foto di Paolo De Francesco
I Verdena e la fine della Magia
di Luca Valtorta , di Luca Valtorta"Ma sei in studio?", chiede Alberto dalla macchina parcheggiata non molto lontano da casa, a Bergamo. "Sì, sono qui", risponde Luca. Lo studio di registrazione, il famoso - per chi segue i Verdena - "Henhouse", è un vecchio pollaio riadattato. Alberto stava tornando a casa ma era impossibile riuscire a parlarsi in quel modo. Dopo i primi, vani tentativi adesso siamo collegati finalmente in video. L'intervista sarà complessa ma in qualche modo una metafora dell'imprevedibilità con cui i fratelli Alberto (voce, testi, piano e chitarra) e Luca (batteria) Ferrari affrontano il mondo. Roberta Sammarelli (basso) non c'è: "Avrà avuto da fare", dice Alberto, circondato dal buio, mentre Luca è capovolto: "Luca, prova a girare il telefono" gli suggerisce.
Roberta è la parte più razionale della band che, 25 anni prima dei Måneskin, sarebbe potuta diventare il gruppo…
"Ma sei in studio?", chiede Alberto dalla macchina parcheggiata non molto lontano da casa, a Bergamo. "Sì, sono qui", risponde Luca. Lo studio di registrazione, il famoso - per chi segue i Verdena - "Henhouse", è un vecchio pollaio riadattato. Alberto stava tornando a casa ma era impossibile riuscire a parlarsi in quel modo. Dopo i primi, vani tentativi adesso siamo collegati finalmente in video. L'intervista sarà complessa ma in qualche modo una metafora dell'imprevedibilità con cui i fratelli Alberto (voce, testi, piano e chitarra) e Luca (batteria) Ferrari affrontano il mondo. Roberta Sammarelli (basso) non c'è: "Avrà avuto da fare", dice Alberto, circondato dal buio, mentre Luca è capovolto: "Luca, prova a girare il telefono" gli suggerisce.
Roberta è la parte più razionale della band che, 25 anni prima dei Måneskin, sarebbe potuta diventare il gruppo italiano più famosa nel mondo se non fosse che i Verdena sono incapaci di avere a che fare con lo show business. Fanno dischi quando si sentono pronti, odiano andare in tv e rilasciare interviste, non per snobismo ma perché gli interessa solo una cosa: suonare. E non c'è dubbio che il nuovo album, Volevo Magia, che esce a otto anni dal precedente, dal vivo sarà qualcosa di travolgente e ipnotico al tempo stesso. I Verdena non esistono nemmeno sui social e, per questo e molto altro, ricordano un tempo in cui la magia esisteva ancora.
Anche se il pubblico "indie" già agli esordi li accusava di "tradimento", quando dopo le prime cassettine "demo" vennero messi sotto contratto da una major, perché "snaturavano la loro musica per compiacerela multinazionale". Quanto sono cambiate le cose da allora...
Era meglio il primo demo (mostro una cassetta fatta in casa che mi avevano mandato ai tempi)?
Alberto: "Ah beh, certo! Quello però è il secondo. Il primo ha scritto Verbena, con la b".
Perché poi avete scelto Verdena?
A.: "Perché non ha senso".
Mi sembra giusto. Il primo demo era anche meglio di "Wow", considerato il vostro capolavoro?
A.: "Ovvio. Oggi però mi piacerebbe rimasterizzare Requiem, un disco al tempo considerato strano che era andato malissimo".
Luca: "In quel periodo l'abbiamo rischiata: la casa discografica non voleva più rinnovarci il contratto".
Era il disco del vostro primo grande cambiamento, c'era una forte influenza della psichedelia.
A.: "È esploso dopo la fine della tournée ed è diventato il disco preferito di tutti, ma all'inizio ai discografici non piaceva".
La casa discografica voleva la hit?
A.: "In realtà non ci hanno mai chiesto niente se non pezzi più corti e che la voce fosse più alta".
E voi così gli avete dato "Sotto prescrizione del dott. Huxley", che dura più di 12 minuti...
A.: "Col tempo hanno capito e ci hanno lasciato stare".
L.: "Anche perché ci sonsideravano teste calde, rompicoglioni..."
E questo disco? È vero che alla fine volevi cancellare tutto?
