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Libri da leggere (e regalare). "Il dubbio" di Matsumoto Seicho. Voto in pagella: 8

Pubblicato in Giappone nel 1982, adesso arriva anche in Italia. Racconta la gogna mediatica per una donna accusata del delitto del marito
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Qualche giorno fa sono arrivata alla fine della giornata schiacciata da una stanchezza buia e inutile, una di quelle dovute a qualche amarezza e senso di colpa di troppo. Così, una volta a letto, mi sono avvolta in uno stato d'animo ovattato e opaco.

Posato sul comodino, Il dubbio di Matsumoto Seicho mi stava aspettando con la pazienza che solo i libri sanno avere. Era arrivato in mattinata, mi ero ripromessa di cominciarlo subito, invece non ero riuscita a leggerne una sola riga. Già arresa, l'ho guardato, ho detto "prometto che ti comincio domani" e ho spento l'abat jour.

A occhi chiusi, quasi si fosse impressa nella retina, però ho cominciato a rivedere la donna in copertina, la sua pelle candida brillante come un pezzo di vetro sporgente dalla sabbia. Ho riacceso la luce, ho esclamato: "Libro, sento che mi chiami. Hai vinto, ma leggerò una paginetta, non di più!".

E lui, il libro, mi ha accolto così: &quo…

Qualche giorno fa sono arrivata alla fine della giornata schiacciata da una stanchezza buia e inutile, una di quelle dovute a qualche amarezza e senso di colpa di troppo. Così, una volta a letto, mi sono avvolta in uno stato d'animo ovattato e opaco.

Posato sul comodino, Il dubbio di Matsumoto Seicho mi stava aspettando con la pazienza che solo i libri sanno avere. Era arrivato in mattinata, mi ero ripromessa di cominciarlo subito, invece non ero riuscita a leggerne una sola riga. Già arresa, l'ho guardato, ho detto "prometto che ti comincio domani" e ho spento l'abat jour.

A occhi chiusi, quasi si fosse impressa nella retina, però ho cominciato a rivedere la donna in copertina, la sua pelle candida brillante come un pezzo di vetro sporgente dalla sabbia. Ho riacceso la luce, ho esclamato: "Libro, sento che mi chiami. Hai vinto, ma leggerò una paginetta, non di più!".

E lui, il libro, mi ha accolto così: "Era l'inizio di ottobre. Nello Hokuriku l'autunno arriva presto, ma non era ancora il tempo delle foglie rosse. Dalla città di T., capoluogo della prefettura, si scorgeva la neve fresca sulle cime più alte del massiccio del Tateyama, che divide l'antica provincia di Etchu da quella di Shinano".

Non mi sono più fermata finché non ho letto l'ultima riga dell'ultima pagina, quando le prime luci del mattino cominciavano a illuminare la stanza e il mio animo si affacciava commosso e stupito su una nuova giornata.

Perché questo fanno i libri di valore: ti fanno dimenticare la superficie di te stessa e della tua vita per permetterti di andare più in profondità, ritrovarti, comprenderti meglio attraverso le vite degli altri. Vite diverse, alle volte estreme come quella Onizuka Kumako.

Perché "per denaro Onizuka Kumako può avvalersi di ogni tipo di astuzia, ed è perfino capace di ricorrere alla violenza più feroce, commettendo crimini mostruosi senza mai pentirsene".

Onizuka è in carcere, in attesa del processo che la vede imputata per l'omicidio del marito. L'uomo che, a detta di molti, lei ha sposato per interesse, è morto in un incidente stradale che li ha coinvolti entrambi poco dopo la stipula di un'assicurazione sulla vita. L'incidente presenta molti punti oscuri, così Onizuka diviene l'unica sospettata.

Un giornalista dà il via a una gogna mediatica e, da quel momento in poi, l'opinione pubblica emette la sua implacabile sentenza di colpevolezza.

Alla donna nulla servono la sua rabbia e il suo studio folle per difendersi da sola. Il suo destino è ormai completamente nelle mani degli altri e lei, esistente come personaggio solo nelle azioni e parole dei personaggi che le gravitano attorno, diviene l'emblema struggente dell'impotenza e della disperazione.

Può però esistere la possibilità che, per quanto terribile e crudele, una persona possa essere innocente rispetto a un'accusa che le viene mossa? E, al di là di innocenza o colpevolezza, esiste davvero il diritto di ricevere una difesa e un giusto processo indipendenti dei convincimenti dell'opinione pubblica?

Matsumoto Seicho con Il dubbio lascia che il lettore creda di scivolare lungo una storia noir scorrevole dove logica e intuito la fanno da padrone, mentre il viaggio che gli fa compiere è molto più complesso e porta a riflessioni che battono in testa per giorni.E questo era esattamente ciò che l'autore voleva: smuovere le coscienze, aprire a riflessioni, rendere il noir uno strumento di denuncia sociale e ragionamento collettivo.

Un volere coraggioso il suo, perché Matsumoto Seicho, nato e vissuto in Giappone dal 1909 al 1992, raggiunse la fama internazionale negli anni '50 staccandosi nettamente dai canoni accettabili in patria secondo i quali la violenza doveva essere trattata in rispetto dei tabù dell'epoca, quindi utilizzando elementi fantastici.

Egli invece avviò il filone del noir realista, riuscendo a fondere con maestria una narrazione che mantiene i connotati unici della letteratura giapponese di qualità e una potente opera di denuncia.

Il dubbio porta il lettore a immergersi negli abissi più oscuri dell'animo umano, nell'incapacità di fare i conti con i propri errori, ma anche di avere per essi una speranza di perdono e affonda implacabile come un bisturi nelle fibre di una società in apparenza perfetta, in realtà piena di contraddizioni e affamata di colpevoli da rendere vittime della propria ipocrisia.

Il dubbio appare in Giappone nel 1982, ora arriva in Italia grazie ad Adelphi. E noi abbiamo davvero bisogno di storie come questa perché, a distanza di più di quarant'anni e dall'altra parte del mondo rispetto al Giappone di Matsumoto Seicho, come individui dobbiamo ancora imparare ad affrontare le nostre debolezze e mostruosità, immersi in un mondo che continua a non voler fare i conti con le proprie.

Il libro
Il dubbio
di Matsumoto Seicho (Adelphi, traduzione di Gala Maria Follaco, pagg. 133, euro 16)