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Frida Kahlo e Diego Rivera: icone a confronto

Frida Kahlo e Diego Rivera ritratti da Nickolas Muray  a San Angel nel 1941 
Nella collezione Gelman esposta a Padova l’allestimento propone suggestivi paralleli anche tra foto e dipinti
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Padova ospita la collezione di Jacques e Natasha Gelman. In mostra al Centro Culturale Altinate fino al 4 giugno 23 opere di Frida Kahlo, 9 di Diego Rivera e un'antologica della pittura messicana alla metà del secolo scorso.

La prima sala è dedicata ai ritratti di Natasha. Rivera trasformò la ricca collezionista in un fiore bianco disteso in mezzo a gigantesche calle. David Alfaro Siqueros dipinse con ferocia: il giallo dell'oro, dei gioielli e dei capelli biondi s'oppone al viola dell'abito, senza attivare la luminosità del contrasto tra complementari a causa del rosso acceso dello smalto e del fondo.

Anche Frida esibisce una qualche distanza, all'attenzione per la complicata acconciatura non corrisponde una pari considerazione per il carattere: il volto è una maschera spersonalizzata. Non se ne ebbe a male la mecenate, che nel 1996 si fece raffigurare da Rafael Cidoncha con alle spalle Autoritratto con scimmie. È un'…

Padova ospita la collezione di Jacques e Natasha Gelman. In mostra al Centro Culturale Altinate fino al 4 giugno 23 opere di Frida Kahlo, 9 di Diego Rivera e un'antologica della pittura messicana alla metà del secolo scorso.

La prima sala è dedicata ai ritratti di Natasha. Rivera trasformò la ricca collezionista in un fiore bianco disteso in mezzo a gigantesche calle. David Alfaro Siqueros dipinse con ferocia: il giallo dell'oro, dei gioielli e dei capelli biondi s'oppone al viola dell'abito, senza attivare la luminosità del contrasto tra complementari a causa del rosso acceso dello smalto e del fondo.

Anche Frida esibisce una qualche distanza, all'attenzione per la complicata acconciatura non corrisponde una pari considerazione per il carattere: il volto è una maschera spersonalizzata. Non se ne ebbe a male la mecenate, che nel 1996 si fece raffigurare da Rafael Cidoncha con alle spalle Autoritratto con scimmie. È un'anticipazione, la tela è incastonata più avanti nel sistema di risonanze messo a punto da Daniela Ferretti. In luogo di parametri cronologici, la curatrice ha inteso sottolineare riverberi tematici ed estetici.

Il percorso procede aprendo al mondo messicano. Gunrhet Gerszo innesta astrazione e suggestioni precolombiane, mentre le tematiche di María Izquerdo sono le medesime indagate da Frida. Bisogna osservare per avere nozione del miracolo Kahlo. Mettere a confronto La sposa che si spaventa nel vedere la vita aperta di Kahlo con Izquierdo è come osservare un originale greco e una copia romana.

Nella sala dedicata a Rivera: Venditrici di calle, Paesaggio con cactuso, Il guaritore, confermano la sensazione che l'artista abbia dato il meglio di sé come muralista.

L'ambiente si chiude con un'opera di Frida del 1949, L'amoroso abbraccio dell'universo la terra (Messico) io Diego e Señor Xolotl è forse l'ultima portata a termine prima che il male le occludesse la strada del capolavoro. In rapporto ai quadri del marito l'asticella qualitativa s'impenna vertiginosamente. La collezione Gelman raduna lavori del periodo aureo di Frida. Alla fine degli anni Trenta l'artista si è liberata dalle ingenuità tipiche dell'autodidatta geniale, nell'officina della sua solitudine s'era forgiata uno stile unico e se l'era cucito addosso. Non è un caso che la pittura debordi costantemente negli abiti e nella fotografia. Frida sa sempre dove e come guardare, la postura denota piena padronanza del proprio corpo e una consapevole presa di possesso dello spazio.

A fare l'elenco di quanti tentarono di catturarne l'enigma, avremmo quasi un'antologia della fotografia del secondo quarto del secolo. I primissimi scatti furono quelli del padre Guillermo, presente in mostra insieme a Leo Matiz, Gisèle Freund, Héctor GarcIa, Lucienne Bloch, Imogen Cunnigham, Lola e Manuel Álvarez Bravo... Frida e Diego di Martin Munkácsi è, forse, il più bel ritratto della coppia. Edward Weston riuscì a strappare una delle rare inquadrature nelle quali Frida non guardi in camera.C'è anche un omaggio di Patti Smith, visioni sospese in un silenzio assoluto, forse inattese da un'artista della parola. A Nickolas Muray, pioniere del colore, si deve l'iconico Frida con rebozo rosso. In Frida a New York, Muray staglia l'amica e amante contro lo skyline di Manhattan: sigaretta accesa e abito tradizionale messicano, Frida si tramuta in un idolo contemporaneo.

Una veste molto simile, la stessa gonna azzurra e lo stesso ricamo bianco, è esposta accanto alla fotografia. L'allestimento propone suggestivi paralleli anche tra fotografie e dipinti: una linea invisibile collega lo scatto di Bernard Silberstein, la pittrice al lavoro su Diego nei miei pensieri (Autoritratto come Tehuana), all'opera compiuta. Nella fotografia Rivera è alle spalle della moglie, ma non è ancora stato effigiato nel dipinto che si rivela un luminoso intarsio costruito in punta di pennello, capello per capello. L'uso della masonite, in luogo della tela, contribuisce a rendere la materia dura e brillante.

In l'artista gioca con il mito della maga Circe. Frida tiene accanto a sé Los Fridos, i quattro studenti che la seguirono nella casa-prigione di Coyoacán, quando la malattia le aveva impedito di continuare l'insegnamento in accademia. Lo spazio va restringendosi in modo claustrofobico, si percepisce una vitalità eccessiva e bloccata, che s'incarna nel verde lussureggiante e nell'uccello del paradiso, rigido fiore disposto a pendant del lungo collo di Frida.

Autoritratto con treccia è un'orgogliosa rivendicazione di mexicanidad. Il bambolotto bianco di Autoritratto sul letto è disturbante presenza distesa su un supporto metallico. In Autoritratto in abito rosso e bianco lo sguardo di Frida ci traguarda sempre e per sempre.