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Dirty Harry, l'ultimo romanzo di Jo Nesbø

Hole, il poliziotto inventato dallo scrittore norvegese, torna in una nuova avventura in noir alla guida di un "mucchio selvaggio"
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Un ex poliziotto deciso a lasciarsi morire di troppi drink, uno psicologo prigioniero in ospedale causa malattia terminale, uno sbirro ancora in servizio ma corrotto fino al midollo, un pusher di strada con un passato da tassista: davvero un bel campionario di rottami sul viale del tramonto. Il grande regista Sam Peckinpah li definirebbe un Wild Bunch, un Mucchio selvaggio, dal titolo del suo film più cult. E chissà se non ha pensato anche al western violento e crepuscolare del maestro americano, Jo Nesbø, quando ha scelto di costruire l'ultimo noir, Luna rossa, intorno a questa sgangherata ciurma di detective privati. Chiamati a risolvere una matassa oscura, con tanto di delitti in serie sullo sfondo.

E a rendere interessante il romanzo, uscito come gli altri dello scrittore norvegese per Einaudi Stile libero, c'è anche il ritorno del personaggio feticcio nato dalla fantasia dell'autore, Harry Hole, già protagonista di ben dodici avvent…

Un ex poliziotto deciso a lasciarsi morire di troppi drink, uno psicologo prigioniero in ospedale causa malattia terminale, uno sbirro ancora in servizio ma corrotto fino al midollo, un pusher di strada con un passato da tassista: davvero un bel campionario di rottami sul viale del tramonto. Il grande regista Sam Peckinpah li definirebbe un Wild Bunch, un Mucchio selvaggio, dal titolo del suo film più cult. E chissà se non ha pensato anche al western violento e crepuscolare del maestro americano, Jo Nesbø, quando ha scelto di costruire l'ultimo noir, Luna rossa, intorno a questa sgangherata ciurma di detective privati. Chiamati a risolvere una matassa oscura, con tanto di delitti in serie sullo sfondo.

E a rendere interessante il romanzo, uscito come gli altri dello scrittore norvegese per Einaudi Stile libero, c'è anche il ritorno del personaggio feticcio nato dalla fantasia dell'autore, Harry Hole, già protagonista di ben dodici avventure crime. È lui il capo della squadra raccogliticcia di investigatori di cui sopra, e appare stavolta in una versione particolarmente stropicciata, autodistruttiva, filosofeggiante: più hard boiled di così, davvero non si può.

Lo scrittore norvegese Jo Nesbø: è nato a Oslo nel 1960  

Infatti, non a caso, lo ritroviamo a inizio libro nella patria del Marlowe di Raymond Chandler, Los Angeles: ispettore dal fiuto formidabile fuggito da Oslo, con l'enorme carico di lutti e fantasmi delle storie precedenti, sembra deciso a lasciarsi andare bicchiere dopo bicchiere, classica mosca da bar di bukowskiana memoria. Ma due circostanze diverse - una nuova, anziana amica californiana minacciata da gente senza scrupoli, e due omicidi in terra di Norvegia - lo spingono a tornare in patria per fare soldi. Ed è lì che assolda tre vecchie conoscenze - una con un piede nella tomba, due di assai dubbia fama - per dare la caccia al killer, su commissione di un magnate cocainomane e ambiguo finito nella lista dei sospetti.

Con queste premesse, è chiaro che la situazione si fa, a ogni pagina, più intricata e infernale. Ed è altrettanto ovvio che di più non diremo, per evitare accuse di spoiler. Quello che possiamo però sottolineare, e che gli aficionados di Harry Hole conoscono bene, è la sapienza con cui il nostro antieroe riesce a dipanare la nebbia, nonostante i finti indizi e i passi falsi. Armato di intuito, ma anche di una logica a suo modo aristotelica, che di intuizione in intuizione, di sillogismo in sillogismo, ci avvicina alla verità. A dispetto dell'atmosfera psichedelica e fuori controllo che lo pervade e lo circonda, fino all'ultima pagina.

I richiami al Sam Spade di Dashiell Hammett sono inevitabili. Anche per quel certo, sfumatissimo romanticismo di Harry, uomo chiaramente borderline ma anche vedovo inconsolabile e padre in incognito. Il classico individuo malmesso che lotta contro un contesto sociale ben più sporco e corrotto dei suoi amici poco ortodossi: il fascino del mucchio selvaggio, da che mondo è mondo, sta proprio qui. Di fronte a un tale campionario di umanità disegnato magistralmente dall'autore, il killer psicopatico con identità a sorpresa, che pure viene descritto con crudele precisione, finisce comunque in secondo piano. Ed è un pregio, non un difetto, di un romanzo che, malgrado i tanti richiami al passato letterario di Hole, si può leggere tranquillamente, e apprezzare in pieno, anche senza aver fatto i compiti a casa sul pregresso.

E poi, come in ogni Nesbø che si rispetti, ci sono alcuni passaggi fulminanti. Abbaglianti. Ad esempio la descrizione di Los Angeles e dei sogni infranti di chi ci abita: "Non era una città costruita sui successi cinematografici ma un mucchio di spazzatura fatto di fallimenti finanziari e umani... il traffico stava per soffocarla, restava da vedere se criminalità, violenza e droga l'avrebbero battuta sul tempo. Ma il sole splendeva. Sì, quella maledetta lampada da dentista californiana non si spegneva mai". Un po' come l'intelligenza e l'umanità di Harry: punti di luce inesauribili, a dispetto di ogni buio dell'anima.

Ultima annotazione. L'autore, che come molti sanno è anche un musicista, dissemina il libro, come spesso accade, di riferimenti a grandi personaggi del rock e del blues. E allora, se dovessimo immaginare una playlist coerente con le atmosfere di Luna rossa, non potrebbero mancare gli accordi primitivi e geniali di Robert Johnson, il David Bowie (citatissimo da Nesbø) più nostalgico, la profondità triste della voce di Leonard Cohen. Provare per credere.

Il libro
Luna rossa
di Jo Nesbø (Einaudi, traduzione di Maria Teresa Cattaneo, Stefania Forlani, Eva Kampmann, pagg. 592, euro 21)