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Sio & Friends: “Ecco la nuova rivista autoprodotta”

Un gruppo di fumettisti ha deciso di tentare una nuova avventura: andare in edicola con 100mila copie di “Scottecs Gigazine”
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È un dato di fatto ormai certificato e consolidato: il fumetto in Italia vive un momento di estrema esuberanza e capacità comunicativa. Le generazioni degli autori si avvicendano e il pubblico si allarga verso fasce d’età che raccolgono sempre di più i lettori giovani e giovanissimi. E così ogni tanto succedono cose straordinarie e qui state proprio per leggerne una. Cosa ne dite dell’idea di lanciare una rivista prodotta da una realtà editoriale indipendente in edicola con una tiratura di centomila copie? Tutto questo in un momento in cui le edicole e i giornali vengono dati per morti. Se non fosse per la soglia incredibile di copie, potremmo addirittura definirla una “autoproduzione”. 

La data da segnare sul calendario è il 5 luglio prossimo e la casa editrice si chiama Gigaciao. Si tratta di un progetto ideato e realizzato da quattro personalità dirompenti del fumetto: Sio (Simone Albrigi), Dado (Davide Caporali), Fraffrog (Francesca Presentini) e Keison (Giacomo Bevilacqua).

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È un dato di fatto ormai certificato e consolidato: il fumetto in Italia vive un momento di estrema esuberanza e capacità comunicativa. Le generazioni degli autori si avvicendano e il pubblico si allarga verso fasce d’età che raccolgono sempre di più i lettori giovani e giovanissimi. E così ogni tanto succedono cose straordinarie e qui state proprio per leggerne una. Cosa ne dite dell’idea di lanciare una rivista prodotta da una realtà editoriale indipendente in edicola con una tiratura di centomila copie? Tutto questo in un momento in cui le edicole e i giornali vengono dati per morti. Se non fosse per la soglia incredibile di copie, potremmo addirittura definirla una “autoproduzione”. 

La data da segnare sul calendario è il 5 luglio prossimo e la casa editrice si chiama Gigaciao. Si tratta di un progetto ideato e realizzato da quattro personalità dirompenti del fumetto: Sio (Simone Albrigi), Dado (Davide Caporali), Fraffrog (Francesca Presentini) e Keison (Giacomo Bevilacqua).

La rivista, che si chiamerà Scottecs Gigazine sarà il caposaldo intorno al quale una rete di interventi social, video, cartoni e altri progetti si stanno già sviluppando.

Il primo annuncio pubblico è stato fatto alla scorsa edizione della fiera napoletana, il Comicon. E ora, nella esordiente riconfigurazione bergamasca dello stesso Comicon in corso in questi giorni, i visitatori potranno conquistare per primi il numero uno scegliendo fra le due copertine: una da edicola, da cui occhieggia anche Zerocalcare fra gli autori della rivista, e una pensata per le fumetterie dedicata ad una passione di Sio, Zelda, il personaggio della saga di videogiochi del designer Hidemaro Fujibayashi. Di questo debutto, il più importante da molto tempo a questa parte in edicola, abbiamo parlato con Sio.

Come è nata questa idea?

«Abbiamo regalato un numero zero di Scottecs Gigazine e la risposta del pubblico è andata molto oltre le previsioni tanto che ci siamo resi conto che ne avevamo stampati troppo poche copie. Erano solo sedici pagine ed era gratis, però dovevamo trovare 20.000 persone che la volessero avere, non era scontato. E invece le abbiamo finite tutte. Questa che esce ora è l’autoproduzione più grossa che potevamo immaginare. La casa editrice nasce con quattro autori/autrici, ma poi su Scottecs Gigazine abbiamo anche un paio di esordienti» .

Una rivista da edicola con esordienti? Incredibile...

«Conosciamo delle persone che fanno delle cose bellissime, come Daw (Davide Berardi), secondo me uno dei fumettisti più bravi che abbiamo in questo momento in Italia. Lui sa scrivere dei fumetti divertentissimi, “issimissimi”, e l’abbiamo messo insieme a un esordiente, Jackmoruz per fare una serie delle Mega Tree Majokko su Scottecs Gigazine, personaggi che avevamo già inventato io, Dado e Chiara Zuliani, con cui abbiamo fatto dei cartoni con Gigaciao. Abbiamo fatto fare delle prove a diverse persone e Jackmoruz aveva il tratto più semplice e con le espressioni facciali più esagerate. Sembra fantascienza, però è un lavoro fare questa pagine di prova, e le abbiamo pagate a tutti: per noi è proprio la base rispettare il lavoro delle persone e il tempo di chiunque si avvicini al nostro progetto» .

Nel tuo lavoro il segno è sintesi ed è sempre tutto “capovolto”.

«È la lezione della prima striscia di lupo Alberto, uno dei meccanismi comici per eccellenza, ovvero “l’inaspettato”. Tu ti aspetti A, B e quindi C e invece trovi A, B e 26. Il che fa un po’ ridere. A me interessa raccontare e se ho spazio per disegnare qualcosa in più ci metto una gag. È un po’ tutta la vita che cerco di allenarmi per trovare l’inaspettato, perché comunque il nonsense è molto complicato. Nella vita succede tutto a caso. Ma i nostri cervelli cercano di dare senso alle cose, anche quelle che non ce l’hanno e questo crea una serie di problemi che invece, nella narrazione, possono aiutarti. Gli umani sono molto creativi: magari, a livello societario, è più utile se vengono un po’ incasellati, sono più facili da gestire. Però nel fumetto puoi fare quello che vuoi, puoi inventarti le regole tu. E a quel punto le persone, magari quelle un po’ più giovani non ancora abituate a decenni di incasellamento, hanno una chiave che apre una porta e si spalanca alla creatività» .

È un grosso impegno quello che vi state prendendo.

«Sicuramente ci sarà molto lavoro. Anche la Image è nata da dei fumettisti che si son messi per conto loro. Le autoproduzioni sono faticose però ci possiamo prendere più libertà, parlare di cose importanti ridendo. Come, per esempio, la mascolinità tossica con Mariangiongiangela. Sono piccole cose che magari però creano delle conversazioni. Non voglio essere io a spiegarle, ma mi piace lanciare degli spunti. Poi se una persona è interessata può approfondire per conto suo. Anche perché non si impara mai niente da una persona che cerca di farti imparare a tutti i costi. Le persone imparano davvero quando vogliono imparare».

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