Joël Egloff: "Bambini vi racconto il mio Natale da cani"
di Ilaria Zaffino , di Ilaria Zaffino"Perché un cane? Semplicemente ho pensato che per il suo stretto rapporto con gli umani sarebbe stato più adatto di un gatto, per sua natura più distante, più indipendente, a raccontarci questa storia" e a rivelarci tra le righe alcune verità universali che ci riguardano da vicino. Questo cane poi, così sensibile e diverso dagli altri, ha anche un'altra particolarità: un nome non ce l'ha. O meglio, ancora non glielo ha dato nessuno perché non ha una famiglia. Almeno per il momento. Il Cane in cerca di un nome è il primo romanzo per ragazzi di Joël Egloff, premiato scrittore francese per adulti che con sottile umorismo torna a parlarci di un tema da cui, da sempre, siamo affascinati e cioè il nostro rapporto quasi ossessivo con gli animali e con i cani in particolare.
Nel libro è la ricerca di una famiglia che accomuna uomo e cane, perché tutti abbiamo bisogno di un luogo da chia…
"Perché un cane? Semplicemente ho pensato che per il suo stretto rapporto con gli umani sarebbe stato più adatto di un gatto, per sua natura più distante, più indipendente, a raccontarci questa storia" e a rivelarci tra le righe alcune verità universali che ci riguardano da vicino. Questo cane poi, così sensibile e diverso dagli altri, ha anche un'altra particolarità: un nome non ce l'ha. O meglio, ancora non glielo ha dato nessuno perché non ha una famiglia. Almeno per il momento. Il Cane in cerca di un nome è il primo romanzo per ragazzi di Joël Egloff, premiato scrittore francese per adulti che con sottile umorismo torna a parlarci di un tema da cui, da sempre, siamo affascinati e cioè il nostro rapporto quasi ossessivo con gli animali e con i cani in particolare.
Nel libro è la ricerca di una famiglia che accomuna uomo e cane, perché tutti abbiamo bisogno di un luogo da chiamare casa e quando non ci speri più le cose finiscono per accadere da sole, ci dice l'autore che deve molto, confessa, a Dickens e Saint-Exupéry, Roald Dahl, Sempé e Goscinny, ma anche a registi molto diversi tra loro da Chaplin a Nick Park, il creatore di Wallace & Gromit.
"L'idea risale a molto tempo fa, me l'ero annotata con l'intento di scrivere, un giorno, un libro per ragazzi. All'epoca vivevo a Parigi, passavo sempre davanti a un piccolo negozio di animali e mi fermavo spesso a guardare i cani o i gatti che erano lì. Così ho iniziato a immaginare la storia di un cane che nessuno vuole comprare e invecchia nella vetrina di questo negozio", ci racconta quando lo raggiungiamo mentre è in partenza per il Salone del libro per ragazzi di Montreuil.
Lei racconta l'amicizia tra uomo e cane, l'importanza di aiutarsi l'un l'altro e di trovare un posto da chiamare casa: cos'altro vuole dirci?
"Si parla anche di solitudine e della ricerca di identità. Si può essere sul serio se stessi se non si è riconosciuti da qualcuno, se non si è amati? Simbolicamente, è il nome che ci dà l'identità. Le persone si passano accanto e non si vedono, non si riconoscono. Nel libro, la storia di amicizia potenzialmente c'è, ma ci vuole tempo perché il signor Ciarla se ne renda conto, così come, per timidezza, rischia di far naufragare l'amore per la signora Pascal. È Il Cane che risolve tutto, perché per lui tutto è chiaro, tutto è più semplice che per gli esseri umani".
Anche il protagonista del romanzo di Daniel Pennac "Abbaiare stanca", uscito nel 1982, si chiama semplicemente Il Cane: si è ispirato in qualche modo a lui?
"No, non conoscevo questo libro di Pennac, ma ora mi viene una gran voglia di leggerlo!".
Il Natale in questa storia è un elemento importante, è il momento in cui avviene una svolta nel rapporto tra il signor Ciarla e Il Cane.
"È vero, molte scene si svolgono nel periodo natalizio. I natali che passano segnano la vita del cane che cresce. Questo è anche il momento in cui la solitudine pesa di più. Forse questo dà alla storia un'atmosfera da 'racconto di Natale'. Mi piaceva raccontare i preparativi, l'atmosfera, attraverso gli occhi del cane".
Da sempre in letteratura, da Esopo in poi, gli animali vengono spesso usati per parlare degli esseri umani. Lei perché lo ha fatto?
"Perché ho scelto un cane come protagonista l'ho detto, ma forse è vero ho usato questo cane per raccontare certi comportamenti umani. È attraverso l'occhio del cane che scopriamo quanto noi siamo complicati rispetto agli animali e come non ci accorgiamo di cose o persone importanti intorno a noi".
Proprio sui comportamenti umani ha frasi molto ironiche. Quanto è importante per lei l'umorismo?
"È la mia maniera di vedere le cose, affrontarle in modo ironico e un po' assurdo. È il tono che mi viene più naturale, sia nei libri per adulti sia in quelli per ragazzi, che ritengo siano molto sensibili all'umorismo. Imparare a riconoscere l'ironia, o l'assurdo, è una tappa importante nello sviluppo di un bambino, che ti apre le porte di altri mondi. È anche un modo per affrontare argomenti seri con leggerezza".
E come cambia la sua scrittura quando si rivolge ai più giovani?
"Non credo di averla cambiata per questo libro. È solo un altro modo di affrontare gli stessi temi dei miei romanzi per adulti. Non mi sono detto: 'Devo rendere le frasi più brevi, più semplici'. Ho cercato di essere il più chiaro possibile, è ovvio, ma non per questo ho modificato la mia scrittura per farmi capire meglio dai più piccoli. E sarebbe stato un errore, perché i bambini apprezzano quella parte di mistero che rimane dopo la lettura, tutto ciò che non hanno afferrato immediatamente, ma che capiranno in seguito, magari in occasione di una nuova lettura".
Il libro
Il cane in cerca di un nome di Joël Egloff (LupoGuido, traduzione di Gabriella Tonoli, illustrazioni di Gaëtan Dorémus, pagg. 70, euro 14, età: 8+)