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Erano donne libere

linoleografia di  Maria Likarz (1893-1971) 
Arriva in Italia il romanzo della femminista svedese novecentesca Elin Wägner. A metà fra “Sex and the City” e “Mad Men”
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Cento anni prima di Sex and the City e con grande anticipo sul #MeToo, dalla patria di Greta Thunberg e con lo stesso furore ecologista, la scrittrice svedese Elin Wägner (1882-1949) racconta la vita delle rampanti segretarie svedesi negli anni '10 del secolo scorso. Ragazze di città è un godibilissimo, ironico e autoironico romanzo di (de)formazione in chiave protofemminista e protoecologista che vide le stampe per la prima volta nel 1908 e che arriva finalmente in Italia grazie all'editore HarperCollins e alle cure amorevoli della traduttrice Valeria Gorla. 

Come si legge nella prefazione di Camilla Storskog, professoressa di lingue e letterature nordiche all'Università di Milano, Elin Wägner è stata forse la prima a individuare le connessioni tra femminismo, ecologismo e pacifismo: tre tematiche che oggi, più di un secolo dopo, sono all'ordine del giorno ma che, in un'epoca in cui il voto alle donne era poco pi&…

Cento anni prima di Sex and the City e con grande anticipo sul #MeToo, dalla patria di Greta Thunberg e con lo stesso furore ecologista, la scrittrice svedese Elin Wägner (1882-1949) racconta la vita delle rampanti segretarie svedesi negli anni '10 del secolo scorso. Ragazze di città è un godibilissimo, ironico e autoironico romanzo di (de)formazione in chiave protofemminista e protoecologista che vide le stampe per la prima volta nel 1908 e che arriva finalmente in Italia grazie all'editore HarperCollins e alle cure amorevoli della traduttrice Valeria Gorla. 

Come si legge nella prefazione di Camilla Storskog, professoressa di lingue e letterature nordiche all'Università di Milano, Elin Wägner è stata forse la prima a individuare le connessioni tra femminismo, ecologismo e pacifismo: tre tematiche che oggi, più di un secolo dopo, sono all'ordine del giorno ma che, in un'epoca in cui il voto alle donne era poco più di un miraggio lontano, erano davvero avanguardistiche. "Tutto dipende dalla donna e dal lombrico", sostiene l'autrice svedese in un altro suo scritto del 1945, ovvero tutto è legato alla rivoluzione femminista e a quella ecologista, che devono procedere di pari passo. Secondo Elin Wägner infatti il movimento femminista avrebbe portato alla pace sulla Terra e alla pace con la Terra. Ed evidentemente su entrambi i versanti c'è ancora tanta strada da fare.

Ragazze di città, però, non è solo un piccolo libro da riscoprire per l'attualità delle tematiche affrontate, ma un racconto che sorprende per le battute scoppiettanti e la carica vitale di quelle ragazze del secolo scorso, per il linguaggio colorito, i dialoghi veloci e divertenti che hanno i tempi comici di una commedia di Billy Wilder e le atmosfere della serie cult Mad Men, con il suo esercito di uomini in cravatta e brillantina, segretarie occhialute e intraprendenti e casalinghe piuttosto disperate.

Elisabeth, Eva, Baby ed Emmy sono la Banda di Norrtull, un gruppo di ragazze che nella Stoccolma dei ruggenti anni Dieci invece di aspettare il "grande sì" e farsi infilare un anello all'anulare si tuffano nel mondo del lavoro più per necessità che per passione, trovano impiego come segretarie e si lanciano all'assalto della città. La loro vita trascorre frenetica, tra schermaglie e scherzi domestici, i soldi che sono sempre pochi, lo stipendio che è troppo basso, le avances sul lavoro dei maschi da respingere quotidianamente, i conti che non tornano mai, le colazioni frettolose in bigodini e pigiama, le tasse da pagare e il fine settimana dedicato a un po' di meritato, alcolico svago.

Elisabeth (per le amiche Pegg) arriva nella Grande Mela svedese dopo aver accettato un lavoro come tesoriera e addetta alla corrispondenza presso un giudice distrettuale. "Non so che genere di uomini o altre disgrazie mi aspettano qui a Stoccolma", dice all'inizio della sua avventura. Ma ben presto il miraggio della libertà e dell'indipendenza economica si incrina contro le asperità di una vita che ha ben poco di romantico e molto di stressante.
Lo stipendio è da fame e la fatica è tanta: che cosa ci guadagnano allora le ragazze? La loro indipendenza. E un bel po' divertimento, che a vent'anni vale ben più dell'amore. 

Eppure per la Banda di Norrtull, come il quartetto di segretarie si definisce, la vita non è tutta rose e fiori. Le piccole e grandi ingiustizie bussano alla porta della "tana", la loro casetta condivisa, e acuiscono in loro la consapevolezza che essere donne in un mondo pensato dagli uomini e per gli uomini è davvero difficile. What a misery, to be a woman si ripete Pegg citando Hall Caine, drammaturgo britannico di inizio Novecento. Anche nella modernissima Svezia, insomma, le ragazze sono messe davvero male: non hanno diritto di voto, se riescono a trovare un impiego vengono pagate la metà di un uomo e se, infine, provano a scioperare si ritrovano licenziate in tronco. È quello che succede quando Baby, la più giovane e ingenua del gruppo, decide di aderire a una rivendicazione salariale e insieme ad altre venti perde anche quell'unica sicurezza economica che aveva. 

Per far fronte a questa e a tante altre ingiustizie Elin Wägner si è impegnata in prima linea non solo attraverso la scrittura ma anche da militante, contribuendo in maniera decisiva alla raccolta delle 400.000 firme a favore del diritto di voto delle donne in Svezia che venne poi concesso nel 1919. Ed è così che viene ritratta in una bella foto di qualche anno prima: vestita come una delle sue "ragazze di città", in gonna lunga dritta e camicetta bianca, in piedi accanto a una torre di trenta faldoni che la sovrasta e a cui guarda con fiducia e speranza perché contengono proprio quelle firme che di lì a poco cambieranno la loro sorte. 

Il libro - Elin Wägner, Ragazze di città (HarperCollins Traduzione Valeria Gorla, pagg. 176, euro 15)