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Giulia Villoresi e l'educazione sessuale di una suora: "Il candore è scandaloso"

Esce per Marsilio "Benedetto il frutto", un romanzo erotico che racconta l'iniziazione al sesso di Faustina, una giovane religiosa scissa tra pulsioni e spiritualità. Tra riferimenti teologici e scene di sesso meticolose, il libro affronta la riscoperta del corpo come disvelamento identitario
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Benedetto il frutto è il nuovo libro di Giulia Villoresi, esce il 7 giugno per Marsilio e racconta la scoperta della sessualità di una giovane suora di origine portoghese, Faustina, che vive a Roma negli anni Novanta. È un romanzo erotico, un romanzo di formazione identitaria, un romanzo ricco di spunti teologici. È un romanzo dalla scrittura illuminata, soprattutto nelle scene erotiche che riescono a generare nel lettore un sano equilibrio di eccitazione ed emozione. È un romanzo che può disturbare, per la forza di una descrizione meticolosa, ma che nell’avvertenza ai lettori contiene la perfetta chiave: “L’unica raccomandazione che vorrei fare ai lettori è: mentre leggete, fidatevi del vostro cuore”. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Giulia Villoresi, dopo l’esordio del 2009 con La Panzanella (Feltrinelli) vincitore del premio Vittorini opera prima e Chi è felice non…

Benedetto il frutto è il nuovo libro di Giulia Villoresi, esce il 7 giugno per Marsilio e racconta la scoperta della sessualità di una giovane suora di origine portoghese, Faustina, che vive a Roma negli anni Novanta. È un romanzo erotico, un romanzo di formazione identitaria, un romanzo ricco di spunti teologici. È un romanzo dalla scrittura illuminata, soprattutto nelle scene erotiche che riescono a generare nel lettore un sano equilibrio di eccitazione ed emozione. È un romanzo che può disturbare, per la forza di una descrizione meticolosa, ma che nell’avvertenza ai lettori contiene la perfetta chiave: “L’unica raccomandazione che vorrei fare ai lettori è: mentre leggete, fidatevi del vostro cuore”. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

Giulia Villoresi, dopo l’esordio del 2009 con La Panzanella (Feltrinelli) vincitore del premio Vittorini opera prima e Chi è felice non si muove (Feltrinelli) del 2014, torna alla scrittura dopo tanti anni. Come mai?
Avevo imboccato la strada dell'autofiction. Proust la faceva ed era altissima, oggi purtroppo c'è soltanto egofiction ed è qualcosa che impedisce di liberare l’immaginazione. Considerando che l’immaginazione è alla base del romanzo, mi attirava scrivere con una voce che non fosse la mia. Il romanzo è in prima persona ma la voce è di Faustina, una suora italo-portoghese. A scrivere è lei.

Da questa consapevolezza ad arrivare a comporre un romanzo erotico c’è tanta strada.
La decisione parte da un punto di vista pratico. Si scrive tanto e si guadagna poco. Cercavo qualcosa che potesse farmi guadagnare e, pur senza conoscere il genere, ho pensato che avrei potuto provare con il romanzo erotico. Inizialmente non volevo firmarlo con il mio nome, pensavo di costruirlo come se la protagonista esistesse davvero. Non cercavo una bella prosa - a scriverlo doveva essere una suora - e così mi sono così liberata del problema della scrittura e sono partita nella libertà totale.

Giulia Villoresi 
In questa libertà ha trovato una scrittura prodigiosa, soprattutto nelle scene erotiche, da sempre croce anche dei più grandi scrittori.
In quelle scene non c’è alcuna intenzione letteraria. Spesso le scene di sesso sono vagamente comiche perché l’intenzione letteraria, che può essere artistica ma non dovrebbe sentirsi, ha poco a che fare non con il sesso. Ho rivissuto le memorie erotiche più eccitanti di suor Faustina e nel suo bisogno di rievocarle le ho descritte nella purezza totale con il solo scopo di dire. La scrittura è arrivata come in uno stato di trance, non c’era coscienza.

Una trance nella quale ha piazzato una suora. Audace la scelta di affrontare la sessualità di una persona religiosa.
Andavo in una scuola di suore, la stessa in cui vive Faustina. Mi domandavo quale fosse il senso della loro vita fino a quando ho capito che in alcuni individui esiste una spiritualità potente. Una suora non può fare sesso ma, come dice Faustina, esistono persone che arrivano a sperimentare un’incontinenza sessuale. Cosa succede se a un certo punto l’eros si impossessa di una suora?  È qualcosa di assoluto che non può essere vissuto pubblicamente, corrisponde a un bisogno animalesco primario che finisce per ricongiungerci con una parte di noi.

Nelle sue pagine emerge l'importanza della scoperta dell’identità attraverso la sessualità.
Chi prova a conoscersi generalmente lo fa attraverso la mente ma non funziona perché essendo governata dall’ego la mente è ingannevole, ripetitiva, assolve, non è affidabile. Cos’è affidabile? L’emozione, perché è corpo. Quando proviamo eccitazione reagiamo senza mediazione e abbiamo la certezza di essere veramente noi. Possiamo ignorarlo o andarlo a vedere. Eros, corpo ed emozione sono le tre chiavi per trovarsi.

