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Il libro. Sorelle d'arte e di Van Gogh

Da sinistra: Anna, la sorella maggiore di Van Gogh, Elisabeth o Lies e la più giovane Willemien o Wil
 
Il grande pittore non ebbe solo l’adorato fratello Theo. C’erano anche Anna, Lies e Wil ora raccontate in una biografia
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"Sembra impossibile adesso, ma c'è stato un tempo in cui non sapevo che Vincent van Gogh avesse tre sorelle minori". Così scrive lo storico dell'arte Willem-Jan Verlinden nella prefazione della biografia Le sorelle Van Gogh (Donzelli editore). Di Van Gogh tutti conosciamo le opere e la vita, poiché l'insuccesso, l'inquietudine, il crollo psichico e il suicidio alimentano fin dal 1934 letteratura e cinema. Crescente rilievo nella sua mitologia hanno acquistato il diletto fratello Theo, sensibile mercante d'arte, e la vivace Johanna Bonger detta Jo, di lui fidanzata, moglie e poi vedova, promotrice dell'opera del cognato. Mai vi si fa menzione di Anna, Elisabeth (Lies) e Willemien (Wil) - e in verità neanche del fratello minore Cornelis, suicidatosi in Sudafrica a 33 anni. Dopo averne scoperto l'esistenza, Verlinden si è messo sulle loro tracce. Con l'aiuto degli eredi ha raccolto un'infinità di lett…

"Sembra impossibile adesso, ma c'è stato un tempo in cui non sapevo che Vincent van Gogh avesse tre sorelle minori". Così scrive lo storico dell'arte Willem-Jan Verlinden nella prefazione della biografia Le sorelle Van Gogh (Donzelli editore). Di Van Gogh tutti conosciamo le opere e la vita, poiché l'insuccesso, l'inquietudine, il crollo psichico e il suicidio alimentano fin dal 1934 letteratura e cinema. Crescente rilievo nella sua mitologia hanno acquistato il diletto fratello Theo, sensibile mercante d'arte, e la vivace Johanna Bonger detta Jo, di lui fidanzata, moglie e poi vedova, promotrice dell'opera del cognato. Mai vi si fa menzione di Anna, Elisabeth (Lies) e Willemien (Wil) - e in verità neanche del fratello minore Cornelis, suicidatosi in Sudafrica a 33 anni. Dopo averne scoperto l'esistenza, Verlinden si è messo sulle loro tracce. Con l'aiuto degli eredi ha raccolto un'infinità di lettere e documenti, e ne ha ricostruito le esistenze.

Verlinden scrive come i fiamminghi dipingevano. Meticolosa attenzione al dettaglio, sovrabbondanza inesorabile di particolari. Il lettore dovrà destreggiarsi nel labirinto di nomi e notizie storiche e geografiche. Ma se avrà la pazienza di sorvolare su ciò che pare inessenziale, sarà ricompensato. Gli si riveleranno una famiglia unita, amorevole e crudele, e l'ambiente pio e conservatore al quale Vincent voleva uniformarsi ma da cui dovette fuggire per diventare il pittore che conosciamo. Come ogni storia familiare, anche questa è fatta di segreti e bugie, tradimenti e ipocrisie. E incomprensioni. La madre non capì mai la pittura del figlio e non salì a vedere i suoi quadri nemmeno quando, dopo la sua morte, Jo allestì una mostra. Conservò, però, quelli che le aveva donato. I parenti non si conoscono davvero. Nel migliore dei casi si amano.

Il padre, pastore protestante, esercitava nel Brabante. Provincia a prevalenza cattolica dal paesaggio ameno: i figli ricordarono sempre con nostalgia le passeggiate tra i poderi, i boschi, i campi di grano, i ruscelli e le brughiere. I Van Gogh volevano che i loro sei figli "avessero una buona posizione sociale, elevati principi morali e un'ampia formazione generale" e garantirono a tutti un'istruzione adeguata ad assicurarsi l'indipendenza economica. I quattro maggiori lasciarono la casa di famiglia fra i 14 e i 16 anni per lavorare o studiare. Ma non avevano le stesse opportunità. "Sai cosa trovo assai frustrante per noi ragazze?", scrisse Lies a Theo. "Che possiamo essere solo vicarie o governanti". Vincent scoprì Londra con la sorella Anna: nel 1874 la accompagnò in Inghilterra, dove lei, che non era riuscita a diplomarsi, cercava un posto da governante, e per qualche tempo abitarono insieme. Ma in seguito Vincent vide poco lei e Lies. Si legò di più a Wil, nove anni più giovane, che viveva coi genitori a Neuenen quando fra il 1883 e il 1885 - tramontato il sogno di diventare a sua volta pastore - rientrò in famiglia per dedicarsi alla pittura. Sceglieva i modelli tra gli abitanti. Contadini, per giunta cattolici, di classe sociale inferiore. Uno scandalo. I van Gogh biasimavano la sua incapacità di mantenersi e i suoi modi - misantropo, malvestito, sempre irascibile e scontento. Ciò minava la reputazione del pastore. Quando questi morì - improvvisamente, nel marzo del 1885 - un furioso litigio con Anna spinse Vincent ad andarsene. Nessuno in famiglia lo difese.

Mentre Van Gogh si trasferiva a Parigi, e lottava per trovare la propria identità di artista, le sorelle minori lottavano contro la minaccia della povertà. Lies si accontentò di diventare dama di compagnia di un'ammalata, mentre la malinconica Wil coltivava la profonda affinità col fratello. Fra il 1887 e il 1890 entrarono "in un vortice epistolare", scrivendosi di arte, letteratura, amore: lui intratteneva "i legami sentimentali più assurdi e sconvenienti" da cui usciva "coperto di guai e di vergogna", ma - protettivo - incoraggiò le sue tendenze artistiche: "meglio bruciare che soffocare". Wil capiva la sua pittura, ma le loro vite erano ormai divergenti e quando lei andò a Parigi Vincent evitò di incontrarla.

I destini delle tre sorelle riassumono la condizione delle donne dell'800. Moglie del direttore di una fornace e madre borghese Anna; amante del datore di lavoro e madre clandestina Lies, che abbandonò la figlia illegittima, Hubertine, né la riprese con sé dopo il matrimonio e la nascita di altri figli, condannandola all'indigenza; donna sola ed emancipata Wil, che divenne una protofemminista e pioniera del lavoro delle donne, ma crollò nel 1902: arrabbiata, in preda alle allucinazioni, ossessionata da uno "sciame" di pensieri neri, fu ricoverata in ospedale psichiatrico e vi rimase per 39 anni.

Così fu Lies la narratrice della famiglia. In età matura, nonostante le difficoltà (il marito manifestava problemi mentali) coronò la sua ambizione di diventare scrittrice. Vincent van Gogh. Ricordi personali di un artista (uscito nel 1910, riedito nel 1923) fu un successo (l'unico), ma eredi e familiari contestarono le sue memorie e il diritto a scriverle, lei che "non legò mai veramente con lui e neppure con la sua arte": Lies ruppe per sempre con Jo. Nel tempo, però, ha prevalso la vedova di Theo - che favorì la comprensione dell'opera di Van Gogh divulgando la corrispondenza col fratello (le Lettere sono state pubblicate integralmente da Einaudi). Oggi anche Jo è un'eroina da romanzo (Camilo Sánchez, La vedova van Gogh). Sorelle si nasce, ma a volte si diventa.

Il libro
Le sorelle Van Gogh
di Willem-Jan Verlinden (Donzelli, traduzione di David Scaffei, pagg. 300, euro 30)