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La Storia è donna, anche nel Medioevo

La suffragetta (1912), litografia a colori di scuola inglese del XX secolo ispirata alla figura di Giovanna d’Arco 
La storica dell’arte Janina Ramirez ribalta le narrazioni su questo periodo storico. E svela il contributo femminile, spesso sconosciuto
3 minuti di lettura

Se pensate che il Medioevo sia stato un'epoca maschilista, fatta solo di cavalieri erranti, di chierici vaganti, di re santi e di ricchi mercanti vi sbagliate di grosso. È il modo in cui ci è stato raccontato fino ad ora a farcelo credere. Ma adesso è venuto il momento di voltare pagina e di riscoprire l'altra metà del cielo medievale. Lo dice Janina Ramirez, storica dell'arte all'Università di Oxford ed ex bassista in un gruppo punk rock, in un bel libro entusiasta e spaesante come Femina.

Un titolo ispirato dalla dicitura che a partire dalla Riforma, i protestanti usavano per contrassegnare, come un marchio d'inferiorità, i libri e i manoscritti firmati da donne in quanto indegni di essere conservati o letti. Questo libro di rottura è dedicato alla riscoperta delle donne che hanno fatto la storia dell'età di mezzo al pari dei loro padri, fratelli e mariti. E spesso meglio di loro. Solo che, allora come …

Se pensate che il Medioevo sia stato un'epoca maschilista, fatta solo di cavalieri erranti, di chierici vaganti, di re santi e di ricchi mercanti vi sbagliate di grosso. È il modo in cui ci è stato raccontato fino ad ora a farcelo credere. Ma adesso è venuto il momento di voltare pagina e di riscoprire l'altra metà del cielo medievale. Lo dice Janina Ramirez, storica dell'arte all'Università di Oxford ed ex bassista in un gruppo punk rock, in un bel libro entusiasta e spaesante come Femina.

Un titolo ispirato dalla dicitura che a partire dalla Riforma, i protestanti usavano per contrassegnare, come un marchio d'inferiorità, i libri e i manoscritti firmati da donne in quanto indegni di essere conservati o letti. Questo libro di rottura è dedicato alla riscoperta delle donne che hanno fatto la storia dell'età di mezzo al pari dei loro padri, fratelli e mariti. E spesso meglio di loro. Solo che, allora come ora, dovevano lavorare il doppio per vedersi riconoscere la metà. Ma nonostante questo, afferma l'autrice, è bastato adottare un punto di vista meno fallocentrico perché, per incanto, i riflettori della storia cominciassero ad illuminare le zone d'ombra che hanno occultato la presenza e la potenza di figure femminili come Ildegarda di Bingen, Giuliana di Norwich o Giovanna d'Arco. Che non sono delle eccezioni, ma la regola di un mondo pieno di primattrici, in grado di competere con i maschi in ogni campo, compresi quelli apparentemente "for men only".

Come la guerra, la politica e l'economia. A questa revisione della storia medievale, dice Ramirez, hanno dato un contributo fondamentale i nuovi indirizzi delle scienze storiche e sociali che, col supporto della tecnologia digitale e della mappatura genetica consentono di correggere gli errori del passato. Un esempio clamoroso è quello del cosiddetto guerriero di Birka, le cui ossa, risalenti al Novecento dopo Cristo furono rinvenute nei pressi di Stoccolma nel 1878 insieme a un corredo funebre fatto di lance, frecce, spade e cavalli da combattimento. Un classico soldato vichingo, che dubbio c'è? E invece il dubbio c'è eccome. E ha cominciato a circolare da una decina d'anni, quando le studiose e gli studiosi hanno iniziato a interrogarsi sul bacino eccessivamente largo dello scheletro e sulla sottigliezza dell'avambraccio, insolita per un energumeno norreno.

Finalmente la verità è venuta a galla nel 2017, quando l'analisi del Dna ha rivelato che il guerriero in realtà era una guerriera. Cui solo una secolare somma di stereotipi sessisti sul Medioevo aveva ascritto di default al sesso forte. Proiettando sul mondo medievale un maschilismo che in realtà è tipico della modernità borghese. Ed è assolutamente cieco di fronte agli innumerevoli esempi di donne condottiere, imprenditrici, teologhe, sacerdotesse, artiste, scienziate, governanti, spie, viaggiatrici, fuorilegge e influencer che popolano quei secoli di transizione. Come l'eccentrica scrittrice Margery Kempe, ricca aristocratica e brillante imprenditrice, che lascia marito e figli per seguire la sua vocazione religiosa che ne farà una globetrotter della fede.


In effetti il Medioevo è più moderno della modernità. Non a caso, dice Ramirez, le prime suffragette che in età vittoriana combattono per i diritti delle donne, sono delle medieviste. Prima fra tutte Emily Wilding Davison, che si fa chiamare la "bella Emilia" come l'amazzone protagonista di uno dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, il grande cartografo dell'immaginario medievale anglosassone.


Non meno medievaleggiante è l'americana Inez Milholland, che nel 1913 in sella a un destriero candido, guida un corteo di protesta sulla strada di Capitol Hill, la stessa percorsa dai lanzichenecchi di Trump il 6 gennaio 2021 con intenzioni ben più oscurantiste. L'abito bianco di Inez, i suoi lunghi capelli coronati di fiori da folksinger celtica, sono frutto dei suoi studi sul Medioevo e sulla profonda religiosità di quell'epoca. Cui queste eroine protofemministe si ispirano, perché non la considerano un residuo del passato ma un modello di futuro, dove la spiritualità faccia argine contro il materialismo bottegaio della borghesia vittoriana, che riserva alle donne il solo ruolo di mogli e madri. Insomma, il mondo medievale a dispetto delle apparenze è più progredito della società ottocentesca raccontata da Jane Austen e dalle sorelle Charlotte ed Emily Brontë.

Dove la sottomissione femminile è frutto di un combinato disposto tra la morale, l'economia, la politica e la scienza, concordi nel mettere al centro della loro narrazione il culto dei grandi uomini che stanno facendo l'impero, e l'imperialismo, britannico. Cui fa da corollario il falso mito della instabilità, dell'emotività e della fragilità delle donne. Come dire che è il mondo moderno a ridurre la varietà e la complessità dell'universo femminile a secondo sesso.

Il libro

Janina Ramirez, Femina, il Saggiatore (Traduzione Roberta Zuppet, pagg. 552, euro 35)