Paolo Nespoli: "L'amore di Oriana Fallaci mi spinse a diventare astronauta"
di Lucio Luca , di Lucio LucaL'uomo delle stelle non corre più a 28 mila chilometri all'ora intorno alla Terra. La malattia l'ha segnato, indebolito certo, ma piegato no. Mai. Paolo Nespoli, l'astronauta che è rimasto in orbita per 313 giorni, due ore e 36 minuti "spalmati" in tre missioni passate alla storia, ha fatto sua la filosofia di Manlio, il protagonista del suo romanzo: "L'unico giorno per arrendersi è l'ultimo" c'è scritto nel frontespizio di un libro che gli ha cambiato la vita. E anche l'ingegner Nespoli, come Manlio abituato al nero sconfinato dello Spazio, sa come domare quel buio. Ripercorrendo le passeggiate spaziali, la sua vita straordinaria, i sogni che aveva da bambino e quelli che insegue ancora oggi, malgrado un linfoma cerebrale scoperto durante la pandemia, i cicli di chemioterapia, l'intervento chirurgico, "un percorso complesso che ha cambiato la percezione del mio tempo - dice - e che, per la prima …
L'uomo delle stelle non corre più a 28 mila chilometri all'ora intorno alla Terra. La malattia l'ha segnato, indebolito certo, ma piegato no. Mai. Paolo Nespoli, l'astronauta che è rimasto in orbita per 313 giorni, due ore e 36 minuti "spalmati" in tre missioni passate alla storia, ha fatto sua la filosofia di Manlio, il protagonista del suo romanzo: "L'unico giorno per arrendersi è l'ultimo" c'è scritto nel frontespizio di un libro che gli ha cambiato la vita. E anche l'ingegner Nespoli, come Manlio abituato al nero sconfinato dello Spazio, sa come domare quel buio. Ripercorrendo le passeggiate spaziali, la sua vita straordinaria, i sogni che aveva da bambino e quelli che insegue ancora oggi, malgrado un linfoma cerebrale scoperto durante la pandemia, i cicli di chemioterapia, l'intervento chirurgico, "un percorso complesso che ha cambiato la percezione del mio tempo - dice - e che, per la prima volta, mi ha fatto pensare anche alla morte e a quello che ci sarà dopo".
Come sta ingegnere Nespoli?
"Sto decentemente. Se le dicessi che sto benissimo sarebbe una bugia, ma quando parlo con i medici mi spiegano che non devo lamentarmi perché sono ancora qui e ho persino ripreso a insegnare al Politecnico di Torino, a fare il motivatore nelle aziende e ad andare in giro a presentare il mio romanzo. Lentamente sono ripartito e non voglio affatto fermarmi, anche se sento la fatica".
Lei va spesso anche nelle scuole. Ne "L'ultimo giorno per arrendersi" ha raccontato il disagio di una adolescente e la forza di un astronauta in pensione, proprio come lei, che aiuta la ragazza a uscire dalla sua bolla e a rimettersi in gioco. È un libro autobiografico?
"No, anche se ovviamente racconto un mondo che conosco bene. Ma io resto Paolo, Manlio è solo un personaggio che ho immaginato. Le paure di Stella, l'adolescente, sono invece quelle che vedo negli occhi di tanti ragazzi che incontro. Non sono mai felici, la vita gli va stretta, si chiudono spesso in se stessi e i loro sogni si spengono. Giorno dopo giorno sprofondano nel buio e tocca a noi "grandi" fargli capire che ognuno di noi ha un talento, bisogna scoprirlo e fare tutto quello che si può per inseguirlo, valorizzarlo".
Che poi è quello che è successo a lei da giovanissimo...
"Beh, io avevo 12 anni quando l'uomo mise piede per la prima volta sulla Luna. Dissi a me stesso che avrei voluto fare l'astronauta, ma ogni epoca ha i suoi miti. Oggi i ragazzi guardano social e tv e vogliono fare gli influencer, gli chef, i calciatori. All'epoca noi sognavamo di essere i nuovi Neil Armstrong".
Poi, però, si arruolò tra i paracadutisti e in Libano incontrò Oriana Fallaci con la quale ebbe una lunga storia d'amore. Pare che Angelo, il protagonista di "Insciallah", sia ispirato proprio a lei. Ma è vero che fu proprio la giornalista a spingerla a fare l'astronauta?
"Diciamo che Oriana con me si comportò come il protagonista del mio romanzo con Stella. Mi fece capire che quella poteva essere la mia strada. Poi, però, qualcosina di mio ce l'ho messa...".
Anche perché non ci sono tante persone che possono dire di essere andate tre volte nello Spazio e di essere rimaste in orbita quasi un anno. Che cosa le manca di quelle esperienze?
"È una domanda difficile, me la fanno in tanti, ma per me è sempre complicato spiegare certe emozioni. Potrei risponderle che mi manca soprattutto ritornare bambino, perché qualsiasi astronauta che va nello Spazio è come un bambino che si mette a cercare ciò che non conosce. Ecco, la definirei un'avventura alla scoperta di un mondo fuori dal mondo. E questo mi manca molto, non posso negarlo. E poi lassù c'è quella sensazione di perdita del corpo che proprio non si può trasformare in semplici parole".
Proviamoci...
"Quando sei nello Spazio, per la prima volta ti rendi conto di essere un terrestre. Perché in orbita vivi in un contesto diverso, vedi la tua "casa" da fuori, ti senti quasi un alieno. La navicella ruota a 28 mila chilometri all'ora, giri la Terra in un'ora e mezza, e in quel breve lasso di tempo vedi passare il ciclo delle stagioni. Dall'estate più torrida all'inverno della Siberia in un'ora e mezza. Non è ovvio, anche se sei preparato a tutto questo, e all'inizio fai davvero fatica ad abituarti. E poi ti cambia completamente la percezione del corpo e dell'anima. Ma qui tocca entrare in un ambito filosofico, non so se è il caso".
Assolutamente sì, continui.
"Noi esseri umani siamo fatti di un corpo fisico, riconoscibile, e di un'anima. O di una coscienza, ognuno la chiami e la definisca come vuole. Nello Spazio questa differenza tra la parte solida e la coscienza si materializza. Perché perdiamo il corpo per l'assenza di gravità, quasi non lo sentiamo, e avvertiamo molto di più l'anima. Esattamente il contrario di quello che avviene quando siamo sulla Terra. Non capita a tutti gli astronauti, è vero, ma a me è successo ogni volta che sono andato in orbita. E anche questo mi manca. Moltissimo".
Il libro
L'unico giorno giusto per arrendersi di Paolo Nespoli (Mondadori, pagg. 216, euro 19,50)