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L'inverno del nostro scontento

Bertolt Brecht 
Un giornalista e studioso tedesco dedica al mese in cui Hitler prese il potere un saggio appassionante. Con protagonisti gli intellettuali e artisti dell’epoca
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Mese, si dice, corto e amaro. Ma il febbraio tedesco del '33 è più amaro e più angosciante del solito. A fine gennaio Adolf Hitler è stato nominato cancelliere. Impossibile immaginare, da lì, il futuro più osceno e sanguinoso. Ma c'è già chi ha paura, in quel freddo cane. Meteorologia ostile ed eventi storici infausti sembrano darsi ragione a vicenda. A Berlino la temperatura è ben sotto lo zero. E questo gelo che si insinua nelle ossa, sembra agire tanto sulle superfici lacustri ("il Wannsee e il Müggelsee sono scomparsi sotto una compatta coltre di ghiaccio") quanto sulle vite di esseri umani abituati alla libertà della parola e della creazione artistica. 

Alla prima teatrale di un testo di Brecht, La linea di condotta, irrompe la polizia. Alle feste mondane ben frequentate circola un'aria strana: "Si balla e si beve come gli anni passati, ma aleggia la sgradevole sensazione c…

Mese, si dice, corto e amaro. Ma il febbraio tedesco del '33 è più amaro e più angosciante del solito. A fine gennaio Adolf Hitler è stato nominato cancelliere. Impossibile immaginare, da lì, il futuro più osceno e sanguinoso. Ma c'è già chi ha paura, in quel freddo cane. Meteorologia ostile ed eventi storici infausti sembrano darsi ragione a vicenda. A Berlino la temperatura è ben sotto lo zero. E questo gelo che si insinua nelle ossa, sembra agire tanto sulle superfici lacustri ("il Wannsee e il Müggelsee sono scomparsi sotto una compatta coltre di ghiaccio") quanto sulle vite di esseri umani abituati alla libertà della parola e della creazione artistica. 

Alla prima teatrale di un testo di Brecht, La linea di condotta, irrompe la polizia. Alle feste mondane ben frequentate circola un'aria strana: "Si balla e si beve come gli anni passati, ma aleggia la sgradevole sensazione che qualcosa di imprevedibile incomba sul paese".

La poetessa Else Lasker-Schüler 

Una crepa nell'apparente disinvoltura degli ospiti, qualcosa come un'ombra minacciosa che fa sentire a disagio. Al punto da correre ai ripari senza ancora l'evidenza di un pericolo: lo scrittore Joseph Roth dice addio a Berlino con una decisione drastica, repentina. Scrive a Stefan Zweig: "Ora le sarà chiaro che andiamo incontro a grandi catastrofi".

Nei caffè più frequentati dai letterati, le conversazioni si fanno angosciate; restano addosso lo sconcerto e la paura: Klaus Mann vorrebbe parlarne con suo padre Thomas, che però sembra avere altro per la testa. Eppure, mentre l'influenza stagionale costringe a letto centinaia di persone e altrettante le spinge in ospedali già sovraffollati, qua e là in tutta la Germania si accendono scontri a fuoco, si registrano sparatorie, accoltellamenti, assalti. 

Nel solco di un genere fortunato di storia narrata attraverso date fatali - i giorni, gli anni - il giornalista e saggista tedesco Uwe Wittstock scrive un libro appassionante, Febbraio 1933. L'inverno della letteratura (Marsilio). Attraverso una intelligentissima operazione di montaggio, restituisce i destini di artisti e letterati messi di fronte all'arrivo dei nazisti al potere. Gente che, per via di mestiere e ipersensibilità, sente franare prima di altri le certezze, coglie per tempo le minacce, nemmeno troppo larvate, alla libera circolazione delle idee. I teatranti, drammaturghi e attori, si sforzano di fare ciò che hanno sempre fatto - provocare, irridere gli eccessi del potere - ma intuiscono l'immediata necessità di una rete di protezione. "Una squadra" - così la chiama Brecht - che difenda gli artisti minacciati. Un altro Mann, Heinrich, liquida con ironia la proposta: la squadra che immagina Brecht è una milizia surreale, che potrebbe ritorcersi contro gli stessi protetti, renderli perfino più visibili. E se si convocasse un enorme raduno, una grande manifestazione di protesta contro Hitler per le strade di Berlino? 

Lo scrittore Erich Maria Remarque 

Non si è arrivati ancora alla metà del mese di febbraio che Bernhard Rust, ministro della Cultura, chiarisce le sue intenzioni in una conferenza all'università: comincia attaccando il signor Heinrich Mann per i suoi appelli a un fronte comune di difesa, e aggiunge che d'ora in poi istruzione e cultura saranno orientate ai valori di razza e popolo. Wittstock, paragrafo dopo paragrafo, rimette in ordine e connette una serie di eventi, anche minimi, parole pronunciate, atti di intimidazione e di violenza che concorrono alla stretta di una morsa. Che non è istantanea ma - benché rapida - comunque progressiva, e per questo più subdola: l'oscillazione "io vado, io rimango", a cui l'autore dedica il capitolo datato 17 febbraio, è sintomatico di una speranza altalenante. Forse finirà presto, è un incubo ma non durerà molto. 

Ma intanto: che senso ha scrivere? Non c'è scrittore che non se lo domandi, in preda a un panico esistenziale, spesso aggravato dalle finanze ancora più incerte. Alla fine del mese la comunità artistica berlinese è dispersa: chi in Austria, chi in Svizzera, chi in Francia, chi molto più lontano. Quattro settimane e il paesaggio del prima è stravolto: "Chi fosse partito alla fine di gennaio lasciando uno Stato di diritto, si sarebbe ritrovato al ritorno, quattro settimane dopo, in una dittatura". Le vite dei Mann, di Brecht, Döblin, Grosz e molti altri usciranno stravolte dalla bufera di quel febbraio di novanta anni fa. Solo cinque anni dopo, anche a un hitleriano della primissima ora come Gottfried Benn verrà fatto divieto di pubblicare. 

Il pittore George Grosz 

Il libro - Uwe  Wittstock, Febbraio 1933 (Marsilio, traduzione Giovanna Targia e Isabella Amico di Meane, pagg. 304, euro 19)