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La Sardegna di Carlo Levi in mostra al Man di Nuoro

Carlo Levi, Autoritratto con la mano gialla (part. 1930, olio su tela) dalla Fondazione Carlo Levi di Roma 
Al museo Man di Nuoro i dipinti dello scrittore svelano il legame non solo letterario con l’isola
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È un viaggio intenso, costellato di luoghi aspri e autentici, cultura millenaria, costumi arcaici e moderni, antropologia ed ecologia d'anticipo in Sardegna; un diario di incontri, volti da riscoprire, con voci, suoni, canti, lungo un intreccio fitto di parole e dipinti. Ci si perde fra nomi che suonano "petrosi": Attitu, ferule, asfodeli, Nuraghe Piscu, e paesi che si chiamano Orune, Quartucciu, Selargius; fin i carrubi diventano grovigli con gli umani; tutto torna e si lega al presente attraverso l'inedita, appassionante rilettura di Tutto il miele è finito di Carlo Levi (Torino 1902- Roma 1975), il libro pubblicato nel 1973 da Einaudi che l'autore paragonava "al ritratto di una persona conosciuta nel tempo, il cui viso racconta... i diversi momenti della sua storia, la persona è la Sardegna".


Da lì, dal titolo che ripete il lamento d'una madre in Barbagia sulla morte del figlio, nasce l'omaggio Tutto il miele &eg…

È un viaggio intenso, costellato di luoghi aspri e autentici, cultura millenaria, costumi arcaici e moderni, antropologia ed ecologia d'anticipo in Sardegna; un diario di incontri, volti da riscoprire, con voci, suoni, canti, lungo un intreccio fitto di parole e dipinti. Ci si perde fra nomi che suonano "petrosi": Attitu, ferule, asfodeli, Nuraghe Piscu, e paesi che si chiamano Orune, Quartucciu, Selargius; fin i carrubi diventano grovigli con gli umani; tutto torna e si lega al presente attraverso l'inedita, appassionante rilettura di Tutto il miele è finito di Carlo Levi (Torino 1902- Roma 1975), il libro pubblicato nel 1973 da Einaudi che l'autore paragonava "al ritratto di una persona conosciuta nel tempo, il cui viso racconta... i diversi momenti della sua storia, la persona è la Sardegna".


Da lì, dal titolo che ripete il lamento d'una madre in Barbagia sulla morte del figlio, nasce l'omaggio Tutto il miele è finito, la pittura, la Sardegna al Museo Man di Nuoro (fino al 19 giugno), per i 120 anni dalla nascita e negli anniversari dei due viaggi nel 1952 e '62 del pittore, scrittore, medico e politico, fra i più alti accenti del secolo scorso. La mostra, curata con competenza da Giorgina Bertolino, che peraltro dà il benvenuto alla neodirettrice Chiara Gatti, racconta gli articoli da inviato per L'Illustrazione Italiana e La Stampa, un palinsesto di paesaggi, cultura, poesia, natura, che il Man ripercorre in 90 opere, dipinti, foto, incisioni, documenti, in arrivo dalla Fondazione Carlo Levi di Roma e da vari musei e collezioni private.


Tre piani del museo accompagnano a scoprire il legame fra Carlo Levi e la Sardegna anni '50, lui torinese meridionalista che sbarca forte del successo di Cristo si è fermato a Eboli, edito nel 1945 ma vergato nel confino in Lucania. Superbo narratore di storie sapeva ascoltare, prima di partire leggeva, si informava per andare a fondo d'ogni persona e cosa, pastori, operai, contadini, borghesi, intellettuali, "trascrive, dipinge in continuo rapporto fra scritti e appunti, raccoglie testimonianze, impressioni, così anche i paesaggi sono dei ritratti, il libro è un paesaggio scritto" spiega la curatrice "al rientro continuava a documentarsi".


Al piano terra l'inedito album di viaggio nel 1952 presenta 10 foto, scatti minuscoli in bianco e nero, punto di partenza della mostra, con i rari superstiti e i luoghi testimoni della presenza sul campo dì Levi: ora lo si scorge calarsi fra le pietre della Nuraghe Piscu, raggiungere il fondo in penombra ed eternare il cielo, mentre un'amica guarda dall'alto; altrove le donne danzano nelle strade di Orune con il capo coperto da fazzoletti neri; è poi la volta dell'archeologo Godeval Davoli in posa con i vecchi genitori; ecco la sindaca maestra Margherita Sanna muoversi davanti al comune di Orune, prima donna d'Italia a quel vertice. A parete sfilano le campagne fotografiche di due famosi fotografi che lo accompagnano, pubblicate in parte a corredo del primo reportage per L'Illustrazione Italiana, 16 esiti di Federico Patellani e 10 foto dell'ungherese János Reismann per la versione tedesca del volume 1965.


La pittura, diario e biografia, rintraccia le stagioni dal 1925 ai primi anni '70. Difficile a piano terra trascurare i tre autoritratti dei momenti centrali: La mano gialla, 1930, al tempo del Gruppo dei Sei pittori di Torino sotto l'ala di Casorati, ma anche di Parigi, dove lo sguardo si apre a esperienze postimpressioniste, fauve, un po' a Matisse e a Modigliani; il secondo del 1935 è fissato nelle pennellate grigie, bianche, nere, in veste di pittore con tavolozza in mano, la stagione di "Giustizia e Libertà" con il confino in Lucania. Drammatico l'ultimo, Il narciso rovesciato, 1973: barba, baffi, occhiali per l'occhio operato, scava dentro gli ingombri della mente a tratti decisi, mossi, ondulanti.


Al primo piano gli esordi dal 1925 al '30 con le sue città, la famiglia, gli amici: Torino, Parigi, la Alassio delle estati, Aria declina la cittadina ligure in chiave europea. Ci si muove poi fra il padre e i preziosi dipinti della madre; al secondo piano ormai "la grafia ondosa" si conferma cifra stilistica per dare vita e fiato a cupe nature morte, paesaggi, ritratti coinvolgenti degli amici: nel 1933 Leone Ginzburg, del gruppo dei fuoriusciti, è reso a pennellate memori di Van Gogh e degli espressionisti. Dal confino disegna e incide la guerra: corpi nudi e affastellati in una terra desolata, mentre due occhi surrealisti osservano dall'alto, gli animali scuoiati sono le vittime innocenti d'un vortice letale.

Sorprende Amoroso contrario di Morandi del '37, dove le tre bottiglie metafisiche compaiono al centro del caos, sopra un fondo materico acceso di pennellate frenetiche. Riflessivo e perplesso il dolce volto della compagna Linuccia Saba, figlia del poeta. Muove a commozione il Lamento per Rocco Scotellaro, 1953-54: la madre e le "pie donne" di Barbagia dai volti scolpiti nel dolore con i blu e neri, è il dramma che offre il titolo al volume. Ardua al termine la scelta fra Lussu e Calvino, due memorabili ritratti, come documenta il sostanzioso catalogo Allemandi.


Infine, le tre significative installazioni site specific di Vittoria Soddu, Ogni andare è un ritornare rileggono la narrazione dell'isola, compresa la voce di Carlo Levi tra moving image e sound sculpture, prodotte con la Sardegna Film Commission.