Chanda Prescod-Weinstein, il cosmo è donna
di Anna Lombardi , di Anna Lombardi"Come nacquero cielo e terra, la materia dei miei studi, cioè, è la domanda che ogni cultura si pone da sempre. Come scienziata sono convinta che tutti debbano conoscere i segreti dell'universo. Dobbiamo comunicare le nostre scoperte in modo semplice perché capire ci aiuta a collocare la nostra umanità e la Terra che abitiamo in una prospettiva più ampia".
Chanda Prescod-Weinstein, 38 anni, s'illumina mentre alle 7.30 del mattino, già in cattedra nella sua aula di Fisica all'Università del New Hampshire, ti parla via zoom dei suoi studi su Buchi Neri e Materia Oscura. Ma anche - lei queer e agender dichiarata - degli Studi di Genere compiuti parallelamente. Figlia dell'attivista afroamericana Margaret Prescod e nipote della femminista Selma James, è anche lei da sempre impegnata a cambiare le cose. E infatti nel suo The Disordered Cosmos: A Journey into Dark Matter, Spacetime, and Dreams Deferred pubbli…
"Come nacquero cielo e terra, la materia dei miei studi, cioè, è la domanda che ogni cultura si pone da sempre. Come scienziata sono convinta che tutti debbano conoscere i segreti dell'universo. Dobbiamo comunicare le nostre scoperte in modo semplice perché capire ci aiuta a collocare la nostra umanità e la Terra che abitiamo in una prospettiva più ampia".
Chanda Prescod-Weinstein, 38 anni, s'illumina mentre alle 7.30 del mattino, già in cattedra nella sua aula di Fisica all'Università del New Hampshire, ti parla via zoom dei suoi studi su Buchi Neri e Materia Oscura. Ma anche - lei queer e agender dichiarata - degli Studi di Genere compiuti parallelamente. Figlia dell'attivista afroamericana Margaret Prescod e nipote della femminista Selma James, è anche lei da sempre impegnata a cambiare le cose. E infatti nel suo The Disordered Cosmos: A Journey into Dark Matter, Spacetime, and Dreams Deferred pubblicato a marzo, oltre a parlare di Spazio e Tempo, affronta razzismo e misoginia nel suo ambiente. Temi che il 22 novembre affronterà (virtualmente) al Festival delle Scienze di Roma.
Decise di studiare fisica a 10 anni. Come andò?
"Mi portarono a vedere Breve storia del Tempo, il documentario su Stephen Hawking. Non volevo andarci, invece mi affascinò. Già amavo la matematica e l'idea di usarla per descrivere l'universo mi sembrò geniale. E poi i miei genitori non avevano soldi: essere pagata per pensare mi sembrò un buon lavoro".
Come spiega ai profani in cosa consistono i suoi studi?
"La versione breve è che rifletto sull'origine e l'evoluzione dello Spazio-Tempo, cercando di farmi un'idea sul come è nato l'universo. Non è intuitivo: la fisica è un modo di vedere il mondo che rivela una realtà diversa di quella di cui facciamo esperienza nel quotidiano".
Cosa racconterà al Festival delle Scienze?
"Voglio spiegare al pubblico che ciò che chiamiamo "materia oscura" non ha colore. E ciò che vediamo coi nostri occhi - noi stessi, le stelle, i pianeti - non rappresenta interamente l'universo perché non focalizziamo l'energia. Ancora non la comprendiamo né sappiamo come interagirci, ma ci offre nuove intuizioni. Comprendere è importante. Ci fa sentire parte di qualcosa di più ampio, dove tutto è connesso. Penso al global warming. Sono sempre esistite culture che veneravano la Terra e si consideravano parte di un ecosistema più grande. Eppure noi ci stiamo arrivando solo ora, coi grandi del mondo a cercare soluzioni a Glasgow forse troppo tardi".
"Nature" l'ha indicata fra i 10 studiosi che nel 2020 hanno rivoluzionato le scienze proprio grazie alla sua visione innovativa...
"Incoraggio studenti e colleghi a pensare coraggiosamente. La matematica non basta: oltre ai modelli serve, appunto, una visione. Purtroppo rompere le regole non è facile. A scuola ci insegnano a porci domande pensando solo a risposte giuste o sbagliate. Non ci educano a sfidare le regole".
È difficile pensare liberamente?
"Devi sentirti a tuo agio nell'idea di sbagliare e sentirti stupido. È una questione psicologica, devi avere fede in te. Ma anche pratica. Personalmente ho così tanto da fare che devo blindare certe ore della mia giornata, solo per riflettere. Questa settimana ho tre ore giovedì. Nessun impegno, anche se i miei collaboratori si arrabbiano. Tutti dovremmo garantircele: ma è dura darsi il permesso da soli".
Sul sito che porta il suo nome lei si presenta come fisica teorica e studiosa di femminismo. Cosa hanno in comune i due campi e come li concilia?
"Sono affascinata da tutte le idee che ci permettono di fare un passo in avanti. In questo ambiente ho visto e subito razzismo e misoginia. Così, oltre a interrogarmi sui meccanismi della fisica, ho cominciato a farmi domande su quelli sociali. Il pensiero teorico, nella scienza come nella società, è la chiave: solo offrendo un giusto vocabolario si permette alle persone di comprendere l'ambiente in cui si muovono e a riconoscere ciò che subiscono".
Ha scritto: "Battersi per l'uguaglianza nel mondo accademico non è solo un'esperienza arricchente. È un modo di fare scienza".
"Superare i pregiudizi vuol dire permette a gente con background differenti di avvicinarsi agli studi scientifici. E la diversità porta nuove idee, nuova comprensione. Quando parlo agli studenti o al pubblico penso sempre a chi si è sentito dire "la scienza non fa per te", soprattutto le donne: è un problema concreto in Italia come in America".
Lei si batte anche contro il razzismo. Dopo la morte di George Floyd ha organizzato uno "sciopero degli scienziati per la vita dei neri"...
"Volevamo esprimere solidarietà ai manifestanti e riflettere su come contrastare il razzismo nelle istituzioni scientifiche, dove gli studiosi di colore sono sottorappresentati e il numero di donne nere è in declino rispetto ad alcuni anni fa. Una tendenza da cambiare proprio per il bene della Scienza".