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Lin-Manuel Miranda, il signore del musical

Miranda in scena nel musical In the Heights - Sognando a New York
  
Con “Hamilton” ha vinto undici Tony Award, ora musica “Encanto”. Il regista, attore e cantante di origine portoricana combatte i luoghi comuni e con le sue opere sta rivoluzionando Broadway e Hollywood
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Il signore del musical, Lin-Manuel Miranda, alle quattro del pomeriggio di metà settembre intonava New York, New York sul marciapiede davanti al Richard Dodger Theaters e, t-shirt e megafono, imboniva la folla radunata: "Mettiti la mascherina, vaccinati ed entra a vedere Hamilton".

Il regista, cantante, sceneggiatore di origine portoricana ha dato voce con canzoni, coreografie, film - a Broadway come a Hollywood - alla comunità latina come mai prima. Nell'eterno ritorno del musical degli ultimi anni, tra note alte (La La Land) e qualche stecca (Cats), quella di Miranda è stata una presenza determinante. Con Hamilton ha riletto a suon di hip hop la storia dei padri fondatori, lanciando attori ispanici o afroamericani, vincendo il premio Pulitzer per la drammaturgia e 11 Tony Award (la versione televisiva è su Disney+).

Con In the Heights-Sognando a New York, a teatro e poi sullo schermo, ha raccontato il cuore latino della metropoli. Con il c…

Il signore del musical, Lin-Manuel Miranda, alle quattro del pomeriggio di metà settembre intonava New York, New York sul marciapiede davanti al Richard Dodger Theaters e, t-shirt e megafono, imboniva la folla radunata: "Mettiti la mascherina, vaccinati ed entra a vedere Hamilton".

Il regista, cantante, sceneggiatore di origine portoricana ha dato voce con canzoni, coreografie, film - a Broadway come a Hollywood - alla comunità latina come mai prima. Nell'eterno ritorno del musical degli ultimi anni, tra note alte (La La Land) e qualche stecca (Cats), quella di Miranda è stata una presenza determinante. Con Hamilton ha riletto a suon di hip hop la storia dei padri fondatori, lanciando attori ispanici o afroamericani, vincendo il premio Pulitzer per la drammaturgia e 11 Tony Award (la versione televisiva è su Disney+).

Con In the Heights-Sognando a New York, a teatro e poi sullo schermo, ha raccontato il cuore latino della metropoli. Con il cartone Vivo la scorsa estate ha reso omaggio alla musica cubana, ha girato da regista Tick, Tick... Boom! (su Netflix) e ora firma otto canzoni di Encanto, kolossal animato, in sala in questi giorni e su Disney+ il 24 dicembre. Un giorno prima, il 23 dicembre, sarà in sala West Side Story, rilettura di Steven Spielberg del musical spartiacque del 1957, la produzione musicale che per prima affrontava i problemi di integrazione razziale e ribellione giovanile, ma anche cristallizzava lo stereotipo degli immigrati portoricani col coltello. Sessantaquattro anni dopo la comunità degli ispanici è il venti per cento della popolazione degli Stati Uniti, seconda per prolificità solo a quella asiatica. È anche una comunità di spettatori di cinema, ma sullo schermo si è vista rappresentata al 3 per cento. Se le cose stanno cambiando lo si deve anche all'artista che ora si racconta via zoom.


Quando è nato l'amore per il musical?
"Note e parole sono arrivate che ero piccolissimo. Mia madre ama raccontare che sfidavo gli adulti cantando Twelve days of Christmas, e li lasciavo a bocca aperta, orgoglioso di memorizzare tutte quelle parole e la musica. Crescendo passavo le estati a Porto Rico, i miei nonni parlavano solo spagnolo, che ho recuperato, perché a New York, dove sono cresciuto, non lo parlavo. Oggi ci sono brani con giochi di parole che potrei scrivere solo in inglese, altri suonano in spagnolo".


Ha iniziato a comporre per il teatro per avere qualche ruolo?
"Sì. In the Heights, il mio primo musical, è anche frutto di una grande paura. Mentre mi specializzavo in teatro all'università ho avuto ben chiaro che nel canone del teatro musicale esistente non c'erano parti per chi era di origine portoricana, oltre West Side Story e Paul di Chorus line. Così ho pensato a una storia a Washington Heights, che ospita la cultura dominicana, portoricana, cubana... È sempre stato un quartiere di immigrati, cambiati molte volte nell'ultimo secolo. Un luogo pieno di stili musicali diversi. Il film è uscito ora, ma l'idea è di 21 anni fa".


E poi c'è stato "Hamilton". La prima canzone la cantò alla Casa Bianca per gli Obama.
"Ero stato invitato ad esibirmi alla Casa Bianca. Nessuno sapeva ancora di Hamilton. Avevo scritto solo una canzone quando mi hanno invitato e ho pensato a un test folle: se gli Obama, con le loro idee, non capiscono quel che cerco di fare, forse è una cattiva idea. Così l'ho eseguita, sei anni prima dello spettacolo. È diventata virale su YouTube. Mi ha dato una scadenza inesorabile: ti sei esibito per gli Obama, faresti meglio a finirla...".


Alcune frasi di "Hamilton" erano tra gli slogan di Blake Lives Matter. Qual eredità lascia?
"Credo abbia cambiato il casting nei musical di Broadway. Quando vedi latini e neri sul palco a raccontare una storia su tizi bianchi in gran parte morti, significa che non hai scuse per non farlo in ogni storia".


Il Natale animato quest'anno è in Colombia con "Encanto".
"Una lettera d'amore alla famiglia Madrigal, che vive in una remota e incantata regione della Colombia. Hanno tutti doni soprannaturali, come la loro casa, tranne Mirabel, che amiamo subito. Il messaggio è che bisogna amare la famiglia consentendo a tutti di evolversi. La musica è un miscuglio di stili, influenzata da Carlos Vives".


Lei ha curato la versione spagnola di "West side story". Cosa si aspetta da quella di Spielberg?
"Non so come Spielberg ha costruito i personaggi, so che hanno filmato un po' nel mio quartiere, mentre anche noi giravamo. È stato fantastico attraversare 60 anni di storia del teatro musicale in due isolati. Le mie sensazioni su West Side Story sono complicate. È uno dei più grandi musical mai scritti, ma rappresenta i portoricani con i coltelli in mano. È stato un successo globale, ha generato uno stereotipo globale. A mia suocera, austriaca, cantano Tutti insieme appassionatamente , che non ha mai visto. Il padrino è un capolavoro pieno di stereotipi su voi italiani. Bisogna creare molti nuovi show con diverse rappresentazioni".