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Vissi d'arte preistorica

Dea Madre, santuario neolitico del sito archeologico
di Çatal Hüyük, in Anatolia centrale, VII-VI millennio a.C. 
Gwenn Rigal, per molti anni guida e interprete nella celebre grotta di Lascaux, ci regala un racconto esaustivo sulla bellezza e sul mistero dei dipinti realizzati dai nostri antenati ancestrali. Un enigma affascinante e ancora irrisolto
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Tutto comincia quando nel 1879 in Cantabria, Spagna. Marcelino Sanz de Sautuola entra nella grotta di Altamira in cui ha appena iniziato a scavare; l'accompagna la figlia Maria di otto anni. La bambina alza gli occhi al soffitto ed esclama: "Mira, papà! Bueyes". Così il mondo scopre una delle meraviglie dell'arte parietale europea: i bisonti del soffitto policromo. De Sautuola non ebbe da questa scoperta nessuna gloria, anzi, come scrive Gwenn Rigal ne Il tempo sacro delle caverne (Adelphi), gli causò polemiche a non finire: fu accusato di avere fabbricato le pitture, vecchie di 18-14.000 anni prima. Solo nel 1902, da morto, al congresso di Montauban, gli fu riconosciuto di non essere stato un falsario.

Gwenn Rigal, guida e interprete a Lascaux, in Francia - altro sito parietale straordinario - ha scritto un libro che costituisce una sorta di summa di tutto quanto s'è detto e scritto sull'arte prodotta tra i 40.000 e i 12.00 anni …

Tutto comincia quando nel 1879 in Cantabria, Spagna. Marcelino Sanz de Sautuola entra nella grotta di Altamira in cui ha appena iniziato a scavare; l'accompagna la figlia Maria di otto anni. La bambina alza gli occhi al soffitto ed esclama: "Mira, papà! Bueyes". Così il mondo scopre una delle meraviglie dell'arte parietale europea: i bisonti del soffitto policromo. De Sautuola non ebbe da questa scoperta nessuna gloria, anzi, come scrive Gwenn Rigal ne Il tempo sacro delle caverne (Adelphi), gli causò polemiche a non finire: fu accusato di avere fabbricato le pitture, vecchie di 18-14.000 anni prima. Solo nel 1902, da morto, al congresso di Montauban, gli fu riconosciuto di non essere stato un falsario.

Gwenn Rigal, guida e interprete a Lascaux, in Francia - altro sito parietale straordinario - ha scritto un libro che costituisce una sorta di summa di tutto quanto s'è detto e scritto sull'arte prodotta tra i 40.000 e i 12.00 anni fa nel Paleolitico superiore dagli uomini chiamati di Cro-Magnon, ovvero nel periodo che va dall'arrivo dell'uomo moderno sino all'ultima deglaciazione. Non è l'unica espressione artistica di questi nostri progenitori, ma sicuramente è quella che ci lascia ancora oggi stupefatti e abbacinati. Nei recessi della Terra, dentro cunicoli, caverne, anfratti, pozzi, i Cro-Magnon hanno tracciato animali, i grandi erbivori, simboli sessuali ed esseri umani (pochi ma incredibili).

Perché? La domanda riecheggia in tutte le pagine di questo libro dettagliato, puntiglioso e insieme chiaro. Per quale ragione questi artisti - tali sono - hanno dipinto in condizioni precarie e difficili in un territorio che s'estende dall'Atlantico agli Urali?

Nella grotta Chauvet, scoperta solo nel 1994, i disegni più antichi risalgono a 37.000 anni fa. Per André Leroi-Gourhan, paleontologo, uno dei protagonisti del libro, autore del fondamentale Il gesto e la parola edito anni fa da Einaudi (ora da Mimesis), si tratterebbe del primo esempio di civiltà europea. Quarantamila anni fa, un tempo per noi lontanissimo, ma solo un battito di ciglia nella storia della Terra, i nostri antenati diretti s'arrampicarono con scale e forse con impalcature su queste pareti buie per disegnare e dipingere.

Insieme al paleontologo francese, ex resistente contro i nazisti, c'è un altro curioso personaggio che domina le pagine di Rigal: Henri Édouar Prosper Breuil, un religioso nato nel 1877 in Normandia, padre della moderna paleontologia, lo studioso più accanito nella ricerca delle pitture parietali. Con il suo indubbio talento di disegnatore le ha trascritte in fondamentali tavole, realizzate stando sdraiato in luoghi angusti, umidi e senza aria. A lui si deve la prima conoscenza sistematica delle pitture (una sua biografia si legge in A.D. Aczel, Le cattedrali della preistoria, Raffaello Cortina).

I Cro-Magnon erano cacciatori-raccoglitori, nomadi e seminomadi; i loro artisti disegnavano non a loro piacimento, scrive Gwenn Rigal, bensì seguendo un metodo codificato, che era stato insegnato loro, e questo in un arco di tempo di quasi 30.000 anni. Questa ripetizione d'un canone espressivo e tecnico fa pensare a un vero e proprio rito, così che l'arte delle caverne è stata intesa alla stregua di un'arte sacra. Per Mircea Eliade le grotte sono infatti "spazi sacri al centro del mondo", legate, secondo alcuni, ai riti della caccia, mentre per altri studiosi si tratta di riti sciamanici, o ancora di forme totemiche.

Dopo 245 pagine fitte di nomi, dati, informazioni e discussioni, Gwenn Rigal conclude che nessuna delle ipotesi presentate nel corso del volume spiega da sola l'intero corpus artistico del Paleolitico. Che miti saranno allora quelli dipinti nelle spelonche?

In un capitolo di Palomar l'alter ego di Italo Calvino visita le rovine di Tula, antica capitale dei Toltechi. L'accompagna un amico, Octavio Paz, che gli spiega i significati di quello che vedono. Insieme a loro c'è un gruppo scolastico accompagnato da un maestro, che si gira verso i ragazzi e dice: "No es verdad, non è vero quello che ha detto quel señor". Alla fine di questo dottissimo libro sulle pitture delle grotte, non possiamo che ripetere con lui: "Non si sa cosa significano". Sappiamo solo che sono semplicemente meravigliose.

Il libro - Gwenn Rigal Il tempo sacro delle caverne (Adelphi, traduzione Svevo D’Onofrio, pagg. 299, euro 32)