Il suo è un romanzo erotico che esce all’inizio dell’estate, l’idea che possa diventare una sorta di Cinquanta sfumature di grigio del 2022 la disturba?
Affatto, fa parte della mia trasformazione. Molto di quello che scriviamo ha a che fare con le idee che abbiamo sulla letteratura e su come vogliamo collocarci all’interno di quel mondo. Così si finisce per ignorare cosa si vuol fare con la scrittura. L’idea di aver scritto un “cinquanta sfumature” mi fa piacere, significherebbe che il pubblico mi sta leggendo e io sono riuscita a comunicare con loro.  

Suor Faustina non racconta soltanto una storia di sesso ma anche di religiosità. Un tema che le sta molto a cuore avendo un dottorato in Storia religiosa e istituzioni della Chiesa.
Sono immersa nella questione della fede e della spiritualità. L’esperienza interessante però è stata rinunciare a segnalare che mi stavo muovendo in acque sublimi. Nei due libri precedenti tentavo di muovermi nell’alto, ora è automatico andar in quelle acque ma il brivido è stato dare al lettore degli spunti da cogliere.

Il libro si  muove su più livelli, affronta la sessualità con scene molto forti ma parla anche di affetti, di ricerca di identità, di genitorialità.
In me ci sono la suora incontinente, la teologa, la lettrice. Tutti questi personaggi sono nel libro ma nessuno è preponderante così come non lo sono in me. Mi sono riversata su queste pagine con le stesse questioni che mi attirano personalmente ovvero sesso, religione, amicizia, giudizio degli altri e su se stessi. Sono i miei temi e sono tutti qui dentro. In più c’è un grande desiderio della mamma, un rimpianto per la mamma.

Su tutto infatti aleggia forte il femminile.
Nel libro c’è un femminile che richiede guarigione, proprio come il mio. Volendo parlare di femminismo mi dispiacerebbe che il femminile venisse mascolinizzato, finisse per perdere compassione, empatia, eros, bellezza. Tutti aspetti che richiedono guarigione. La donna ha dovuto vivere in modo ritirato il suo femminile, ora tutto questo deve avere il coraggio di fluire all’esterno senza prendere in prestito il modello maschile ma portando come esempio etico le qualità intrinseche del femminile.

Quando questo femminile si applica alla Chiesa rischia di diventare qualcosa di scomodo però.
Esistono poche notizie su quello che succede alle suore ma non così poche da non sapere che negli istituti religiosi dove sono le donne succede di tutto. Ho lasciato fuori un tema enorme, quello degli abusi dei preti sulle suore, perché non mi interessava trattarlo qui. Ogni tanto si parla di celibato nella Chiesa ma è affrontato esclusivamente per gli uomini. Il celibato non è un dogma, è noto che fino al Medioevo i preti si sposavano. La rinuncia al sesso, al corpo, produce sofferenza e aberrazioni.

Non solo nella Chiesa.
Il mondo occidentale ha rimosso totalmente del corpo. La liberazione sessuale non ha prodotto i risultati sperati, anche chi crede di essere emancipato è inconsapevole di chi è e di quali sono le sue esigenze. Si segue il copione dei laici, magari facendo molto sesso e parlandone molto, ma l’erotismo è un'altra cosa. La liberazione passa nello smettere di andare verso la mente accettando di avere un corpo. Il sesso oggi è molto mentale e poco corporeo.

Detto questo ci sono scene molto forti, qualcuno potrebbe trovarle disturbanti.
Ho la coscienza pulita ma so che il candore è molto scandaloso a volte. Il meticoloso candore con il quale Faustina descrive tutto può essere disturbante per qualcuno, lo capisco. Non a caso ho scelto di chiedere ai lettori di “fidarsi del loro cuore”. Questa è per me la frase che racchiude tutto il libro.

Considerata la materia trattata immagino che non sia stato facile trovare un editore, magari qualche critico non lo leggerà. Il sesso è un tabù?
Io vivo in una bolla, lo sospettavo ma non avevo un’idea chiara. Pensavo che un editore oggi potesse sforzarsi di più, nell’ottica dell’emancipazione. Ma non è stato così e questo mi fa pensare che il sesso è veramente qualcosa. Forse perché non si crede più nell’immortalità, ci si vuole dimenticare della propria mortalità. Eros e thanatos ma non nell’accezione comune. Il mondo è un oggetto simbolico e finiamo per non goderci il sesso perché siamo terrorizzati dall’idea di scomparire.

Teme che la sua immagine possa cambiare?
Oggi c’è un’esigenza di posizionarsi, di essere riconoscibile. Trovo con difficoltà la mia zona di riconoscibilità però la mia ricerca mi appare molto coerente.

Con quali parole descriverebbe Benedetto il frutto?
Userei le parole utilizzate da mia figlia un paio di anni fa, a sei anni, quando si informava del lavoro che stavo facendo. Cercai di spiegarle cosa fosse un romanzo erotico e di cosa parlasse, poi mentre più tardi cercavo le parole giuste per la presentazione agli editori le chiesi aiuto. La sua risposta fu: suora, erotico, pieno di scintille. E per me il libro è questo.

La imbarazza pensare che le sue figlie un giorno lo leggeranno?
Affatto. L’unica persona che vorrei non lo leggesse è mio suocero, mi dispiacerebbe turbare qualcuno che amo.