Miguel Vila e Martina Sarritzu, altri libertini
di Gabriele Di Donfrancesco , di Gabriele Di DonfrancescoQual è uno dei fattori più importanti che avvicina le nuove generazioni al fumetto in Italia e non solo? Probabilmente la sua capacità di esplorare le pieghe dell'identità sessuale. Così Miguel Vila, classe '93, miglior artista esordiente ai Lucca Comics Award di quest'anno, gli Oscar del graphic novel, con una storia, Padovaland, indaga nelle complessità della sessualità, non temendo di parlare di impotenza ma anche del bigottismo e dell'ipocrisia in una provincia veneta appiattita come un immenso centro commerciale. E lo fa ancor meglio con il nuovo Fiordilatte, dove un ragazzo e una giovane madre mandano all'aria la propria vita per una fissazione erotica. E poi c'è Martina Sarritzu, '92, una delle cinque autrici di A.M.A.R.E., premiata a Lucca come miglior raccolta (con lei: Amanda Vähämäki, Alice Socal, Roberta Scomparsa, Eliana Albertini). Nel suo racconto, Un passo indietro, sulla…
Qual è uno dei fattori più importanti che avvicina le nuove generazioni al fumetto in Italia e non solo? Probabilmente la sua capacità di esplorare le pieghe dell'identità sessuale. Così Miguel Vila, classe '93, miglior artista esordiente ai Lucca Comics Award di quest'anno, gli Oscar del graphic novel, con una storia, Padovaland, indaga nelle complessità della sessualità, non temendo di parlare di impotenza ma anche del bigottismo e dell'ipocrisia in una provincia veneta appiattita come un immenso centro commerciale. E lo fa ancor meglio con il nuovo Fiordilatte, dove un ragazzo e una giovane madre mandano all'aria la propria vita per una fissazione erotica. E poi c'è Martina Sarritzu, '92, una delle cinque autrici di A.M.A.R.E., premiata a Lucca come miglior raccolta (con lei: Amanda Vähämäki, Alice Socal, Roberta Scomparsa, Eliana Albertini). Nel suo racconto, Un passo indietro, sulla possibilità o meno di poter provare piacere senza bisogno di un compagno, basa un'intera amicizia tra ragazze e il destino - di sottomissione o di libertà - di ciascuna. Erotismo come negli anni Settanta? Non proprio, e al massimo più il realismo crudo di Pier Vittorio Tondelli che non le avventure a volte quasi epiche di Andrea Pazienza.
I due fumettisti saranno al Festival del fumetto di Bologna, il Bilbolbul, uno dei più raffinati, con una mostra, Bar Dandy (dal 1° al 10 dicembre).
Cos'è per voi il sesso?
Miguel Vila: "È l'altra faccia nascosta in qualsiasi persona. A volte in una relazione la parte più "bestiale" viene fuori e gli individui cambiano aspetto: come in Fiordilatte, dove un'ossessione irrazionale ma potente crea problemi mentali al personaggio e lo trasforma. Non è degenerazione, ma un ritorno all'istinto".
Martina Sarritzu: "Per me invece è un'energia disordinata e vitale. Specie nell'adolescenza, è qualcosa di sconosciuto, ma anche l'arma che usi per conoscere l'altro nel modo più diretto possibile".
Però è come se l'identità della tua protagonista dipendesse dalla sua capacità di provare piacere da sola. Si riduce tutto a questo?
M.S: "Il piacere è il nocciolo e spesso non ci viene raccontato che anche noi donne dobbiamo provarlo. Una volta che lo scopri è una rivelazione che fai a te stessa, ma non te lo insegna nessuno; sembra quasi che provare piacere sia una cosa che ti capita se sei fortunata, altrimenti ti devi rassegnare. Per questa ragazza diventa una forma di emancipazione, ma anche di competizione con l'amica, che la batte in altri campi".
Anche il protagonista del tuo "Fiordilatte" si emancipa?
M.V.: "Sì, ma lui ha già una sua educazione sessuale, che però non lo soddisfa, perché lui non funziona in quel modo, ma in un altro poco utile alla riproduzione della specie. Eppure si sente più libero facendo questa cosa che non è proprio sesso".
Quindi siete due autori che normalizzano le ossessioni erotiche?
M.S: "Non so in realtà quanto mi importi. Preferisco l'aspetto sporco ma anche mediocre e ripetitivo: mi interessa la verità del sesso, la cosa storta che rende l'incontro unico".
M.V: "Non si tratta di normalizzare qualcosa che la gente non vuole. La gente fa già queste cose, ma ha paura di parlarne. Anch'io all'inizio mi vergognavo, ma è proprio da umani, perché noi ci inventiamo anche il sesso con i suoi feticci".
Come si unisce la dimensione della provincia a queste esplorazioni?
M.V.: "La provincia qui è molto cruda, non è idealizzata. Questa ambientazione mi aiuta a descrivere i personaggi. Vale soprattutto per Padovaland, mentre in Fiordilatte c'è invece un Veneto più generico. Proprio perché oggi la provincia è a suo modo un'altra città con tutti i comfort, il suo mondo confuso mi permette di far incontrare realtà che prima erano separate".
M.S.: "Per me invece coincide con l'adolescenza, perché io vengo dalla zona di Cesena (San Mauro Pascoli, ndr), vicino Rimini, con il suo divertimento kitsch e discotecaro che volevo vivere fin da bambina. Poi mi sono resa conto che non c'era molto per me".
M.V.: "Io sono di Padova (ma ha origini argentine, ndr), in provincia ci giro. In fondo la differenza è che in centro sono più inibiti".
M.S.: "Io ero un po' tamarra; quando sono arrivata a Bologna mi sono sentita super fuori luogo: ho iniziato i corsi in Accademia con persone molto più colte di me".
Comunque hai lavorato con Tuono Pettinato per un fumetto ("Vacanze in scatola").
M.S.: "È un dispiacere non averlo conosciuto meglio. Non mi ero neanche laureata; mi immaginavo una persona più rigida e invece Tuono dava fiducia agli esordienti".
Cosa pensava del tuo lavoro?
M.S: "In una mail mi scrisse: "Mi piace il tuo segno, è molto pastelloso e giandelliano". Io però mi ispiro a film e fotografi, come Marco Pesaresi, che è di Rimini".
E tu Miguel, a chi ti ispiri?
M.V.: "A Paolo Bacilieri per il realismo dei difetti. Per gli sfondi invece, a Chris Ware, che mostra in modo minuzioso cosa succede quando il caffè ha finito di bollire: istanti in cui non accade quasi nulla, se non quella piccola cosa. Ma che è tutto".