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Inventing Anna. La regina della truffa

L’avventuriera Julia Garner nei panni di Anna Delvey nella serie Inventing Anna 
Shonda Rhimes produce su Netflìx il racconto della truffatrice seriale Anna Delvey interpretata dalla star di "Ozark" Julia Garner
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Shonda Rhymes, tra le poche al mondo a suonare vagamente famigliare al di là della cerchia di adepti (grazie soprattutto a Grey's Anatomy). Produttrice e autrice, da non molto volata su Netflix con risultati immediatamente percepibili: ovvero Bridgerton, un anno fa, la sorprendente serie ibrida nell'altissima società londinese in epoca Regency. Siccome tutti aspettano l'imminente seconda stagione, Shonda - il cui universo è sintetizzato in Shondaland - ha potuto anche giocare di sponda per onorare il contratto stellare in atto. E quindi l'11 febbraio Netflix ospita intanto un'altra serie destinata a clamore, o almeno con tutti i presupposti per.

Cambiano di netto luogo ed epoca (siamo a New York in anni recenti, dal 2015 in avanti) ed è Inventing Anna. Da una storia vera, venuta alla luce per un chilometrico articolo uscito sul New York Magazine. Dentro, una storia che andava già oltre la fiction: ma vera, con una protagonista os…

Shonda Rhymes, tra le poche al mondo a suonare vagamente famigliare al di là della cerchia di adepti (grazie soprattutto a Grey's Anatomy). Produttrice e autrice, da non molto volata su Netflix con risultati immediatamente percepibili: ovvero Bridgerton, un anno fa, la sorprendente serie ibrida nell'altissima società londinese in epoca Regency. Siccome tutti aspettano l'imminente seconda stagione, Shonda - il cui universo è sintetizzato in Shondaland - ha potuto anche giocare di sponda per onorare il contratto stellare in atto. E quindi l'11 febbraio Netflix ospita intanto un'altra serie destinata a clamore, o almeno con tutti i presupposti per.

Cambiano di netto luogo ed epoca (siamo a New York in anni recenti, dal 2015 in avanti) ed è Inventing Anna. Da una storia vera, venuta alla luce per un chilometrico articolo uscito sul New York Magazine. Dentro, una storia che andava già oltre la fiction: ma vera, con una protagonista ospitata oggi in una prigione federale e però, pochi anni fa, giovane regina o quasi del mondo affluente newyorchese, tra un investimento folle, un progetto ispirato all'arte moderna in zona Koons e compagnia, hotel a innumerevoli stelle dove abitare per mesi, aerei privati noleggiati per recarsi a un convegno di Warren Buffett, il più ricco di tutti.

Però quell'aereo non è mai stato pagato, il conto degli hotel nemmeno o quasi, i progetti sono naufragati. E il motivo è semplice e non si può ridurre alla definizione truffatrice riservata a lei, Anna Delvey: venticinquenne, origini misteriose - qualcuno le coglie l'accento russo, lei si vende come ereditiera tedesca in ansiosa attesa dei 26 anni per sbloccare un fondo paterno di 60 milioni di dollari, e così via. Non è una questione di semplice truffa, perché una normale pataccara non avrebbe mai resistito per anni in quel gioco a rischio quotidiano, trovando all'ultimo momento sempre nuovi prestiti per nuovi bonifici con cui saldare qualche conto e riacquistare fiducia, sfoderando il sorriso furbastro e gli outfit da migliaia di dollari che da qualche parte, comunque, arrivavano a rifornire un guardaroba sbalorditivo.

Le protagoniste della serie Inventing Anna prodotta da Shonda Rhimes su Netflix 

Storia folle, che si direbbe divisiva. È ovvio che ci saranno spettatori a milioni convinti che, ad Anna l'impunita, bisogna semplicemente blindare la porta della cella e abbandonarla al miserevole dimenticatoio che merita: ma appunto, già non sta andando in quel modo. La sua storia, letta sul Magazine, ha conquistato tutti, sono arrivate le offerte, lei ha rifiutato all'ultimo minuto il patteggiamento - che l'avrebbe fatta sparire di scena - e ha proseguito: con i soldi per i diritti sulla sua vita ha saldato un bel po' di debiti, altri ne rimangono ma il senso è quello dell'intera storia: ne ha inventata un'altra per provarci ancora e ancora. E tecnicamente, lei è davvero figlia di un piccolissimo imprenditore in cattive acque, cresciuta alle porte di Mosca, non si chiama Delvey ma Sorkin, ma niente di più.

Storia irresistibile, appunto. E servita a dovere dall'intero giro Shondaland: negli episodi, agisce un po' a specchio una giornalista, Vivian (Anna Chlumsky) che scopre la storia di Anne e inizia un lavoro di mesi per ricostruirla: è incinta da parecchio, soffre e si intigna nella sua opera - ad aiutarla, una meravigliosa crew di colleghi in redazione, tutti vecchio stampo e confinati in un angolo che è quasi una Rsa del giornalismo boomer.

Primo obiettivo, stabilire il contatto con Anna, in carcere: il gioco diventa di quelli quasi morbosi, Vivian raccoglie prove mentre la serie, spiegano gli autori, alterna il presente di ricerca e indagini al passato recente delle avventure di Anna, che ogni mattina indossa la maschera da socialite e si inventa un nuovo trucco, ovvero una nuova truffa, per portare il gioco oltre l'immaginabile. Senza una padronanza estrema della gestione dell'ambiguità, il racconto rischierebbe di perdersi dentro una storia glamour e d'impatto, nella quale far sfilare scene da sogno tra un ricevimento e l'inaugurazione di una mostra newyorchese.

Ma, è la promessa, tutto invece rimane sul filo di una tensione emotiva che piove addosso allo spettatore minuto per minuto.L'intera vicenda avrebbe meno impatto senza la protagonista, ovvero la sua interprete. Julia Garner: chi ha visto la bella serie Ozark la conosce alla perfezione, è la ragazza du pays - appunto gli Ozark, laghi, vacanze e narcotraffico - che con broncio infinito innerva la vicenda fin dall'inizio. Il broncio funziona, Julia si è ritrovata di colpo dentro un grande futuro, pubblicità di griffes top-level e ora questo che sembra davvero il lancio decisivo. Non è bellissima, non è perfetta, il fascino è indefinibile, ma questa sta diventando la sua fortuna. E soprattutto, con Shonda a sovrintendere, mostra la consapevolezza di essere approdata al giro giusto, senza truffe, senza inganno.