Benvenuti in archivio, lo spazio della memoria
di Manuela IannettiL’archivio è lo spazio della memoria, luogo fisico che ci permette di conservare quello che vogliamo portare con noi nel futuro, contenuto che diventa bene collettivo e patrimonio culturale. L’esperienza di raccolta delle testimonianze del passato rappresenta uno sguardo potentissimo verso il presente, perché consente di indagare le trasformazioni alla luce di chiavi di lettura certe, come lo sono le fonti – primarie, si chiamano, perché sono il gradino zero dell’informazione, l’origine e il deposito di qualunque “notizia”; presupposti imprescindibili anche per approcciare un futuro che evolve rapidamente. In questo senso gli archivi rappresentano un controintuitivo spazio di possibilità, uno spazio di cambiamento. Perché ci aiutano a trovare un senso, e a riaggregarlo in altro, dimostrandoci che il passato può ancora insegnarci qualcosa.
Archiviare è scegliere cosa conservare, e il processo di…
L’archivio è lo spazio della memoria, luogo fisico che ci permette di conservare quello che vogliamo portare con noi nel futuro, contenuto che diventa bene collettivo e patrimonio culturale. L’esperienza di raccolta delle testimonianze del passato rappresenta uno sguardo potentissimo verso il presente, perché consente di indagare le trasformazioni alla luce di chiavi di lettura certe, come lo sono le fonti – primarie, si chiamano, perché sono il gradino zero dell’informazione, l’origine e il deposito di qualunque “notizia”; presupposti imprescindibili anche per approcciare un futuro che evolve rapidamente. In questo senso gli archivi rappresentano un controintuitivo spazio di possibilità, uno spazio di cambiamento. Perché ci aiutano a trovare un senso, e a riaggregarlo in altro, dimostrandoci che il passato può ancora insegnarci qualcosa.
Archiviare è scegliere cosa conservare, e il processo di selezione racconta molto di noi, definendo un know- how identitario che brilla di una irriducibile unicità ma che vive solo grazie a una pluralità di relazioni. Generando connessioni, l’archivio ci insegna a ricordaree, soprattutto, a dimenticare. La sua essenza sta in questo delicato equilibrio tra materiali custoditi e capacità non scontata di farli “ parlare” tra loro e a distanza di tempo, attraverso i supporti che definiscono le epoche in cui abbiamo vissuto: pergamene, carteggi, fotografie, lastre, video, nastri, oggetti, stoffe, progetti, idee diventano strumenti per indagare e reinterpretare il passato secondo nuove narrazioni. Che ci raccontano come, e perché.
Proteiforme “contenitore di contenuti e storie” l’archivio è dunque cosa viva ma tra i pregiudizi che faticano di più a morire, quello che lo descrive come luogo polveroso e angusto sembra trovare rinnovato vigore nel timore di chi vede nella divulgazione culturale il pericolo della semplificazione e dell’impoverimento scientifico. Esiste fortunatamente un luogo in cui questo pregiudizio non ha trovato spazio e si è trasformato nel suo esatto contrario: è Archivissima, il primo e unico Festival italiano dedicato alla valorizzazione degli archivi storici di enti, istituzioni, aziende che dal 2018 ho il piacere di dirigere.
Una grande occasione di scoperta, per tutti e a tutti rivolta, che nel 2023 coincide con un altro importante appuntamento: la Giornata Internazionale degli Archivi, il 9 giugno. È a giugno infatti che, dall’ 8 all’ 11, si tiene la sesta edizione del Festival e l’ottava edizione della Notte. Al centro, per quest’anno, le suggestioni evocate daicarnet de voyage.
Perché il viaggio è la scoperta di un altrove che non esisterebbe senza il racconto: dove, se non nel viaggio, narrazione, conoscenza, esperienza si traducono in segni, tracce, appunti, memorie, che vivono nelle note a margine, nelle liste dei propositi, nei biglietti, nei disegni, nelle fotografie? Archivissima 2023 racconterà lo stupore poetico di questa forma ibrida, che unisce e variamente combina parola e segno grafico, mostrando una realtà multiforme che vive della pluralità degli archivi che vi prenderanno parte. Ciascuno con la sua storia da raccontare, tasselli di un archivio della memoria e per la memoria, che si fa archivio del tempo.
Di molte cose sono felice, come direttrice di Archivissima, ma di una più di tutte: che questa edizione, dopo tanto digitale, sarà di nuovo e finalmente un andare per archivi, un viaggio in cui anche la sosta sarà, per citare un grande critico dantesco, Osip Mandelstam, varietà di movimento accumulato.