✕

Gialappa’s Tok. Mai dire libro senza il suo incipit

La Gialappa's Band (Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci)

 
Due dei tre componenti del grande trio comico sono stati ospiti del nostro profilo, in una diretta social dedicata agli “attacchi” più belli della letteratura
2 minuti di lettura

Mai dire boomer. I Gialappi riescono a collegarsi a una live TikTok quasi senza intoppi. 

«Non pensavo di riuscire così facilmente. Marco è più boomer». «Sono venuti due bambini di due anni e mi hanno aiutato. Ma intanto ero sul profilo di Brigitta Boccoli e vi sentivo». Giorgio Gherarducci e Marco Santin ovvero due dei tre fondatori della Gialappa’s band — quelli tornati in tv con Gialappa’s show fino al 9 luglio su Tv8 — sono stati ospiti il 26 giugno del nostro profilo @robinsonrepubblica per “Mai dire incipit”: hanno indovinato i romanzi dalle prime righe.

Da Orgoglio e pregiudizio (Giorgio: «Porca… Come si chiama il libro di Austen?». Marco: «No, non si chiama Porca…»), a Cent’anni di solitudine (Giorgio:«Aureliano Buendia? Mike Buongiorno in sudamericano». Marco: «Però così viene un po’ a cadere tutto»), dalla Recherche («Ma chi l’ha letta?», Giorgio), ad Anna Karenina («il problema è trovare le famiglie felici», Marco). E alla community — che li ha celebrati scrivendo centinai…

Mai dire boomer. I Gialappi riescono a collegarsi a una live TikTok quasi senza intoppi. 

«Non pensavo di riuscire così facilmente. Marco è più boomer». «Sono venuti due bambini di due anni e mi hanno aiutato. Ma intanto ero sul profilo di Brigitta Boccoli e vi sentivo». Giorgio Gherarducci e Marco Santin ovvero due dei tre fondatori della Gialappa’s band — quelli tornati in tv con Gialappa’s show fino al 9 luglio su Tv8 — sono stati ospiti il 26 giugno del nostro profilo @robinsonrepubblica per “Mai dire incipit”: hanno indovinato i romanzi dalle prime righe.

Da Orgoglio e pregiudizio (Giorgio: «Porca… Come si chiama il libro di Austen?». Marco: «No, non si chiama Porca…»), a Cent’anni di solitudine (Giorgio:«Aureliano Buendia? Mike Buongiorno in sudamericano». Marco: «Però così viene un po’ a cadere tutto»), dalla Recherche («Ma chi l’ha letta?», Giorgio), ad Anna Karenina («il problema è trovare le famiglie felici», Marco). E alla community — che li ha celebrati scrivendo centinaia di commenti («Siamo cresciuti con voi», @massi, «Decenni di risate», @ErMagnifico) — abbiamo chiesto di inviarci gli incipit del cuore: una pioggia!

Carlo Taranto, il terzo Gialappo, con TikTok non ci ha nemmeno provato, ma era come se ci fosse mentre gli altri snocciolavano gli aneddoti che il trio ha raccolto nel libro Mai dire noi: trent’anni di storia, con i contribuiti dei comici lanciati da Gialappa’s («noi siamo amplificatori, loro erano già bravissimi») e i qr code per rivedere il meglio di Mai dire gol.

La live si sarebbe potuta chiamare «l’intervista possibile», usando una delle tante citazioni iconiche venute fuori: «Con la sola imposizione delle mani» (Mago Oronzo, alias Raul Cremona), «Mi sentite?» (Frengo-Antonio Albanese), «Potevo rimanere offeso», gli Svizzeri Aldo, Giovanni e Giacomo. Sembra tutto così facile, e invece? «Sembriamo tre pirla ma dietro ogni puntata c’è un lavoro di montaggio e scrittura certosino», dice Giorgio.

Robinson negli studi di Gialappa’s show c’è stato. E ha scoperto, per esempio, che il Mago Forest entra in scena solo quando ha studiato e ristudiato tutto il copione. «E noi ci divertiamo a piazzargli due legnate inattese — ride Marco — lo amo. È in forma smagliante». «Non fisica però, eh?», si intromette Giorgio.

Negli studi di Milano di Tv8 si registra per dieci ore di fila: una fatica. Ma l’humor è lo stesso, anche dietro le quinte. Per dire, Forest entra in scena con la pelle scura: sta imitando Carlo Conti abbronzato. I Gialappi chiedono a Federica Nargi, spalla della puntata, di struccarlo utilizzando la saliva. «Ma se poi lo sputo parte sul serio?». «Deve! Dove ti credi a Canzonissima?». Intanto Patti, la truccatrice, tira fuori un po’ di cosmetici. Marco e Giorgio: «Forest perché hai un lubrificante sul tavolo?». «Non ci crederete, ma io ho fatto cinema». Tutto il cast giù a ridere. I numeri sono notevoli: 1,6 milioni di spettatori, 5,1 per cento di share.

La tv (e la radio) il primo amore. Ma il libro? «Quando Mondadori ce lo ha proposto non avevamo un c… da fare», dice Giorgio. «Il problema era ricordarsi le cose: ognuno aveva la sua versione». A proposito di incipit, il loro sembra una gag, ma non lo è. «Telegatti. L’auto passa in mezzo ad ali di folla in visibilio. Solo quando la nostra amica che siede davanti apre lo sportello, capiamo che nessuno sa chi siamo. Lei era alta, magra, capelli lunghi, scuri. E uno dalla folla urla: “Sono i Tazenda!”».

Durante la live, Marco e Giorgio raccontano di Albanese e Bisio, di Aldo Giovanni e Giacomo e Luciana Littizzetto. Delle arrabbiature di Trapattoni per le gag sul suo eloquio. E anche di Teo Teocoli, per anni indimenticabile spalla del trio, che nel 1995 se ne va sbattendo la porta quattro ore prima di andare in scena per uno sketch che non condivide. «Grazie al libro, che fa chiarezza, ci siamo risentiti. A lui restiamo legatissimi. Felice Caccamo? Che ridere». Com’era l’incipit di Gira la palla? «È arrivata da lontano superato l’altopiano», intonano in coro.

Ma si può ancora fare una tv politicamente scorretta? «Noi la facciamo e la gente apprezza».

Mai dire Robinson. Chi cambia inserto culturale è un burfaldino.

Leggi i commenti