Tutankhamon: un nuovo saggio sul grande re egizio
di Umberto Gentiloni , di Umberto GentiloniUn secolo fa, ai primi di novembre 1922, viene scoperta la tomba di Tutankhamon, numero KV62 nella valle dei re sulla riva occidentale del Nilo. L’Egitto aveva da poco iniziato il proprio cammino di indipendenza dall’Impero britannico. Un faraone bambino morto troppo presto diventa un nome familiare, una curiosità che attraversa mezzo mondo. Una luce improvvisa e durevole che da quel cunicolo sconosciuto, dal primo gradino della tomba si proietta lungo i decenni successivi del Novecento. Un libro di una studiosa di storia dell’antico Egitto ha percorso il cammino del giovane faraone, dal ritrovamento alle sue avventure successive (Christina Riggs, Vedo cose meravigliose. Come la tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia, Bollati Boringhieri, 2022), dal peso di una straordinaria scoperta archeologica alle ricadute nelle relazioni internazionali tra le potenze del globo. Una sorta di finestra sul mondo attraversato da conflitti, punti di vista, diale…
Un secolo fa, ai primi di novembre 1922, viene scoperta la tomba di Tutankhamon, numero KV62 nella valle dei re sulla riva occidentale del Nilo. L’Egitto aveva da poco iniziato il proprio cammino di indipendenza dall’Impero britannico. Un faraone bambino morto troppo presto diventa un nome familiare, una curiosità che attraversa mezzo mondo. Una luce improvvisa e durevole che da quel cunicolo sconosciuto, dal primo gradino della tomba si proietta lungo i decenni successivi del Novecento. Un libro di una studiosa di storia dell’antico Egitto ha percorso il cammino del giovane faraone, dal ritrovamento alle sue avventure successive (Christina Riggs, Vedo cose meravigliose. Come la tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia, Bollati Boringhieri, 2022), dal peso di una straordinaria scoperta archeologica alle ricadute nelle relazioni internazionali tra le potenze del globo. Una sorta di finestra sul mondo attraversato da conflitti, punti di vista, dialettiche tra potenze coloniali in declino e paesi emergenti in cerca di futuro. Una straordinaria avventura che avvolge dentro il sé il nastro di un secolo, i suoi tornanti, le tante occasioni di dialogo tra mondi e culture differenti.
L’autrice è segnata dall’incontro con il faraone, lo ha studiato in lungo e largo in anni e decenni lontani, si è formata a partire da ipotesi di lavoro e interpretazioni riconducibili alla biografia di Tutankhamon e alle suggestioni del ritrovamento dei suoi tanti oggetti.
Le pagine del volume si aprono con la scoperta del 1922, le caratteristiche dell’impresa: protagonisti, finanziatori, preziose fotografie, strumenti di lavoro, condizioni di contesto, circolazione e controllo delle notizie. Una svolta verso una nuova storia: «Oggi è difficile immaginare lo scorso secolo senza Tutankhamon e la scoperta della sua tomba. Se nel novembre 1922 la squadra di archeologi egiziani di Howard Carter fosse stata meno meticolosa e si fosse lasciata sfuggire la scala intagliata nella roccia che portava a quattro piccole stanze stracolme, la storia avrebbe trascurato Tutankhamon. Invece, questo re dimenticato per così tanto tempo e sepolto prima della fine dell’adolescenza ebbe più fama e prestigio nel XX secolo di quanta ne conobbe quando era in vita».
Tanti i riflessi di quel ritrovamento nella cultura, nell’arte, nel turismo e nella politica, nelle relazioni controverse tra angoli di mondo in competizione tra loro. Il giovane faraone entra suo malgrado nelle pagine di storia del Novecento: i suoi oggetti straordinari vengono catalogati, fotografati, spostati e controllati, pronti a intraprendere nuovi viaggi contesi dai principali musei del mondo. Ma il tempo non sempre aiuta: la seconda guerra mondiale e le crisi del mondo della guerra fredda influenzano il destino degli oggetti della tomba. Cosa può uscire dall’Egitto senza rischi eccessivi? Quali gli interlocutori necessari per costruire un rapporto accettabile dalla nuova classe dirigente egiziana? Si tratta di un saccheggio mascherato o di una contrattazione utile a rilanciare le sorti turistiche di un paese che ne ha particolarmente bisogno? E sullo sfondo delle prime iniziative internazionali sulle esposizioni degli oggetti emersi da un passato di oltre tre mila anni scorrono le crisi mediorientali della seconda metà del secolo XX, i conflitti tra le super potenze, la posizione di chi tenta mediazioni e dialogo in nome della cultura e delle sue straordinarie possibilità. I primi successi editoriali confermano la vitalità del faraone scomparso.
La mostra del 1972 al British Museum di Londra diventa un evento senza precedenti. L’attesa per l’incontro con il giovane re ritrovato coinvolge studiosi, classi dirigenti, diplomazie al lavoro per costruire nuove tappe di un viaggio attraverso capitali e centri di potere.
Ma mentre si firmano accordi per le mostre selezionando oggetti e finestre temporali, «il balletto della diplomazia» si occupa di dighe, salvataggio di templi in altri angoli dell’Egitto, scambio o donazioni di oggetti che possano arricchire esposizioni permanenti. Una trama di relazioni, promesse, competenze che si muove tra il Cairo e i centri di potere del sistema internazionale. Troppo spesso — denuncia l’autrice — vengono esclusi gli egiziani, coloro che più di altri avrebbero diritto a seguire i percorsi tortuosi delle cose meravigliose emerse dalle sale della tomba. Pesano interessi e rapporti di forza, ambizioni di potere, nazionalismi e forme di controllo. Un itinerario che continua ben oltre il novembre 1922. Fonte d’ispirazione per la Street art, il volto del faraone si presenta ancora in pubblico nelle rivolte del 2011 contro il Presidente Mubarak. Quando verrà inaugurato il nuovo Grand Egyptian Museum del Cairo i circa 5640 oggetti della tomba di Tutankhamon avranno una nuova casa, uno spazio per continuare a trasmettere emozioni e conoscenze.
"Vedo cose meravigliose" Bollati Boringhieri. Traduzione G. Cernuschi (pagg. 506 euro 28)