La brigata delle ragazze: le partigiane raccontate da un graphic novel
di Gabriele Di Donfrancesco , di Gabriele Di DonfrancescoQuando Miriam Mafai intervistava le donne che avevano vissuto la guerra, loro prima o poi si lasciavano scappare un commento di nostalgia per le occasioni di libertà che avevano avuto, seppur nell'orrore del conflitto, lontane dagli obblighi di una società ancora patriarcale. È quella memoria storica umana, quel "in quei giorni mi sentii felice", che scappa alla protagonista di questo graphic novel sulla Resistenza, La Rosa armata, con cui l'editore minimum fax inaugura la sua collana di fumetti, "Cosmica". Lo disegna Elisa Menini, che lascia per un po' le tavole sui miti giapponesi con cui si è fatta conoscere presso l'editore Oblomov, per raccontare un episodio della Liberazione. Non è una storia vera, ma la sceneggiatura della scrittrice Costanza Durante (classe 90 come Menini) condensa molte esperienze dell'epoca.
Così Rosa, che imbraccia il fucile quando la sua famiglia viene distrutta, è il…
Quando Miriam Mafai intervistava le donne che avevano vissuto la guerra, loro prima o poi si lasciavano scappare un commento di nostalgia per le occasioni di libertà che avevano avuto, seppur nell'orrore del conflitto, lontane dagli obblighi di una società ancora patriarcale. È quella memoria storica umana, quel "in quei giorni mi sentii felice", che scappa alla protagonista di questo graphic novel sulla Resistenza, La Rosa armata, con cui l'editore minimum fax inaugura la sua collana di fumetti, "Cosmica". Lo disegna Elisa Menini, che lascia per un po' le tavole sui miti giapponesi con cui si è fatta conoscere presso l'editore Oblomov, per raccontare un episodio della Liberazione. Non è una storia vera, ma la sceneggiatura della scrittrice Costanza Durante (classe 90 come Menini) condensa molte esperienze dell'epoca.
Così Rosa, che imbraccia il fucile quando la sua famiglia viene distrutta, è il volto di tutte quelle donne che combatterono per necessità e così scoprirono di potersi liberare da sole. Come la brigata delle partigiane che viene in soccorso di Rosa. Di un distaccamento simile non ci sono notizie, forse per i pregiudizi dell'epoca, visto che poche furono le "compagne di combattimento" riconosciute. Ma le donne, staffette o armate, furono parte fondamentale della Resistenza. "La nostra protagonista non ha un'idea precisa della guerra - ci dice Durante - è una ragazza che vive in campagna e un giorno si vede portar via il fratello e uccidere il padre. Il suo eroismo non dipende da un ideale, ma è una conseguenza della situazione".
Nella storia sono soprattutto gli uomini che fanno il male: stuprano, uccidono. In alcuni momenti, non ha nemmeno importanza a quale sponda appartengano.
Costanza Durante: "Solitamente nelle guerre combattono gli uomini: è un fatto. Idem per le violenze. Più che il desiderio di descrivere questa dicotomia uomo-donna, però, c'era quello di raccontare cosa significasse per una ragazza spinta fuori dalla sua vita ordinaria entrare in un conflitto, senza il desiderio di parteciparvi".
E la sua Rosa, Elisa, com'è nata nel disegno?
Elisa Menini: "Venendo dai lavori sul Giappone non avevo minimamente idea dei costumi delle donne italiane degli anni Quaranta. Ho dovuto fare molte ricerche".
Il Giappone è molto presente: i nazifascisti sembrano demoni.
EM: "Sì, non volevo dare una nota veristica, come nei bombardamenti: qui il colore prende il sopravvento".
A quali testimonianze storiche vi siete ispirate?
CD: "Alla storia della partigiana Walkiria Terradura, mentre per le donne armate si hanno poche notizie. C'è il libro della partigiana Carla Capponi, Con cuore di donna, su via Rasella e Roma. A noi, però, interessava il sentore dell'epoca, come per i romanzi di Beppe Fenoglio, che abbiamo riscoperto lavorando al fumetto, o per L'Agnese va a morire di Renata Viganò, che citiamo in esergo".
Raccontate anche la sensazione di emancipazione che, pur nell'orrore, provavano queste donne. Viene da pensare alle testimonianze in "Pane nero" di Miriam Mafai.
CD: "In realtà mi sono basata su un libro che si chiama Donne armate (Anna Teresa Iaccheo, Mursia, del '94, ndr) che traccia un ritratto di queste figure che con l'esperienza terribile della guerra scappavano non da situazioni peggiori, ma in cui di certo non erano libere di esprimersi. Si ribellavano ai padri, ai fratelli, ai mariti: era un modo per autodeterminarsi. Però non volevamo fare un trattatello storico, tutto questo era importante per l'aspetto emotivo".
Che si esprime nelle trovate grafiche, come nelle scene di violenza.
EM: "Se per il Giappone mi ispiravo alle stampe nei cataloghi, qui per le pose io e il mio moroso ci siamo messi a imitare quel che facevano i personaggi in sceneggiatura. È stato un lavoro di corpo".
Come facevate, vi fotografavate?
EM: "Sì e per le espressioni usavo uno specchio".
CD: "Vorrei vederle".
EM: "Diciamo che non è un bello spettacolo! Però l'empatia che si ha con i personaggi è molto forte. È un genere di narrazione femminile che manca: non sono superdonne, corrispondono solo alla loro natura. Non vogliono scavalcare l'uomo ma comportarsi in maniera diversa".
Come ha lavorato sugli occhi? Sono espressivi ma stilizzati.
EM: "Un occhio anatomico sarebbe stato didascalico. C'è poca china, ma la botta arriva quando sulla tavola domina il colore e nell'occhio resta il vuoto, così si viene a creare questa sensazione di inquietudine. Sono sguardi terrorizzati".
L'effetto ricorda i film neorealisti.
EM: "Mi sono rifatta a Roma città aperta".
In molte scene appare una volpe.Un altro tocco giapponese.
EM: "È l'unico animale che si vede: nella tradizione giapponese, è magico, un famiglio".
CD: "È la guida spirituale di Rosa".
Il libro. La Rosa armata di Costanza Durante e Elisa Menini è edito da minimum fax (pagg. 189, euro 18)