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Ufficiale ma non gentiluomo

Una morte sospetta nella scuola militare d’eccellenza. E un investigatore molto particolare. Si chiama Edgar Allan Poe 
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Contea di Orange, a poche miglia da New York, inverno 1831. Gus Landor, un tempo grande investigatore nella metropoli che si appresta a diventare il centro del Nuovo Mondo, ora ritiratosi a vita privata dopo la morte della moglie e la fuga dell’unica, adorata figlia, viene prelevato da una scorta armata e condotto nella vicina accademia militare di West Point. Qui, nella scuola militare d’eccellenza, viene incaricato di indagare sulla morte del cadetto Leroy Fry. A prima vista, un suicidio.

L’affare è quanto mai complesso. All’occhio esperto di Landor non sfuggono alcuni dettagli dai quali emerge chiaramente che non ci si trova in presenza di un suicidio, ma di un omicidio: si è mai visto, del resto, un suicida al quale estirpano il cuore post mortem? E qui le cose si fanno serie. L’America è divisa, riguardo a West Point. Una parte della classe dirigente ritiene l’accademia essenziale per la formazione dei nuovi quadri –…

Contea di Orange, a poche miglia da New York, inverno 1831. Gus Landor, un tempo grande investigatore nella metropoli che si appresta a diventare il centro del Nuovo Mondo, ora ritiratosi a vita privata dopo la morte della moglie e la fuga dell’unica, adorata figlia, viene prelevato da una scorta armata e condotto nella vicina accademia militare di West Point. Qui, nella scuola militare d’eccellenza, viene incaricato di indagare sulla morte del cadetto Leroy Fry. A prima vista, un suicidio.

L’affare è quanto mai complesso. All’occhio esperto di Landor non sfuggono alcuni dettagli dai quali emerge chiaramente che non ci si trova in presenza di un suicidio, ma di un omicidio: si è mai visto, del resto, un suicida al quale estirpano il cuore post mortem? E qui le cose si fanno serie. L’America è divisa, riguardo a West Point. Una parte della classe dirigente ritiene l’accademia essenziale per la formazione dei nuovi quadri – militari, ma soprattutto ingegneri, perché gli imperi, come insegnano i romani, si conquistano con la spada ma si mantengonocon le strade e gli acquedotti – destinati a condurre il paese verso il suo luminoso destino di conquista. Un’altra parte dell’establishment considera l’accademia un puro spreco di risorse.

Fra loro il presidente in carica, che sta brigando per sopprimere West Point. Uno scandalo a base di morti ammazzati potrebbe offrire ai nemici il pretesto per l’affondo finale. Sarebbe la fine dell’accademia: e, aggiungiamo noi, di un paio di secoli di narrazioni a base di onore, etica del combattente, ufficiali e gentiluomini e via dicendo. Landor, dunque, deve non solo risolvere il mistero, ma deve agire con intelligenza e discrezione. E fare in fretta, perché se dovesse circolare la notizia che c’è in giro qualcuno che ammazza ragazzi in divisa e ne colleziona gli organi per scopi inconfessabili, le conseguenze per West Point sarebbero fatali. Per sua fortuna, Landor ha un alleato. Il più prezioso e imprevedibile.

Un cadetto che è anche un poeta, e non uno qualunque: il signor Edgar Allan Poe, dei Poe di Baltimora: « Due ciocche di capelli neri dall’assurdo berretto di pelle, creando un cameo dei suoi occhi, che erano grigio nocciola e troppo grandi per quel viso. I denti, al contrario, erano minuscoli e ben fatti, di quelli che potresti trovare nellacollana di un capo cannibale. Denti delicati, che si adattavano alla sua corporatura, perché era magro come un filo di paglia, esile, a parte quella fronte che nemmeno il cappello riusciva a contenere. Una cosa pallida e massiccia si gonfiava da sotto la copertura, come il pasto di un anaconda che gli fa un nodo di protesta al collo».

Il feeling fra il detective e il giovane cadetto è immediato. Hanno molte cose in comune: sono solitari, melanconici, innamorati di donne perse per sempre o impossibili da amare, di mente acuta, intrigati dagli enigmi al punto da mettere a repentaglio la propria vita per strappare alle tenebre la verità. Sono anche colpevolmente inclini all’alcol – grave peccato in un contesto che tende a un puritanesimo da Padri Pellegrini. L’indagine si sviluppa dunque come una sorta di passo-a-due nel corso della quale il romanziere Louis Bayard, sessant’anni, laurea a Princeton, un passato di assistente parlamentare nel Partito Democratico, oggi fra i più apprezzati autori di gialli storici, dà prova di funambolica abilità: si alternano capitoli in prima persona di Gus Landor e incursioni, anche poetiche, del giovane Poe.

Entra in scena la famiglia Marquis, con i suoi ambigui fratelli chesembrano trapiantati dalla Caduta di casa Usher, mentre si moltiplicano incubi e violenze, si adombrano sette sataniche, e una nebbia sovrannaturale sembra circondare le brume che attorniano l’accademia. Sino alla soluzione del mistero, consegnata a una scena epica e grandguignolesca. Ma attenzione: proprio quando sembra terminata, e all’insegna di uno schema che più razionale non si può, a poche pagine dal classico “the end”, l’avventura riparte. Scopriamo allora che un altro tratto accomuna il detective Landor ed EA Poe: sono entrambi dei gran bugiardi. Si sono raccontati a vicenda un mucchio di falsità, e le hanno così abilmente propinate a noi lettori che ci siamo cascati con tutti i piedi.

Eppure, la verità è sempre stata là, a portata di mano, ma abbiamo dovuto attendere lo stupefacente triplo salto mortale del finale per arrivarci. Da questo convincente romanzone il regista Scott Cooper ha tratto un film con Christian Bale (Gus Landor) e, nel ruolo di Poe, Harry Melling, già visto nella Regina di Scacchi e prima ancora nel ruolo di Dudley Dursley, il cuginetto bullo di Harry Potter. A testimonianza del fascino intramontabile del poeta del Corvo, nonché fra gli inventori del giallo moderno.