Narrativa americana, "Memorie interrotte" di Cynthia Ozick
di Mariarosa Mancuso , di Mariarosa MancusoL’immagine è tenera e comica. Nel 1949 la Temple Academy for Boys (Westchester, New York) non accoglie più alunni da trent’anni. L’edificio ospita gli anziani superstiti del consiglio di amministrazione, accuditi da persone di servizio che spaiano i calzini. Erano 25, tutti ex allievi, sono rimasti in sette e si sono dati un compito. Ognuno scriverà dieci pagine su un episodio scolastico significativo per la vita adulta (con precisa data di consegna, per spronare i pigri). Uno soltanto scrive a macchina, su una vecchia Remington ereditata dalla sua ex segretaria. Gli altri improvvisati memorialisti non sopportano il fracasso «da incudini e martelli », e gli fanno i dispetti.
Così inizia Antichità, ultimo libro di Cynthia Ozick: 93 anni compiuti, nata nel Bronx da una famiglia di ebrei russi. Ne ha qualcuno meno Lloyd Petrie, che tra qualche inciampo — memoria, acciacchi, divagazioni, vicini antipatici, un figlio c…
L’immagine è tenera e comica. Nel 1949 la Temple Academy for Boys (Westchester, New York) non accoglie più alunni da trent’anni. L’edificio ospita gli anziani superstiti del consiglio di amministrazione, accuditi da persone di servizio che spaiano i calzini. Erano 25, tutti ex allievi, sono rimasti in sette e si sono dati un compito. Ognuno scriverà dieci pagine su un episodio scolastico significativo per la vita adulta (con precisa data di consegna, per spronare i pigri). Uno soltanto scrive a macchina, su una vecchia Remington ereditata dalla sua ex segretaria. Gli altri improvvisati memorialisti non sopportano il fracasso «da incudini e martelli », e gli fanno i dispetti.
Così inizia Antichità, ultimo libro di Cynthia Ozick: 93 anni compiuti, nata nel Bronx da una famiglia di ebrei russi. Ne ha qualcuno meno Lloyd Petrie, che tra qualche inciampo — memoria, acciacchi, divagazioni, vicini antipatici, un figlio che sta in California e lavora nel cinema, distante rare chiamate «su linee telefoniche gracchianti » — fa durare il memoir un centinaio di pagine. Un diario che da fine aprile 1949 arriva a febbraio del 1950, quando l’anziano è costretto a lasciare la Temple Academy (inghiottita con il parco di aceri dalla speculazione edilizia) e deve decidere cosa farà del taccuino e degli oggetti ereditati dal padre. L’invidia, la fatica di scrivere, l’ebraismo e la memoria dell’Olocausto (nel 2019 era uscito il saggio Di chi è Anne Frank?), la passione per Henry James (cominciata con la tesi di laurea e coltivata nel primo romanzo), la genealogia e la tradizione. Antichità riunisce e ricombina i temi che da sempre appassionano Cynthia Ozick. Anche in maniera giocosa: l’Academy for Boys sorge su un terreno che era dei Temple, cugini di Henry James — niente che abbia che fare con una sinagoga, come pensano i nemici (la scuola era anglicana, e prediligeva insegnanti con l’accento britannico).
All’inizio del volume, la fotografia del “cugino William”: l’archeologo sir Flinders Petrie, celebre per aver condotto scavi in Egitto, morto a Gerusalemme e “parzialmente sepolto” sul Monte Sion (aveva donato la testa alla scienza: Cynthia Ozick ha questi soprassalti di ironia). Lloyd Petrie va fiero della cuginanza, e nello stesso tempo la ritiene causa prima dello scandalo familiare. Suo padre nel 1880 aveva lasciato lo studio legale e la moglie sposata da tre mesi per raggiungere il già celebre cugino a Giza. Era tornato portando con sé la statuetta di una cicogna con l’occhio di smeraldo, e un anello prezioso (per la consorte, che mai lo mise al dito).
Il ricordo da chiudere in dieci pagine quasi sparisce tra le molte digressioni di Antichità. Per nulla appannata dall’età, con la bravura dimostrata fin dall’esordio, Cynthia Ozick riproduce le intermittenze della memoria, e i segreti che piano piano smettono di essere tali, come se ormai mancasse la forza di mentire. Su tutto, si impone il compagno di scuola Ben-Zion Elefantin. Rosso di capelli, ma — precisa il vecchio Petrie — «non come un irlandese».
Un piccolo ebreo errante nato in Egitto, e sballottato da una scuola all’altra. I genitori commerciano in manufatti antichi, il suo occhio esperto sa distinguere gli originali dalle copie. Arrivato all’Academy for Boys viene tenuto a distanza per le sue origini, e la stessa sorte tocca all’amico Petrie. Giocano a scacchi, Ben-Zion racconta la storia dei suoi antenati, sull’isola Elefantina bagnata dal Nilo, di fronte ad Assuan. Una comunità ebraica ritirata nella sua fortezza, fuori dalla storia, fedele ai riti e alle tradizioni più antiche.
Antichità è un titolo perfetto, anche per i recensori che non apprezzano. Lionel Shriver si chiede sul New York Times perché l’ultranovantenne Cynthia Ozick abbia deciso di scrivere questo strano libro. Va ricordato che la scrittrice non aveva esordito giovanissima: quando esce Trust ha 37 anni. Vladimir Nabokov sosteneva che ogni romanziere ha il suo passo, racconti brevi o romanzi fiume. Vale lo stesso con l’anagrafe: Mordecai Richler ha scritto La versione di Barney — il suo libro più bello — quando aveva quasi 70 anni, e il protagonista non ricordava più la parola “mestolo”.
Cynthia Ozick ha risposto in rima, sottolineando l’ambiguità di Lionel Shriver che chiude così la stroncatura: «Una professionista come lei sa accettare le critiche». Versione (abbreviata e in prosa) dei versi mandati dalla stroncata al New York Times: «La storia annoia / figuriamoci un’isoletta sul Nilo / gli antichi ebrei non sono una novità / un libro buono soltanto da regalare ai nemici». Da tanto in letteratura non assistevamo a un simile duello, per di più tra signore romanziere (più spesso si ammazzano di complimenti).
«Se chi legge è attento — (e se ancora c’è chi legge)», scrive l’anziano Petrie. Teme di essere rimasto solo, con il memoir che avanza a fatica, mentre i consiglieri in ritardo con il compito gli versano una boccetta d’inchiostro sui tasti. A lui danno fastidio i nuovi lampadari, tintinnano al minimo soffio di vento. Per un attimo pensiamo che il vecchio-ragazzino tirerà fuori la fionda nascosta sotto il letto, e le gocce di cristallo passeranno un momentaccio.