Marte, l'eterna ossessione per il pianeta rosso
di Marino Niola , di Marino NiolaPerché la gente fa di tutto per andare su un pianeta piatto, freddo e inabitabile come Marte? Se lo chiedeva uno dei protagonisti del romanzo Le sabbie di Marte di Arthur Clarke, grandissimo scrittore di fantascienza e autore fra l'altro di 2001 Odissea nello spazio. La risposta migliore alla domanda di Clarke si trova nel bel libro Le sfide di Marte di Paolo Ferri, un fisico di fama internazionale che ha lavorato per quasi quarant'anni nell'ESA, l'Agenzia spaziale europea. L'autore, primo italiano a entrare nella Hall of Fame della International Astronautical Federation, ripercorre la storia del nostro rapporto con Marte, dall'antichità all'era delle missioni spaziali.
LE RADICI MITOLOGICHE
Fin da tempi remotissimi, il pianeta rosso è stato un miraggio e una sfida. Le prime osservazioni marziane risalgono addirittura alla Cina e all'Egitto del secondo millennio prima di Cristo, nonché alla Mesopotamia, culla dell'astro…
Perché la gente fa di tutto per andare su un pianeta piatto, freddo e inabitabile come Marte? Se lo chiedeva uno dei protagonisti del romanzo Le sabbie di Marte di Arthur Clarke, grandissimo scrittore di fantascienza e autore fra l'altro di 2001 Odissea nello spazio. La risposta migliore alla domanda di Clarke si trova nel bel libro Le sfide di Marte di Paolo Ferri, un fisico di fama internazionale che ha lavorato per quasi quarant'anni nell'ESA, l'Agenzia spaziale europea. L'autore, primo italiano a entrare nella Hall of Fame della International Astronautical Federation, ripercorre la storia del nostro rapporto con Marte, dall'antichità all'era delle missioni spaziali.
LE RADICI MITOLOGICHE
Fin da tempi remotissimi, il pianeta rosso è stato un miraggio e una sfida. Le prime osservazioni marziane risalgono addirittura alla Cina e all'Egitto del secondo millennio prima di Cristo, nonché alla Mesopotamia, culla dell'astronomia occidentale. Tutti questi popoli collegano Marte al fuoco, alla guerra e anche ai disastri naturali. Un po' perché il rosso è il colore ardente per definizione. E un po' perché l'astro che brilla come una brace nel cielo notturno è associato al dio della guerra. Mars per i latini, Ares per i greci e Nargal per i babilonesi.
L'ETA' MODERNA
In ogni caso, sia il corpo celeste sia il più bellicoso degli immortali sono simboli dello slancio vitale, del cuore gettato oltre l'ostacolo, dello sprezzo del pericolo, dell'apertura di nuove frontiere. Con tutte le incognite del caso. Con quell'alternanza di illusioni suscitate e di disillusioni provocate dal miraggio marziano. Sin dalle origini dell'astronomia, quando il pianeta entra nel mondo della scienza ed esce da quello della mitologia. Dove fa ritorno fra Otto e Novecento con la nascita della fantascienza. Che da allora farà sempre da controcanto, utopico o distopico, alle conquiste scientifiche. La prima delle quali risale a Galileo in persona. L'autore del Dialogo sopra i due massimi sistemi scopre, infatti, che Marte non è rotondo. Poi arrivano le prime mappe: nel 1636 quella dell'italiano Franco Fontana e nel 1659 quella dell'olandese Christian Huygens. Finché scendono in campo funamboli delle meccaniche celesti come Tycho Brahe, che dall'alto della Rundetårn, la sua torre di Copenaghen, misura le orbite di Marte mostrando che non sono circolari ma ellittiche. È un assist formidabile per Giovanni Keplero che su quelle ellissi costruisce le tre leggi sul movimento dei pianeti entro il sistema solare. Finché la palla siderea arriva a Isaac Newton che fa gol di controbalzo ponendo le basi della gravitazione universale.
LA CONTEMPORANEITA'
Ma è con il secolo breve e con la corsa allo spazio tra le grandi potenze che la conquista di Marte diventa un sogno. Ma soprattutto un incubo. Un alternarsi esaltante e deprimente di successi e di insuccessi. Dagli entusiasmi che accompagnano le missioni Apollo tra il 1967 e il 1971, alla tragedia del Challenger, lo space shuttle che il 28 gennaio 1986 esplode uccidendo i sette componenti dell'equipaggio. Fino a quella del Columbia, disintegratosi nei cieli del Texas il primo gennaio 2003. Facendo altre sette vittime. Ma anche le successive missioni robotiche sono state una disillusione per chi pensava che avrebbero rivelato un pianeta pullulante di vita, forse evoluta e magari intelligente.
Ferri ripercorre l'intera storia delle missioni verso Marte, che ha vissuto in prima persona in quanto componente dell'ESA. Il risultato è un racconto avvincente, ricco di aneddoti e di ricordi personali, che fanno rivivere al lettore le emozioni, i successi e le frustrazioni sperimentati da Ferri e dai suoi collaboratori nelle sale controllo sulla Terra, dove si pilotano le sonde spaziali a centinaia di milioni di chilometri di distanza.
In ogni caso il mito di Marte resta un evergreen dell'immaginario, che continua a fantasticare sulla natura delle forme di vita eventualmente presenti. Mentre la scienza si interroga con prudenza e rigore. Assumendosi il compito ingrato, ma indispensabile, di frenare le fughe in avanti dell'immaginazione. Come quelle alimentate da figure come Elon Mask, che sogna addirittura la colonizzazione del pianeta rosso. E al congresso mondiale di astronautica che nel 2015 ipotizzava addirittura di portare umani su Marte entro il 2023. I fatti lo hanno smentito.
Ma nonostante tutto, conclude Ferri, personaggi come l'ineffabile Elon, profetici o cacciaballe che siano, "hanno il merito di spararle grosse ma anche di perseverare nei loro sforzi visionari che stimolano il progresso scientifico e tecnologico". Perché le utopie restano il primo motore della civiltà, anche quelle fantascientifiche, anche quelle che appaiono irrealizzabili, almeno per ora. E dunque, andare su Marte, studiarlo e capirlo "resta un obiettivo fondamentale, irrinunciabile, per tutta l'umanità".
IL LIBRO
Paolo Ferri, Le sfide di Marte (Raffaello Cortina, pagg. 280, euro 22)