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Libri. Atticus Lish: crudele lessico famigliare

Nel suo nuovo lavoro "In guerra per Gloria" il protagonista racconta l'odio per il padre e la malattia della donna che gli ha dato la vita: una vera e propria grammatica del dolore
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Atticus Lish ha riassunto il senso del suo secondo, ultimo romanzo in una domanda: «Se ami una persona sei pronto a cambiare per lei, sconfiggendo te stesso?». Questo fa il giovane Corey quando entra «in guerra per Gloria», sua madre: cambia, si perde, si annulla, ma alla fine probabilmente evita la sconfitta profetizzata dal suo dna. Come già nello splendido Preparativi per la prossima vita Lish racconta personaggi ai margini, conseguente violenza e calpestata innocenza. Innesca la trama come un ordigno letale, senti arrivare il tuono e sai che esploderà. Il primo romanzo era ambientato nei sobborghi di New York e aveva al centro la storia d’amore tra una immigrata cinese e un reduce dall’Iraq. Questo si sposta alla periferia di Boston e ha al cuore il rapporto tra una donna che si ammala di sclerosi laterale amiotrofica e suo figlio, che rinuncia a tutto per starle accanto.


Corey finirà poi per arruolarsi e andare incontro a…

Atticus Lish ha riassunto il senso del suo secondo, ultimo romanzo in una domanda: «Se ami una persona sei pronto a cambiare per lei, sconfiggendo te stesso?». Questo fa il giovane Corey quando entra «in guerra per Gloria», sua madre: cambia, si perde, si annulla, ma alla fine probabilmente evita la sconfitta profetizzata dal suo dna. Come già nello splendido Preparativi per la prossima vita Lish racconta personaggi ai margini, conseguente violenza e calpestata innocenza. Innesca la trama come un ordigno letale, senti arrivare il tuono e sai che esploderà. Il primo romanzo era ambientato nei sobborghi di New York e aveva al centro la storia d’amore tra una immigrata cinese e un reduce dall’Iraq. Questo si sposta alla periferia di Boston e ha al cuore il rapporto tra una donna che si ammala di sclerosi laterale amiotrofica e suo figlio, che rinuncia a tutto per starle accanto.


Corey finirà poi per arruolarsi e andare incontro a una guerra in senso stretto, ma sarà nulla in confronto a quella che ha combattuto per sua madre. Gloria è una donna irrisolta, voleva diventare una scrittrice ma non è mai riuscita a comporre più che pensieri sparsi. Voleva l’amore libero, ha frequentato donne e uomini, ma ha finito per avere un figlio dal peggior elemento con cui riprodursi. Leonard, il padre, è una facciata: niente di quel che si sforza di apparire. Non ha una laurea in fisica mai utilizzata per rigetto delle istituzioni scientifiche (è soltanto un autodidatta pretenzioso); non è un poliziotto (ma una guardia giurata a contratto); non si chiama neppure Goltz ma Agoglia. È un maschio frustrato, disprezza gli obiettivi che non ha saputo raggiungere. Si sente incompreso, ammira i criminali, maltratta i più deboli, a cominciare dalle donne, Gloria per prima. Più lei s’indebolisce e più lui si accanisce. Torna nella sua vita solo per farle ancora più male e per scatenare la rabbia del figlio verso questo “padre a contratto”.

La malattia di Gloria si rivela molto presto e imbocca una discesa inesorabile quanto struggente. Difficile dimenticare la pagina in cui Corey la trova a terra, in mezzo a suppellettili sfasciate e lei si giustifica: «Ho tentato di saltare per l’ultima volta». Un male progressivo e incurabile che toglie una facoltà alla volta (movimento, parola, pensiero) è una sofferenza letteralmente indescrivibile. Lish, come chiunque stia all’esterno, risolve con una cronaca spietata l’impossibilità di percepire il dolore altrui, ma riesce a rendere quello, indiretto, del figlio. È un insetto che sbatte contro i muri, come nella gabbia in cui si disputano i combattimenti di arti marziali miste con cui si sfoga. Ma quando vince un incontro è alla madre che dedica il successo, perché è lei la vera lottatrice.

Ci sono molti gironi infernali che una malattia costringe ad attraversare e che Lish accuratamente descrive: la burocrazia sanitaria, la disponibilità a tempo degli affetti altrui, la solitudine che chiude come un guscio e lascia prigionieri di niente. Non è spoiler rivelare che Gloria morirà. Strano è che accada a tre quarti del romanzo. Quel che succede dopo ha destabilizzato i recensori americani, che hanno trovato incongrua l’esplosione di violenza successiva. Accadeva anche nel romanzo precedente. Il meccanismo a orologeria è lo stesso: uomini bianchi frustrati scaricano la colpa su altri, più fragili, fanno loro del male e non tutti ne pagano le conseguenze. Dalla tempesta finale scatenata da Lish esce in piedi sempre un solo personaggio, qui il ragazzo, che potrà, anche lui, prepararsi alla prossima vita portando con sé il meglio di quel che ha conosciuto e scartando il male. Lasciandosi alle spalle il dolore, la rabbia, la delusione e l’irrazionalità perché una vita di rimpianti è una vita persa e una vita di rimorsi non è vita affatto.

Cercare lo specchio autobiografico in questo romanzo è un esercizio futile. Lish ha avuto una madre malata di sclerosi e un padre ingombrante, ma è difficile l’abbia detestato come fa il suo protagonista con il proprio, dato che lo mette in testa ai ringraziamenti per «il supporto economico durante la scrittura». Gordon Lish è l’uomo che rese Carver il Carver che conosciamo tagliando (talora sul più bello) i suoi racconti. Se una piccola vendetta del figlio Atticus esiste è nel non aver pensato di ridurre di qualche decina di pagine la sua opera. Ma già dopo due soli romanzi si può intuire che lui è questo: un autore elaborato e spesso inquietante, che attira verso angoli oscuri e conosce due sole forme di liberazione: l’amore e il sacrificio, realizzato attraverso la dedizione prima e la rinuncia poi. È un anelito alto quello che sale dalle sue pagine. Ma è così che possiamo prepararci alla vita e alla guerra che ci capiteranno: preparandoci a cambiare per chi amiamo. Se ne saremo capaci.

Il libro: Atticus Lish,"In guerra per Gloria", Rizzoli, Traduzione Alberto Cristofori, pagg. 544, euro 21