per la letteratura, per la scrittura, dopo tanti anni dalla lettera all'editore in cui dichiara il proposito dell'invisibilità in nome della vita che i libri debbano percorrere autonomamente da chi li scrive, si è compiuta. L'importante non è essere o no d'accordo con una scelta libera; l'importante è che la Ferrante abbia tenuto fede con passione e ostinazione a quella scelta, in nome dell'amore per la narrazione che l'ha portata a diventare una scrittrice tra le più importanti del mondo letterario contemporaneo.

I motivi e gli esempi sono molti. Penso che potrei trarre da ogni suo singolo libro, compreso La frantumaglia e comprese queste lezioni, decine di esempi di talento narrativo inimitabile. Ma quello che interessa di più è la sintassi e la distanza dallo stereotipo melodrammatico meridionale, riuscendo allo stesso tempo a creare il melodramma popolare più evidente, dopo La storia di Elsa Morante. Ci riesce perché condensa la sua epica narrativa in una combinazione di dolore e durezza. I suoi personaggi soffrono ma mostrano sempre di non soffrire - così come Ida e Useppe della Morante soffrono mostrando di non soffrire. Dev'essere questa, quindi, la combinazione giusta tra la narrazione popolare e la qualità letteraria. Se bisogna fare il nome di un autore a cui richiamarsi per questa formula narrativa, allora è Dickens.

E quindi eccola una scena dickensiana esemplare: nella prima parte del primo volume dell'Amica geniale, Lenù è completamente soggiogata da una compagna di scuola, Lila. Tutti ne sono affascinati e intimoriti, Lila ha scelto Lenù come amica per conquistare il mondo, e un giorno la convince a marinare la scuola, inventando una scusa per andare a vedere il mare. Loro vivono in un rione di Napoli poverissimo, e il mare non lo hanno mai visto. Ma soprattutto Lila continuamente vuole oltrepassare i confini, e trascina l'amica più timida e impaurita a imprese proibitive (come andare a suonare alla porta del terribile don Achille per farsi ridare le bambole). Fanno finta di uscire per andare a scuola, nascondono i grembiuli dietro una montagnola, e per la prima volta nella loro vita attraversano il tunnel per guardare il mondo lì fuori. Percorrono lo stradone lunghissimo per andare fino in fondo, lì dove sanno ci sarà il mare. Lila avanti, sicura e arrogante; Lenù dietro, indecisa e impaurita.

Poi comincia a piovere. E piove sempre di più. Un temporale. Se guardano avanti, il mare non si vede. Se si voltano indietro, il tunnel non c'è più. Sono in mezzo a un nulla che non conoscono.

E a quel punto avviene qualcosa di sorprendente. Lila dice, inaspettatamente: voglio tornare indietro. E Lenù risponde, inaspettatamente: ormai siamo qui, arriviamo al mare.

Le parti si invertono: Lenù vuole proseguire, Lila vuole tornare. E adesso, essendo la più forte, sotto la pioggia si volta e torna indietro. E l'amica, rassegnata, la segue. E quello che accadrà dopo, e ancora per molte e molte pagine, e per molti anni della loro esistenza, è che le gerarchie rimarranno intatte: Lila guida, Lenù segue. Ma quello che è successo in quel momento, quando Lila vuole tornare e Lenù vuole arrivare fino al mare, è il destino che le aspetta.

E infatti Lenù andrà via dal rione e diventerà la scrittrice che Lila proponeva a tutt'e due di diventare; e Lila resterà per sempre nel rione. Tutta la tetralogia dell'Amica geniale è condensata in una sola scena palesemente dickensiana. Ma la questione è più complicata: chi è l'amica geniale?

Se Lila non avesse spinto in avanti la vita di Lenù, se non avesse voluto scrivere o andare a vedere il mare, come avrebbe fatto Lenù a capire di voler andare via e realizzare sé stessa fuori dal rione? Nel momento in cui Lila dice di voler tornare indietro, c'è la testimonianza della sua necessità: è lei che ha trascinato Lenù in mezzo al nulla, lì dove Lenù ha potuto capire di voler arrivare fino al mare, visto che siamo arrivate fino a qui.