Robinson

La fattoria degli umani

Cité Radieuse di Florent Bodart (2021), riproduzione dell'opera architettonica di Le Corbusier
Cité Radieuse di Florent Bodart (2021), riproduzione dell'opera architettonica di Le Corbusier 
Vite come merce di scambio e altri disastri nel romanzo di Kari Hotakainen. Per ridere, certo, ma con amarezza
3 minuti di lettura

Un altro condominio - finlandese e carico di storie - si aggiunge al caseggiato parigino di Rue Simon-Crubellier numero 11: dieci piani, dieci stanze per piano, e l'occhio curioso di Georges Perec che racconta gli interni e gli abitanti. Dopo averli costruiti con perizia combinatoria. Dal 1976 inventava schemi di parole crociate per il settimanale Point. La vita, istruzioni per l'uso uscì dopo un paio d'anni di allenamento. Meraviglioso generatore di storie - o di destini incrociati come le carte dei tarocchi - il condominio aveva già conquistato Emile Zola. Nell'edificio di Rue de Choiseul fa abitare Octave Mouret, a Parigi in cerca di fortuna: dai sottotetti al piano nobile, umile commesso e poi padrone. Titolo francese, Pot-Bouille: il pentolone che raccoglie ingredienti di varia qualità. James G. Ballard renderà il suo condominio esplosivo: in un lussuoso grattacielo fuori Londra, scoppia l'odio di classe tra piani bassi e i piani alti.

Nel condominio di La grande migrazione la burocrazia moltiplica gli snodi romanzeschi. Benissimo sfruttati dal talento comico di Kari Hokatainen. In Colpi al cuore (sempre Iperborea, 2006) aveva trasportato Francis Ford Coppola a Helsinki, per girare Il Padrino risparmiando sul budget. Le somiglianze tra la Sicilia e l'estremo nord erano tutte a carico dell'audace romanziere. 

La Migrazione ha riempito la Città, e svuotato la Campagna. Gli animali selvatici trovano cibo in abbondanza e vivono tranquilli. Gli umani stanno malissimo. Una sola enorme fattoria provvede al sostentamento, molti lavori spariscono (i nuovi, come i "corsi di respiro", non rendono se la gente non ha i soldi per mangiare). Le abitazioni risalenti "all'epoca del lavoro manuale" (gli anni '60 del Novecento) devono essere demolite. I nuovi appartamenti non basteranno per tutti. 

Un gruppo di Precari - "con il cervello tritato da troppi part-time" - viene messo al lavoro. Coatto, sono in fondo alla catena alimentare: i dottori in teologia guidano il taxi e accompagnano gli youtuber negli studi radiofonici. Precari ma studiosi, tirano fuori la grande idea (narrativa, più che urbanistica): "Un appartamento in cambio di una storia". 

La storia della propria vita, si intende (ma non si può impedire a nessuno di mentire, se la posta in gioco è alta - o solo per il gusto di farlo). Idea accettata, questionari distribuiti nel caseggiato, Hotakainen si scatena con le sue storie. Non proprio i "cento piccoli romanzi fiume" raccolti in Centuria di Giorgio Manganelli. Qualcosa di molto simile.

Gli inquilini hanno tre mesi di tempo per riempire il modulo - i Responsabili hanno scartato i racconti a ruota libera. I questionari compilati arrivano sulla scrivania di Ilona Kuusilehto, residente nella Mala Parte della città. Dovrebbe leggere le storie, e scrivere in calce "Passa" o "Non Passa". Per i bocciati, un loculo nell'ex centro commerciale, ora in rovina (anche i lavori d'ufficio si sono estinti). Senza farsi coinvolgere, ma poi la burocrate si appassiona e cede ai favoritismi. 

Hokatainen inventa decine di vite diverse, in aperta polemica con gli scrittori post-migrazione. Si vendono solo gli audiolibri, meglio se letti da voci famose. I nuovi scrittori non inventano storie, raccontano la propria: "Per qualche motivo che nessuno sapeva spiegare, il personale era considerato originale".

I romanzi erano ormai "resoconti autobiografici che parlavano di bulimia, ansia, alcolismo, relazioni di coppia e abusi sessuali, alcolismo e crimini di ogni genere, rapporti materni e paterni, traumi infantili e riscoperte di se stessi". Ritratto preciso (e infastidito) di quel che vediamo oggi sui banconi delle librerie. Conseguenza: "Anche gli scrittori tradizionali avevano cominciato a scrivere della loro vita, anche se non gli era successo un bel niente". 

Hokatainen è bravo e acrobatico, imita le timidezze e le spavalderie di chi non scrive per mestiere. La domanda "cosa ha provato" lascia perlopiù indifferenti. I nuovi mezzi per raccontare sono sconosciuti. Parlando di lavori futuri, nessuno ha talenti o capacità da segnalare. 

I Responsabili, nella parte buona della Città, divorano gigantesche colazioni e parlano la neo-lingua: la Campagna è ora Area Ricreativa. I giornalisti al seguito della presidente sdegnano il buffet - renna e luccio a km zero - e danno fondo al Sentimentalismo: "Dove la parola si sgretola, ogni lettera arranca, la frase striscia ai piedi del lettore e implora: tirami su, non ne posso più, sto annegando nelle lacrime, prendimi tra le tue braccia". Nella nostra personale antologia, è già registrata alla voce: "Geniali scrittori imitano la cattiva scrittura".

Qua e là, qualche scivolata da decrescita felice, il titolo un po' impauriva. E subito Hokatainen riprende fiato con un disastroso corteggiamento: "Le candele sul tavolo sono l'anticamera dei discorsi" (e la fanciulla odia i discorsi di coppia, come odia il vino che scioglie la lingua).
"Non si vende una casa, si vende una vita", sosteneva l'agente immobiliare Frank Banscombe ne Il giorno dell'indipendenza di Richard Ford. Qui le vite sono moneta di scambio. A inventarle c'è convenienza. 

Il libro - Kari Hotakainen, La grande migrazione (Iperborea, traduzione Nicola Rainò, pagg. 320, euro 18,50)