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Biografie. Dalla Russia con amore

Alexandra Lapierre ricostruisce in forma di romanzo la vita di Mura Zakrevskaja
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La Rivoluzione russa cambia, a metà della sontuosa, trascinante biografia storica di Mura, l’aristocratica ucraina che ha occupato il Novecento col suo fascino e le sue relazioni (una spia?), nuovo ritratto femminile delineato con sapienza romanzesca da Alexandra Lapierre: La donna dalle cinque vite, settecento pagine tradotte col suo brio da Alberto Bracci Testasecca per e/o. La rivoluzione è vista infatti all’inizio con gli occhi della giovane Mura, ultima figlia di Sua Eccellenza Zakrevskij, proprietario di terre, foreste e villaggi, distillerie di vodka e raffinerie di salnitro, “piccolo padre” di duemila anime, cui i servi della gleba emancipati baciano la mano: ma anche giurista liberale, dreyfusardo e promotore della giuria popolare nei processi.

La madre baronessa ha un soprannome: Vipera. Mura ha vissuto nel loro castello barocco nel silenzio innevato e le bollenti estati, tra tate e precettori, merende e balli a San Pietroburgo; a tredi…

La Rivoluzione russa cambia, a metà della sontuosa, trascinante biografia storica di Mura, l’aristocratica ucraina che ha occupato il Novecento col suo fascino e le sue relazioni (una spia?), nuovo ritratto femminile delineato con sapienza romanzesca da Alexandra Lapierre: La donna dalle cinque vite, settecento pagine tradotte col suo brio da Alberto Bracci Testasecca per e/o. La rivoluzione è vista infatti all’inizio con gli occhi della giovane Mura, ultima figlia di Sua Eccellenza Zakrevskij, proprietario di terre, foreste e villaggi, distillerie di vodka e raffinerie di salnitro, “piccolo padre” di duemila anime, cui i servi della gleba emancipati baciano la mano: ma anche giurista liberale, dreyfusardo e promotore della giuria popolare nei processi.

La madre baronessa ha un soprannome: Vipera. Mura ha vissuto nel loro castello barocco nel silenzio innevato e le bollenti estati, tra tate e precettori, merende e balli a San Pietroburgo; a tredici anni parla già cinque lingue quando il padre muore d’infarto, lasciando tutto alla massoneria. Vipera ripiana debiti e ipoteche, e sposa le figlie – una, brevemente, bigama; l’altra in fuga all’altare, con velo e strascico, verso l’amante adorato; mentre Mura convola a 17 anni con un freddo ma slanciato cavaliere estone: e in breve riprende la vita tra mondani inverni pietroburghesi e atletiche estati nelle terre – è la prima vita di Mura, giovane signora Beckendorff. Nel 1914 di tutti i lussi – da Nizza arrivano vagoni di fiori e tartufi dal Périgord per i balli in maschera di Vipera- a fine luglio, da Berlino, il marito scrive a Mura: «Sono esaltato dai preparativi della guerra; mi rimprovero la febbre quasi allegra che mi pervade. Per niente al mondo la Russia deve impegnarsi per prima nel conflitto. Non possiamo prenderci la responsabilità di scatenare i quattro cavalieri dell’Apocalisse sulla terra, infliggere alle nazioni civili la guerra, la violenza, la fame e la morte».

I primi anni del conflitto sono segnati per Mura dal cameratismo con le amiche e i giovani guerrieri e attaché d’ambasciata, amicizie per la vita – ancora segnate dalle convenzioni, in russo tra sessi diversi si danno del lei. Il 27 febbraio 1917 Mura lascia la campagna in treno con gli amici - nello scompartimento, coppe di champagne: ma all’arrivo Pietroburgo è assorta in uno strano silenzio. Le slitte-taxi, i tramvai, gli operai sono in sciopero; i magazzini saccheggiati: i cosacchi richiamati hanno fraternizzato con la folla. Sulla fortezza di Pietro e Paolo Mura vede la sua prima bandiera rossa.

La rivoluzione è raccontata dagli aristocratici: la principessa Saltykova, che divide il suo palazzo con l’ambasciata inglese, vi si rifugia in pantofole (sono 15 gradi sotto zero) e può assistere alla distruzione dei suoi arredi; un’altra amica della Vipera, la contessa Kleinmichel, è stata arrestata. I rivoltosi saccheggiano l’Ermitage, e le sue cantine: l’orda barcollante dei rivoltosi ubriachi dei “più grandi vini della Storia” è incontenibile. Mura si descrive «come un pollo senza testa che corre a zig-zag in una città fantasma»; nessuno ti strappa il cappotto, sono già stati tutti venduti, i cavalli, mangiati. La carne di cane costa tre rubli, di topo, venti copechi; Mura però si fa prestare i vestiti dalla cameriera e va a assistere ai discorsi di Trotskij. Nelle ambasciate riflettono che una giovane ucraina (lì la rivoluzione ha favorito le istanze separatiste), con le sue tante lingue e la sua bellezza, può servire al progetto – specie inglese – di impedire la pace separata dei bolscevichi con la Germania. Ma anche il compagno Trotskij, anche e soprattutto Gorkij, col suo progetto di far leggere Shakespeare al popolo, e pubblicare in russo tutti i classici stranieri, intendono profittare dei talenti di Mura, incaricandola di tradurre Stevenson e Ruskin – e è solo l’inizio.

Eccoci dunque al febbraio 1919 e alla pagina 330. Mura incontra Gorkij: sembra un mugico e lo chiamano Duca; possente, emotivo, malato; lei gli diviene indispensabile. Mura stessa, nella sede vetusta della casa editrice, la Letteratura Universale, scopre inebriata il mondo vivo, interessante, allegro e turbolento dei rivoluzionari.

È il segreto dei libri di Alexandra Lapierre: avanzano con il loro carico irresistibile di piccola e grande storia, roteando mondi e passioni, ma sempre e solo a partire dalle sue inesauste ricerche, i documenti curiosi, rari, rivelatori. Mura cambia, e attraverso i suoi occhi vediamo un altro Ottobre in marcia, pieno di miseria, di infamie e di sogni. Ventisette anni Mura, 52 Gorkij, che nella sua tribù trascina moglie, ex amanti e amanti delle amanti in carica, e solo col tempo e molta ritrosia ammette la passione per Mura. Che intanto, nella sua seconda e terza vita, ha conosciuto l’amore, ha sedotto tutti, e per esempio lo scrittore H.G. Wells (La guerra dei mondi), ha conosciuto le carceri della ceka, è stata cantata dal poeta Alexandr Blok, sempre ovunque sorvegliata – nel sospetto che sia una spia dell’Urss, dell’Inghilterra e della Germania, forse che faccia il doppio o il triplo gioco. Ha ancora un paio di vite da vivere: dallo zar a Stalin a Churchill a de Gaulle, Mura ha conosciuto tutti i grandi; Alexandra Lapierre riesce a restaurare ogni grado della mutazione e lo spettro di tutti i suoi moti affettivi, sempre conservando un lato – è il suo fascino – all’enigma.