La fiaba nera di Mr. King
di Luca D'Andrea , di Luca D'AndreaProtagonista di Fairy Tale (Sperling & Kupfer, traduzione di Luca Briasco) è il giovane Charlie Reade, personaggio kinghiano che più kinghiano non si può: ha diciassette anni, è un ragazzone che gioca a football (in difesa, perché la velocità non è il suo forte) ma la spensieratezza non sa cosa sia visto che è dovuto crescere in fretta e nel peggiore dei modi. Suo padre, che King delinea con profonda umanità, è un ex alcolista divenuto tale a causa della morte orribilmente banale della compagna. Charlie, perciò, ha dovuto imparare a cavarsela da solo e a fare da tutore a quel padre disperato che solo con l'aiuto dell'A. A. (e dell'affetto del figlio) è riuscito a diventare ex. Ammesso che si sia mai davvero ex alcolisti perché, come Charlie paventa, ci vuole poco per tornare ad annegare nella bottiglia (e se volete un conto alla rovescia che scandisca la vicenda in maniera angosc…
Protagonista di Fairy Tale (Sperling & Kupfer, traduzione di Luca Briasco) è il giovane Charlie Reade, personaggio kinghiano che più kinghiano non si può: ha diciassette anni, è un ragazzone che gioca a football (in difesa, perché la velocità non è il suo forte) ma la spensieratezza non sa cosa sia visto che è dovuto crescere in fretta e nel peggiore dei modi. Suo padre, che King delinea con profonda umanità, è un ex alcolista divenuto tale a causa della morte orribilmente banale della compagna. Charlie, perciò, ha dovuto imparare a cavarsela da solo e a fare da tutore a quel padre disperato che solo con l'aiuto dell'A. A. (e dell'affetto del figlio) è riuscito a diventare ex. Ammesso che si sia mai davvero ex alcolisti perché, come Charlie paventa, ci vuole poco per tornare ad annegare nella bottiglia (e se volete un conto alla rovescia che scandisca la vicenda in maniera angosciante, eccolo servito in tutta la sua magistrale semplicità).
Così quel ragazzone grande e grosso, narratore in prima persona della vicenda, non ha dubbi quando le circostanze lo portano a decidere se aiutare o meno il signor Bowditch, un vecchio che vive recluso in quella che tutti chiamano "la casa di Psycho". Aiutare il signor Bowditch, scontroso e solitario come pochi, ma anche, e per la linea narrativa di Fairy Tale è forse l'unica cosa davvero importante, di Radar, l'altrettanto anziano cane del misterioso vecchio. Radar è un ex anche lui: ex cane da cui è meglio stare alla larga.
Il punto in cui fermarsi nell'anticipare la trama di Fairy Tale sta nel descrivere la particolarità della casa di Psycho. Accanto al rudere, infatti, c'è un capanno da cui, ogni tanto, provengono strani rumori. È il segreto del signor Bowditch: la porta per un altro mondo.
La monumentale bibliografia di Stephen King si può suddividere in due o tre filoni tematici principali che spesso si ripetono e si sovrappongono. Ad esempio il topos del diventare adulti che, come in Stand By Me, anche qui ha un suo peso. Quello che Fairy Tale esplora in pieno è uno dei più interessanti e forse più difficili, la risposta (o almeno un tentativo di dare risposta) alla domanda: "Da dove vengono le storie?" King l'aveva già affrontato in molte delle sue opere, la prima che viene in mente è il toccante La storia di Lisey, ma qui l'interrogativo va a fondersi con un altro dei capisaldi del suo modo di vedere il mondo: se le storie arrivano da un "qualche parte" che esula dalla mente dell'autore (o, meglio: se gli autori in modo più o meno conscio attingono allo stesso luogo magico) che succede se in quel posto al di là del tempo e dello spazio ci finisco, per dirla alla maniera di Dorothy Gale, con tutte e due le scarpe?
In altri momenti avremmo definito questo romanzo un'opera postmoderna, colma com'è di citazioni più o meno velate e più o meno giocose che manderanno in brodo di giuggiole i più affezionati lettori del maestro del Maine e della narrativa soprannaturale in generale (i fan della Torre Nera non potranno non notare una certa pistola, mentre quelli di H. P. Lovecraft esulteranno per i tentacoli e gli innominabili orrori cui è impossibile dare un nome) oggi, passata la sbornia dell'autoreferenzialità, capiamo che Fairy Tale è l'opera serissima di un autore che, raggiunta la maturità, anziché adagiarsi sui meritati allori, cerca nuove prospettive alle domande che lo perseguitano da sempre incarnandole nelle vite di personaggi, da Charlie al signor Bowditch fino al commovente cane Radar, tratteggiati con la consueta strabiliante abilità: sta nella costruzione dei rapporti fra le persone, persone che più vere di così è difficile immaginare, il motivo del successo mondiale di King.
La vena malinconica che fa da contraltare alle invenzioni fantasy di Fairy Tale è data dalla consapevolezza che, prima o poi, tutte le storie, siano esse belle o brutte, devono finire. Come la vita delle persone. O dei cani. Non c'è un trucco per portare indietro il tempo e anche se dovesse esserci, il risultato non sarebbe (come dimenticare Pet Sematary o il purtroppo sottovalutato Revival?) quello sperato. Fairy Tale è un romanzo che fila come uno strano viaggio sulle montagne russe. Parte con calma, a combustione lenta, prendendosi tutto il tempo necessario per costruire gli snodi e i colpi di scena che, col procedere della lettura, si susseguono a ritmo sempre più sostenuto. Godibilissimo e, a tratti, davvero divertente. D'altra parte, però, questo corposo romanzo è anche un'opera che richiede un certo grado di riflessione perché quando parliamo del luogo in cui le storie nascono, parliamo anche del luogo in cui esse muoiono. E chi siamo tutti noi, se non storie che qualcuno, da qualche parte fra i mondi, sta raccontando magari proprio in questo momento?
Libro - Stephen King, Fairy Tale (Sperling & Kupfer. Traduzione di Luca Briasco, pagg. 668, euro 21,90. In libreria dal 6 settembre)