A.: "Mi succede sempre. Da 24 pezzi ne abbiamo messi 13".
Nel frattempo Roberta ha avuto tre bambini: avete dovuto convincerla a tornare a suonare?
A.: "No, no. Semmai il contrario: era lei che ci spingeva a finire il disco".
Questo album dal vivo credo sarà incredibile: c'è pure un pezzo hardcore punk, che poi è quello che gli dà il titolo...
A.: "Dal vivo è molto semplice da suonare per noi. Fosse per me farei prima i pezzi nuovi live e li registrerei a fine tournée ma le cose non funzionano così. Però vedrai che questo disco tanti lo capiranno veramente solo dopo i concerti".
Voi lo avete capito?
A.: "Cominciamo adesso, forse. È un disco che ha continuato a trasformarsi: quattro anni fa era una cosa completamente diversa".
Hai due figli grandi adesso: la vostra musica gli piace?
A.: "No. Ogni tanto dicono "questa non è male". Ascoltano molta trap anche se adesso è già passata: quello che gli piace ancora oggi è Drake. E piace molto anche a me: c'è stato un periodo che ero proprio in fissa. Qualsiasi cosa io faccia o dica, comunque loro non piace e non la fanno".
Chissà da chi hanno preso...
A.: "Infatti. Io sono contento".
Salmo per esempio gli piace? È uno che pur facendo rap viene dal punk...
A.: "A loro sì, a me no. Troppe parolacce (!). Scusa ma qui c'è uno che pensa che sto per andar via e vuole parcheggiare, sembra incazzato: è già il terzo, adesso mi son rotto le palle, me ne vado! (rumore di motore che si accende)".
A.: "L'ha fatta il Luca! (Beep beep, suona la spia della macchina)".
In copertina siete voi tre ma non siete voi tre perché due sono donne e le facce sono diverse...
L.: "Sì, non lo so perché: ci piaceva. Alla fine ci stava bene col disco".
Ma perché c'è scritto sopra "VII"? Non sono nove i vostri dischi?
A.: "Se conti Endkadenz come uno solo invece di due e togli anche la colonna sonora sono sette".
A proposito, cosa potete dire di questa colonna sonora? Il film è "America Latina" di due registi importanti: i fratelli D'Innocenzo.
A.: "Ci siamo sbizzarriti e poi l'abbiamo voluta mettere su disco. A me piace molto".
L.: "È il nostro disco più sperimentale".
A proposito di influenze latine: in questi giorni era l'anniversario di Battisti e ho riascoltato "Anima Latina": mi siete venuti in mente voi.
L.: "È l'unico che mi piace, anche se un po' troppo hippie a volte".
A.: "Io amo Don Giovanni. Mi fa impazzire quella frase: 'Su un dolce tedio a sdraio amore ti ignorai/ e invece costeggiai i lungomai'. Mi piace il tipo che fa questi testi. Come si chiama? Ah già, Panella... I 'lungomai' è fantastico, e anche il 'tedio a sdraio'".
A.: "Di abbandono. In tutti i sensi possibili".
E il video di "Crystal Ball"?
A.: "Mah, il riferimento è un po' alle sette sataniche, quelle dove c'è un tipo che plagia tutti e fanno cose terribili senza rendersene conto".
Avete lavorato con Manuel Agnelli. Vi piace il suo ultimo disco?
A.: "Sì, mi piace Manuel, soprattutto quando spinge".
Avete conosciuto i Måneskin?
A.: "Una sera a cena con Manuel".
E loro conoscevano i Verdena?
A.: "Non ne abbiamo parlato. A dire il vero io non ho proprio parlato. Non è che parlo tanto".
A.: "Ci sarà un ragazzo che farà tutto quello che non possiamo fare noi: suona le tastiere, le chitarre, canta…".
È sempre lo stesso degli altri anni?
A.: "No, è sempre diverso. Anche perché di solito i tipi si esauriscono a stare con noi e non vogliono più saperne".
L.: "Siamo contenti perché a fine aprile andiamo in Europa. Un bel tour: Lubiana, Monaco, Berlino, Londra, Parigi…".
Ma perché avete titolato il disco "Volevo Magia"?
A.: "Perché il mondo fa schifo, quindi ci sembrava un titolo perfetto. Visto come vanno le cose non potevamo certo intitolarlo "Tutto Bene"".