C'è una regola non scritta nell'universo dei libri illustrati per ragazzi: mai disegnare nel mezzo di una doppia pagina, nella piega centrale della rilegatura, perché disturba la lettura. Ma cosa accade se questa regola viene disattesa? Lo abbiamo chiesto a chi del superamento dei limiti fisici di un libro ne ha fatto un'arte, vincendo numerosi premi, ultimo il prestigioso Andersen per l'illustrazione nel 2022. Abbiamo raggiunto l'autrice coreana Suzy Lee poco prima della sua partenza per l'Italia, dove sarà con una mostra personale e numerosi incontri protagonista da lunedì 6 marzo alla Children's Book Fair di Bologna. "Il libro come mezzo artistico ha di per sé molti aspetti interessanti", ci dice subito. "Tutti i suoi elementi possono far parte della storia, diventarne il soggetto: perché un libro è un quadrilatero? Perché le pagine girano in una certa direzione? La consistenza della carta può fare la differenza? Una narrazione può nascere da una forma oltre che da un soggetto letterario. E la forma fisica del libro gioca un ruolo essenziale nelle mie opere. Credo nel potere delle immagini e nel divertimento di una storia che è possibile solo perché prende la forma di un libro".
Ci spiega meglio il suo processo creativo?
"Quando ho realizzato Alice, il mio primo libro, ho collocato Pincopanco e Pancopinco, i gemelli della storia originale di Carroll, uno su ciascun lato della linea di rilegatura centrale del libro, come se si specchiassero l'uno nell'altro. L'idea mi è parsa interessante così l'ho ripresa nel libro successivo, Mirror. E qualche anno dopo, ricompare ne L'onda. Ho pensato che la linea di demarcazione che ogni libro ha potesse essere un confine tra fantasia e realtà: il protagonista attraversa questa piega per entrare nel mondo della fantasia. I bambini attraversano sempre questo confine quando giocano".
I suoi libri sono spesso senza parole. Cosa significa raccontare una storia solo attraverso le immagini?
"Tendo a pensare per immagini. Le mie storie nascono in forma visiva e non c'è bisogno di parole aggiunte in seguito. Alcune sono addirittura meglio raccontate senza parole. Quando non ci sono parole, si vede di più. Non si possono perdere indizi e dettagli visivi per capire la storia. I bambini sono i lettori migliori, non si lasciano sfuggire nessun dettaglio per portare avanti la storia e così diventano loquaci e creano la propria storia. E poi i libri senza parole sono usati come ponte verso altre culture: a Lampedusa è stata creata una raccolta di silent book per i piccoli rifugiati, compresi e apprezzati indipendentemente dalla lingua".
Invece del suo ultimo libro, "La tela magica di Yulu", lei è solo illustratrice. Quali differenze incontra tra illustrare un testo di altri e realizzarne uno suo?
"Illustrare un testo altrui a volte è come risolvere problemi nuovi che non ho mai incontrato. Se ho iniziato il progetto da sola, tutto è naturale e scontato, dato che controllo io tutto. Tuttavia, se ogni mossa è prevedibile, non c'è divertimento".
Quasi tutti i suoi libri hanno come protagonista una bambina: c'è un motivo particolare?
"È iniziato tutto con Alice: la bambina con il vestito senza maniche in realtà è la me stessa di sei anni. Ricompare anche in Mirror, L'onda e Ombra. Non sono necessariamente la stessa persona, ma hanno caratteristiche comuni: la curiosità, il coraggio e l'energia infinita di una bambina".
"Alice" ha segnato il suo esordio nel 2002: ci racconta come è nato?
"Era il mio progetto di tesi alla scuola d'arte a Londra. Avevo visto una retrospettiva dedicata a Lewis Carroll alla British Library e dopo la visita ho riletto Alice nel Paese delle Meraviglie. È stata un'esperienza di lettura del tutto diversa da quella che ricordavo da bambina: mi sentivo una specie di "Alice" nella Londra delle meraviglie di allora. Le persone parlavano lingue che non riuscivo a comprendere appieno e le differenze culturali mi facevano sentire persa. Ma allo stesso tempo, la curiosità verso cose nuove cresceva e questo mi rendeva coraggiosa proprio come Alice. Così mi sono calata nei panni di Alice e ho realizzato il mio primo libro illustrato che parla di illusione e realtà".
E poi nel 2008 "L'onda" è stato scelto come miglior libro illustrato dal New York Times...
"All'inizio nella mia mente c'erano solo frammenti di immagini: un mare abbagliante, un'ombra sulla sabbia bianca, i gabbiani... Poi un giorno sono andata in spiaggia e ho trovato l'ispirazione per iniziare il libro: una ragazzina e l'onda si rincorrevano davanti a me, ho sentito che c'era un confine invisibile tra loro e alla fine la bambina lo ha attraversato per andare a esplorare. Questo mi ha ricordato il confine tra fantasia e realtà usato nei libri precedenti e ho pensato di partire dalla stessa idea".
Che materiali usa per disegnare?
"Preferisco il carboncino e la matita, per esprimere linee veloci. Ma a volte mi piace sperimentarne di nuovi, mai usati prima. Come nel mio libro più recente, Estate, dove ho utilizzato una varietà di materiali diversi: acrilico, collage di carta colorata, nastro adesivo, vernice spray...".
Come si è sentita a vincere il premio Andersen, paragonato al Nobel nella letteratura per ragazzi, considerando che è stata la prima artista coreana a riceverlo?
"Anche se la Corea è arrivata tardi nella storia del libro illustrato, l'attuale scena coreana mostra un'energia incredibile e ha prodotto parecchi artisti. È straordinario vincere il premio più prestigioso mentre fai ciò che più ti piace! Il mondo è fatto di arte, libri e bambini: cos'altro si può desiderare di più?".
Il libro - Suzy Lee, Estate (Corraini, pagg. 148, euro 32. Età: 8)