Lunga vita ai giochi da tavolo: le cifre di un boom
di Andrea AngiolinoVent'anni fa Emiliano Sciarra, scacchista annoiato da mercante in fiera e affini, crea un gioco di carte western per sostituirli a Natale con i parenti. Un giocatore è lo sceriffo, ma non sa chi siano i suoi aiutanti e chi gli avversari. Bang! piace a familiari e amici, ma è rifiutato da grandi case e noti agenti. Un editore esordiente ne stampa 2400 copie e le finisce in tre mesi: oggi siamo a tre milioni e mezzo tra gioco base ed espansioni, l'autore vive di quello, la dV Games è una multinazionale del gioco in scatola. Un settore che nelle profezie di fine millennio doveva estinguersi, scalzato dai videogiochi. Invece è in continua espansione, anche perché l'esperienza è diversa: si socializza faccia a faccia, si maneggiano materiali sempre più belli, si personalizzano le regole. Ora sempre più bambini e adulti passano "tempo di qualità" con i giochi in scatola a casa e nei ludopub, in eventi local…
Vent'anni fa Emiliano Sciarra, scacchista annoiato da mercante in fiera e affini, crea un gioco di carte western per sostituirli a Natale con i parenti. Un giocatore è lo sceriffo, ma non sa chi siano i suoi aiutanti e chi gli avversari. Bang! piace a familiari e amici, ma è rifiutato da grandi case e noti agenti. Un editore esordiente ne stampa 2400 copie e le finisce in tre mesi: oggi siamo a tre milioni e mezzo tra gioco base ed espansioni, l'autore vive di quello, la dV Games è una multinazionale del gioco in scatola. Un settore che nelle profezie di fine millennio doveva estinguersi, scalzato dai videogiochi. Invece è in continua espansione, anche perché l'esperienza è diversa: si socializza faccia a faccia, si maneggiano materiali sempre più belli, si personalizzano le regole. Ora sempre più bambini e adulti passano "tempo di qualità" con i giochi in scatola a casa e nei ludopub, in eventi locali e in grandi fiere. Si informano su siti specializzati o sul bimestrale Io Gioco. I negozi specializzati organizzano dimostrazioni e appuntamenti, il premio Gioco dell'Anno indica i migliori titoli in commercio.
Sciarra non è il solo a vivere di giochi in scatola: a Venezia Leo Colovini festeggia il centesimo titolo e il duo Maggi & Nepitello, vinta una gara di idee per giochi tolkieniani, portano avanti La Guerra dell'Anello e il gioco di ruolo L'Unico Anello. Ai pochi italiani che ne fanno un mestiere a tempo pieno si affiancano centinaia di creatori part-time. Se fino agli anni '90 il nostro paese offriva sbocchi limitatissimi, con pochi editori che ricorrevano per lo più a creativi stipendiati, ora numerose case editrici medie e piccole vendono copie e licenze in Italia e all'estero. Con un indotto di curatori, traduttori, illustratori, grafici, commercianti, distributori. E diversi autori italiani lavorano direttamente con le major straniere.
L'ispirazione per un gioco può nascere da un'ambientazione particolare, una regola insolita, un oggetto usato come gadget. L'autore sviluppa il regolamento e crea un prototipo che gioca più volte con amici e conoscenti. Affinate le regole e bilanciate le probabilità di vittoria si passa al test cieco, con gruppi che giocano in autonomia, senza spiegazioni, come faranno i clienti finali. Dopo ulteriori limature si offre il gioco alle case editrici. I contratti sono analoghi a quelli dei libri. Non mancano canali alternativi: in raduni come IdeaG, autori e aspiranti tali si offrono a vicenda come collaudatori per scambiarsi consigli; gli editori partecipano e si contendono i titoli più promettenti. In alternativa c'è il crowdfunding: artisti e inventori che chiedono online al pubblico i fondi per prodursi da soli. Il sito più noto è Kickstarter: dei 7 miliardi di dollari raccolti ben 2 vengono dei giochi, il settore più florido. Quelli da tavolo raccolgono più dei videogiochi.
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Prosperano anche i serious games creati da enti e aziende per informare, pubblicizzare, insegnare. Spesso li improvvisavano creativi e insegnanti che clonavano il Gioco dell'oca o TrivialPursuit; ora autori esperti realizzano giochi ad hoc dove ogni regola e componente contribuisce a trasmettere messaggi e nozioni. È un ulteriore fonte di reddito per gli addetti e una conferma delle potenzialità del gioco da tavolo. Che si conferma una preziosa palestra per la mente e un buon allenamento a rispettare le regole, nonché a cambiarle assieme agli altri. E soprattutto è un divertimento alla moda, non più esclusiva di bambini svegli e di pochi nerd.
L'EVENTO: IL PLAY FESTIVAL, dedicato ai giochi "analogici". In programma a Modena dal 19 al 21 maggio