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Il turco di Germania

Selim Özdogan, autore al confine tra due mondi, racconta una storia di mancata integrazione, dura  e insieme tenera. Con una colonna sonora trascinante 
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Lo hanno chiamato Nazir in omaggio a Nazir Qabbani, un grande poeta siriano del Novecento - "Ho già prenotato per noi due una stanza/nella casa della luna/dove passare il fine settimana, amore mio/gli alberghi del mondo non mi soddisfano/l'albergo dove mi piace alloggiare è la luna/ma lì, amore mio, non accettano un ospite/che viene senza una donna:/ci vieni con me.../o mia Luna, sulla luna?" - e di temperamento sarebbe un romantico, se non un sognatore. Ma a volte la vita dispone diversamente. 


C'è poco da essere romantici, se sei un ragazzo turco e cresci a Westmarkt, il quartiere degli immigrati, dove quelli come te vivono fianco a fianco coi tedeschi che si sentono invasi, i curricula vengono cestinati sulla base del solo codice postale e ti diffidano perché una volta, in un supermercato, a dodici anni, hai rubato un'unica tavoletta di cioccolato: "Se mai avevano fatto una cosa simile, i tedeschi, era stata una r…

Lo hanno chiamato Nazir in omaggio a Nazir Qabbani, un grande poeta siriano del Novecento - "Ho già prenotato per noi due una stanza/nella casa della luna/dove passare il fine settimana, amore mio/gli alberghi del mondo non mi soddisfano/l'albergo dove mi piace alloggiare è la luna/ma lì, amore mio, non accettano un ospite/che viene senza una donna:/ci vieni con me.../o mia Luna, sulla luna?" - e di temperamento sarebbe un romantico, se non un sognatore. Ma a volte la vita dispone diversamente. 


C'è poco da essere romantici, se sei un ragazzo turco e cresci a Westmarkt, il quartiere degli immigrati, dove quelli come te vivono fianco a fianco coi tedeschi che si sentono invasi, i curricula vengono cestinati sulla base del solo codice postale e ti diffidano perché una volta, in un supermercato, a dodici anni, hai rubato un'unica tavoletta di cioccolato: "Se mai avevano fatto una cosa simile, i tedeschi, era stata una ragazzata. Loro non venivano diffidati, e la ragione principale era che a casa il cioccolato ce l'avevano. Io invece ero stato diffidato perché a casa il cioccolato non ce l'avevo, e a volte nemmeno la pasta. Avevamo allungato inutilmente la mano verso le cose". Savas, che lo ha cresciuto come un padre, ci aveva rimesso un polmone; Sevgi, che lo aveva cresciuto come una madre, la salute: "Le persone avevano allungato la mano perché anche loro volevano avere una parte di quella ricchezza, ma era stato inutile. Avevano lavorato e sudato, e qual era stata la ricompensa? Tutto inutile". 


Nonostante un fratello delinquente, il fallimento dei sogni da promettente cestista (troppo lento, troppo lento e poco cattivo per il professionismo), il naufragio della storia d'amore con la ricca e bella Rahel, che dapprima lo porta in India sulle tracce di una rotta mistica e poi lo pianta dalla sera alla mattina perché un figlio lo vuole a tutti i costi, ma non con un turco, semmai con un tedesco come lei, Nazir è comunque riuscito a scampare al destino obbligato di sballo e galera che sembra attendere ineluttabilmente ogni immigrato di seconda generazione. E adesso, sulla soglia dei quaranta, anche se non si può dire che navighi nell'oro, tira avanti dignitosamente come investigatore privato specializzato nei crimini informatici. Finché un giorno non gli si materializza davanti un diciassettenne scorbutico che si fa chiamare Lesane in onore di un gangsta-rapper morto sparato. E Nazir scopre di avere un figlio. Uno spacciatore in erba e di più ricercato da un piccolo boss della mala per via di un carico di erba non pagato. Chiamato a fare i conti con i fantasmi di un passato che non si può cancellare, Nazir dovrà imparare il difficile mestiere di padre, incollare i cocci della sua stessa vita, e, soprattutto, salvare il ragazzo dalla vendetta del boss. Sua unica chance: risolvere il caso al quale sta lavorando, la ricerca dello spacciatore che ha venduto una dose fatale di droga sintetica al figlio di un riccone. 


Turco-tedesco di Colonia, cinquant'anni, insegnante di yoga e autore di libri per bambini, con I sogni degli altri Selim Özdogan ci scaraventa in un'avventura nerissima e nello stesso tempo tenera scandita da un'ossessiva colonna sonora di gangsta, hip-hop e rap. La musica che rappresenta, all'inizio, l'unico legame fra Nazir e Lesane, perché anche il padre, da adolescente, sentiva quel rap, amava quelle litanie cariche di trasgressione e violenza: "La musica ci aveva aiutato a sognare, a sognare che potesse andare meglio. Quella musica, a qualunque immagine fosse connessa, qualunque cosa significasse, a qualunque illusione ed esaltazione conducesse, possedeva un'energia che noi sentivamo, una ribellione, un grido di protesta. La sensazione di aver avuto troppo poco e la voglia di alzare la voce per reclamare di più" (si può ascoltare la playlist di Emons Edizioni su Spotify). La delicata costruzione del rapporto padre-figlio, la riscoperta delle radici e l'immanenza del conflitto etnico procedono di pari passo con la serrata indagine sul darknet. Un mondo sporco e rissoso dove tutti sono pronti a fregarti per una manciata di bitcoin e impera la legge del FUD: Fear-paura- Uncertainity-incertezza- Doubt-dubbio.

Con gli occhi spalancati per guardarsi le spalle da criminali e sbirri onnipotenti e talora collusi che odiano gli immigrati come membri onorari del KKK, in una Germania livida e matrigna dove "il dolore è dietro l'angolo, e il più delle volte siamo soli, ma quasi nessuno ne parla" eppure, quando meno te l'aspetti, incroci qualcuno disposto a darti una mano o una calda pacca sulla schiena. Un romanzo forte, acido, ritmico, sorprendente. 

Il libro

Selim Özdogan, I sogni  degli altri (Emons,traduzione Monica Pesetti, pagg. 210, euro 15)