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Il personaggio: io di Fran (Lebowitz) sono fan

Fran Lebowitz
Fran Lebowitz 
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Della serata con Fran Lebowitz, la "più grande scrittrice non scrivente d'America", che si è tenuta venerdì 5 maggio al teatro Arcimboldi di Milano, è possibile che abbiate già letto qualche altro resoconto in giro: molti commentatori si sono cimentati post-evento nel recensire e raccontare quanto accaduto quella sera, e cioè il primo incontro pubblico in Italia con la più grande umorista vivente. Ma si dà il caso che anche io fossi presente all'evento; e che possa offrirvi un punto di vista originale su tutta la faccenda, cioè il mio.

Per la precisione: fila 5, posto 6. (Avrei tanto voluto iniziare questo pezzo scrivendo l'intestazione "Dal vostro inviato"; ma la verità è che ero lì per i fatti miei, in quanto ammiratore di vecchia data di Fran Lebowitz, tanto da aver già assistito a un suo incontro pubblico nel 2018 a New York. È stato solo il giorno stesso dell'evento che il magnifico direttore di questo prestigioso inserto, saputi i miei programmi per la serata, mi ha biecamente chiesto di raccontarvela su queste pagine; e io altrettanto biecamente ho accettato, vedendo nei soldi che mi guadagnerò con questo pezzo il modo di rientrare dalle spese sostenute per una notte in hotel - si parla tanto del caro affitti a Milano, ma non abbastanza del caro camera singola in albergo a tre stelle meneghino, problema contro il quale potrei protestare pernottando anche io in una tenda se non fosse che da quando tutti protestano in questa maniera il prezzo delle canadesi è aumentato del 300%, conviene l'albergo).

Fran Lebowitz con Martin Scorsese al Vanity Fair Oscar Party a West Hollywood nel 2012
Fran Lebowitz con Martin Scorsese al Vanity Fair Oscar Party a West Hollywood nel 2012 

Fila 5 posto 6 della platea del teatro Arcimboldi, dicevo: è da lì che ho assistito alla performance di public speaking di Fran Lebowitz di fronte al pubblico milanese (anzi, italiano: oltre a me c'erano altri non residenti in trasferta "per ascoltare Fran" o per farsi vedere mentre ascoltano Fran); i quali molto probabilmente hanno scoperto dell'esistenza di questa icona soltanto nel 2021, con l'uscita su Netflix del (secondo) documentario a lei dedicato da Martin Scorsese, Pretend Is a City, e che la pandemia con le sue reclusioni domestiche ha promosso meglio di quanto avrebbe fatto qualunque campagna marketing virale -ops!- e al quale ha fatto seguito la pubblicazione in Italia di La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire (Bompiani), che raccoglie gli unici due libri di Fran Lebowitz, Metropolitan Life (1978) e Social Studies (1981).

In tv ospite a The Tonight Show, durante un’intervista  con il conduttore Jimmy Fallon nel gennaio del 2020
In tv ospite a The Tonight Show, durante un’intervista  con il conduttore Jimmy Fallon nel gennaio del 2020 

Da allora Fran Lebowitz ha smesso di scrivere (o meglio, di pubblicare: almeno fino al 1994 pare abbia lavorato a un romanzo, rimasto però incompiuto) e si è espressa - nonché guadagnata da vivere - parlando in pubblico, come l'altra sera agli Arcimboldi. Del resto la tradizione degli scrittori americani che tengono conferenze, specie se umoristi, ha radici profonde e prestigiose: Mark Twain era talmente richiesto e abile nell'arte oratoria che non è peregrino sostenere che sia stato persino un antesignano della stand-up comedy. Anche Fran Lebowitz ha molto in comune con la tradizione della stand-up: la sua è una comicità osservazionale - per lo più si ride del giudizio sferzante che lei ha degli altri e delle loro manifestazioni sociali - ma il suo sarcasmo non risparmia nemmeno sé stessa (nel parlare di ciò che la gente eredita quando muoiono i genitori, "chi una casa in Connecticut, chi un appartamento a Manhattan", ha chiosato dicendo "quando mio padre è morto mi ha lasciato mia madre").

Ma Fran Lebowitz non è una stand-up comedian; è una scrittrice. Una scrittrice che però ama parlare piuttosto che scrivere. Risultato: ogni domanda che le veniva posta sul palco diventava l'innesco, talvolta il pretesto, per un corsivo, un elzeviro, un aforisma ("È bello essere bambini quando si è adulti"), un editoriale ("Non ho paura dell'Intelligenza Artificiale. Ho paura dell'intelligenza umana"), un vero e proprio saggio o un personal issue (come quando ha raccontato di quella volta che durante un volo Roma-Parigi è morto un passeggero, e il suo vicino a disagio ha chiesto di poter cambiare posto, al che Fran Lebowitz si è offerta subito volontaria e quello è stato il miglior viaggio della sua vita, il morto il miglior vicino di posto che abbia mai avuto). Il tutto orale; scritto benissimo anche se a voce. Non so se sia più divertente il fatto che Fran Lebowitz ci detesti o che a noi piaccia essere detestati da lei: so solo che la sua misantropia è saggia ed esilarante, e che noi non facciamo che darle motivo per odiarci, come nella parte finale dello show, quella delle domande dal pubblico (rigorosamente senza microfono per sadico volere dell'autrice-star).

Fran Lebowitz parla con Andy Warhol durante un party newyorchese nel 1977
Fran Lebowitz parla con Andy Warhol durante un party newyorchese nel 1977  

In quei 45 minuti il pubblico ha cercato la sua ribalta: in primis mostrando di sapere l'inglese, poi di aver fatto il classico (una ragazza azzarda una domanda presuntuosissima citando Luigi Pirandello). Ma ogni domanda è oscurata dalla risposta - anche perché è l'unica cosa udibile. Al termine, esclusivissimo after party al ristorante dell'Emporio Armani, dove il sottoscritto è stato invitato evidentemente per errore. Ma era facile imbucarsi: bastava dire di essere uno dei +7 di Oliviero Toscani - il quale non si è presentato, né si sono palesati i suoi accompagnatori; e almeno due persone che conosco le ho viste entrare così. Povera Fran Lebowitz: negli anni 70 partecipava a New York a feste iconiche in compagnia di gente come Andy Warhol; oggi, a Milano, si ritrova in compagnia mia e di falsi accompagnatori di Oliviero Toscani. Poi dici perché è una misantropa.

Il libro
La vita è qualcosa da fare quando non si riesce a dormire
di Fran Lebowitz (Bompiani, traduzione Giulio D’Antona, pagg. 304, euro 19)