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La mostra a Rovigo. Musica Kandinskij

Vasilij Kandinskij: Senza titolo (1920-1921, particolare), Mosca, Galleria Tret’jakov 
Il più infinito dei pittori del Novecento è in esposizione a Palazzo Roverella. Tra passione per il folclore russo e la capacità unica di trasformare in colore il suono
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ROVIGO
Un pesce rosso, un castello fiabesco, una scacchiera, una figura femminile. Sono nascosti nelle trame astratte delle opere di Kandinskij. Una sorpresa scoprirli, metterli a fuoco nella fluidità musicale di quella che Kandinskij, autore di una delle più grandi rivoluzioni dell'arte moderna, chiamava pittura senza oggetto, non amava la parola astrazione. Una pura sinestesia che rendeva esperienza unica la fruizione dell'opera da parte dello spettatore. Un'opera viva, che ogni volta si animava diversa nel dialogo percettivo con il pubblico. Come accade nella musica. Kandinskij non era dogmatico, la sua pittura senza oggetto aveva una corrente reversibile tra astrazione lirica e geometrica, con clamorosi ritorni alla figurazione e alla tradizione. La cultura popolare, il magico mondo del folclore e delle fiabe russe (che sua zia gli leggeva da bambino) rimasero inesauribili fonti di ispirazione. La mostra Kandinskij. L'opera/1900-1940, allestita a Pala…

ROVIGO
Un pesce rosso, un castello fiabesco, una scacchiera, una figura femminile. Sono nascosti nelle trame astratte delle opere di Kandinskij. Una sorpresa scoprirli, metterli a fuoco nella fluidità musicale di quella che Kandinskij, autore di una delle più grandi rivoluzioni dell'arte moderna, chiamava pittura senza oggetto, non amava la parola astrazione. Una pura sinestesia che rendeva esperienza unica la fruizione dell'opera da parte dello spettatore. Un'opera viva, che ogni volta si animava diversa nel dialogo percettivo con il pubblico. Come accade nella musica. Kandinskij non era dogmatico, la sua pittura senza oggetto aveva una corrente reversibile tra astrazione lirica e geometrica, con clamorosi ritorni alla figurazione e alla tradizione. La cultura popolare, il magico mondo del folclore e delle fiabe russe (che sua zia gli leggeva da bambino) rimasero inesauribili fonti di ispirazione. La mostra Kandinskij. L'opera/1900-1940, allestita a Palazzo Roverella di Rovigo (fino al 26 giugno), con la curatela di Paolo Bolpagni ed Evgenia Petrova, parte dalla folgorazione che l'artista ebbe entrando in una dacia durante una missione nel governatorato di Vologda, anno 1889, alla scoperta della minoranza etnica dei Sireni, condotta per il dipartimento di economia politica dell'università di Mosca.

"Non dimenticherò mai le grandi case di legno ricoperte di incisioni. In queste case meravigliose ho vissuto un'esperienza che non si è più ripetuta da allora. Esse mi insegnarono a muovermi nel quadro, a vivere in esso" annotava nella sua autobiografia Sguardi sul passato. In quel momento capì che poteva dipingere senza soggetto, trasformando la propria impressione in una danza di forme e colore. 

Dal popolo dei Sireni, oltre alle tinte vivaci e alle decorazioni astratte, apprese anche il concetto di ort (spirito), quello che ogni essere possiede dalla nascita e che divenne centrale nella sua ricerca. Lo spirito delle persone e delle cose, un'essenza che va al di là della semplice apparenza, per raggiungere la quale bisogna porsi in ascolto con tutti i sensi, in un contatto percettivo totale.

Una selezione della sua ricca collezione di disegni e oggetti del folclore russo apre la mostra, un viaggio attraverso ottanta opere per ripercorrere un'avventura che ha cambiato il Novecento. Opere importanti arrivate da tutto il mondo seguono il cammino di un uomo visionario e rivoluzionario, nato in Russia nel 1866, ma che dal 1921 non metterà più piede nella sua patria, ostracizzato perché artista non politico per scelta, che rivendicava la libertà da qualsiasi condizionamento esteriore, per una totale espressione interiore. La sua rivoluzione la fece quando era già un uomo maturo, un borghese quarantacinquenne, per nulla ribelle o bohémien. Per la pittura lascia la Russia e una carriera accademica, va a Murnau in Baviera con la compagna pittrice Gabriele Münter, e il colore diventa espressionista, carico dell'energia fauve conosciuta in un viaggio a Parigi, autonomo dalla forma, con una valenza simbolica sia spirituale sia sonora.

Una stupenda tela, Muro rosso. Destino del 1909, esprime la potenza del rosso ("il colore della forza sicura di sé stessa", scrive) attraverso una linea che taglia il quadro in diagonale e sembra indicargli la via. La strada era ormai aperta e attorno al 1910 la storia dell'arte colloca la nascita della pittura astratta: una sala accompagna questo passaggio, quattro opere suonano una sinfonia cromatica di mondi infiniti e mobili. È il periodo delle improvvisazioni e delle composizioni, un linguaggio preso dalla musica. In una teca, dialogano le edizioni originali di due testi mitici, anno 1912: il trattato Sullo spirituale nell'arte, in cui l'artista affermava il principio della necessita interiore e la centralità dell'emozione nella creazione artistica, e l'Almanacco del "Der Blaue Reiter" (Il Cavaliere Azzurro), gruppo fondato insieme al pittore Franz Marc, a cui aderirono anche Paul Klee, August Make, Alexej von Jawlensky. Un piccolo, prezioso dipinto di un cavaliere evoca questa figura paladina di una nuova arte, azzurro come il colore per Kandinskij più profondo, che richiamava l'idea di infinito, di purezza e di spirito.

Un angolo dedicato alla pittura di Arnold Schönberg introduce questo musicista fondamentale per Kandinskij: a un suo concerto nel 1911 comprese definitivamente l'obbiettivo di una pittura che desse voce ai suoni dei colori. Nel carteggio che nacque tra loro, parlano di liberarsi dalla rappresentazione, di opere ispirate dall'istinto e non dalla cultura, capaci di risvegliare la sensibilità dello spettatore, posizionando vicini colori e tocchi incompatibili: la dissonanza. Una ricerca che porterà Kandinskij all'astrazione geometrica che caratterizza gli anni del suo insegnamento alla scuola del Bauhaus, mentre Schönberg alla dodecafonia. Proprio a questa stagione meno nota è dedicata una ricca sezione, che vede il protagonismo di cerchi, angoli, linee curve e rette, prima con una prevalenza di cromie fredde, poi con una crescente ironia e leggerezza che caratterizzerà anche la sua fase finale in Francia, dove si spegnerà nel 1944. Insieme, la serie completa dei 14 libri della collana dei "Bauhaus Bucher" firmati dai grandi artisti della scuola e un'opera in forma di gioco di costruzioni, nata da una sua allieva, che riproduce nel legno le forme di Kandinskij. Chiude la mostra la serie delle tavole e delle poesie realizzate per l'album Klänge (Suoni) del 1912, un libro d'artista ante litteram, mai tradotto in italiano. Racconta un Kandinskij anche poeta, di versi che suonano e si trasformano in immagini. Il direttore d'orchestra di una sinfonia totale.