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Uomini e donne. Maid to Order III, 1972 (olio su tela) di Allen Jones, collezione privata 

 

Il racconto. Noi maschi e la dura legge del desiderio

Anni di evoluzione non sono bastati all’uomo per fare i conti con le proprie pulsioni. Ecco quindi nascere la specie dei Maiquandomaisti che negano l’evidenza. Per quieto vivere
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Una di quelle mattine di caldo feroce andavo in motorino e fermo al semaforo ho visto una ragazza piuttosto (molto) giovane, con un vestitino che il sole rendeva quasi trasparente e il segno visibile di un perizoma. Due uomini l’hanno incrociata e poi si sono voltati all’unisono, e non ho voluto sapere poi se hanno commentato, ma ho fatto in tempo a vedere i loro occhi che appena dopo si incrociavano con aria troppo complice. Qualcuno da una macchina ha addirittura suonato il clacson, al quale la ragazza non ha risposto con nessuna impercettibile reazione del corpo, segno che sapeva bene cosa volesse dire quel clacson. E in realtà, per fare questa descrizione, evidentemente l’ho guardata anche io.

Prima della questione del piacere, c’è la questione del desiderio. Perché nei maschi il desiderio e il piacere si confondono da secoli, e questo potrebbe essere il punto dove intervenire. Potrebbe essere una scoperta della medicina, si potrebbe vincere un Nobel se si trovass…

Una di quelle mattine di caldo feroce andavo in motorino e fermo al semaforo ho visto una ragazza piuttosto (molto) giovane, con un vestitino che il sole rendeva quasi trasparente e il segno visibile di un perizoma. Due uomini l’hanno incrociata e poi si sono voltati all’unisono, e non ho voluto sapere poi se hanno commentato, ma ho fatto in tempo a vedere i loro occhi che appena dopo si incrociavano con aria troppo complice. Qualcuno da una macchina ha addirittura suonato il clacson, al quale la ragazza non ha risposto con nessuna impercettibile reazione del corpo, segno che sapeva bene cosa volesse dire quel clacson. E in realtà, per fare questa descrizione, evidentemente l’ho guardata anche io.

Prima della questione del piacere, c’è la questione del desiderio. Perché nei maschi il desiderio e il piacere si confondono da secoli, e questo potrebbe essere il punto dove intervenire. Potrebbe essere una scoperta della medicina, si potrebbe vincere un Nobel se si trovasse la formula per separarli.

Il problema sappiamo qual è: data una ragazza nel caldo feroce vestita così come l’ho descritta, può la ragazza essersi vestita come le pare e essersi messa le mutande che le pare senza per questo dover attraversare la città preda di sguardi continui e colpi di clacson? Non abbiamo lavorato tutti per ottenere questo? E perché non siamo riusciti a ottenerlo?

La soluzione è semplice, ma non incoraggiante: i due che si sono voltati, quello che ha suonato il clacson, e anche io che ho guardato fermo al semaforo sul motorino, affinché questa storia sia risolta una volta per tutte, dobbiamo morire (cioè: bisogna aspettare che moriamo). E non bastiamo noi, ma tutto un mondo cresciuto in un certo modo, varie generazioni. Dobbiamo essere morti prima tutti noi, e poi le cose possiamo pensare che si comincino a risolvere per davvero (anzi, potete pensare, perché io sarò appunto morto).

Quando la donna che ami ti dice: ho visto che ti piace quella, ho visto come la guardavi. Tu rispondi con una frase che hai detto per tutta la vita, fin da quando eri ragazzo, e che se diventassi Michael J. Fox e ti ritrovassi negli anni ’50 come in Ritorno al futuro, e rispondessi con quella frase, andrebbe benissimo uguale.

Ma quando mai. Ti piace quella. Ma quando mai. Ho visto come la guardavi. Ma quando mai. Le hai guardato il culo. Ma quando mai! I Maquandomaisti sono ancora tanti, tantissimi. I Maquandomaisti sono ostinati, e non indietreggiano di un passo. Ma rieducarli non serve a niente. Bisogna aspettare che muoiano.

Però, finora, eravamo certi che i Maquandomaisti stavano nella vita, ma non nella scrittura. Cioè, se uno deve descrivere il piacere, parlare di desiderio, scrivendo lo fa. Può addirittura essere Maquandomaista nella vita, e poi scrivere pagine spudoratissime. La scrittura è il luogo della libertà. No. Anzi. Non più. Lo era.

Ora i Maquandomaisti, per pressioni sociali piuttosto pesanti, sono apparsi anche nella scrittura. Nascondono il piacere, si nascondono, evitano di scriverne. Si autocensurano. Pensano: ma chi me lo fa fare, poi succedono casini — esattamente come hanno paura succedano casini con la donna che amano se ammettono che è vero, quella mi piace, è vero, la guardavo, embè? Non c’è niente di male, nel dire che qualcuna ti piace; eppure l’istinto di autoprotezione ha il sopravvento, il calcolo tra «se lo dico potrebbe anche succedere un casino» e «se non lo dico il casino matematicamente non succede», si fa. La soluzione è: ma quando mai. E adesso anche quando si scrive, chi scrive dice: ma quando mai. Perché ha appena pensato: ma chi me lo fa fare.

La scrittura però, se deve rispecchiare la società (e potrebbe essere discutibile), non deve rispecchiare la società che si vorrebbe, ma quella che c’è per davvero. E nella società ci sono (anche, non solo, ma anche) io al semaforo, uno che suona il clacson, due che si voltano a guardare. Gente che ha confuso il piacere e il desiderio fin dalla tenera età.

Nel desiderio e nel piacere non si può essere accorti. Non ne parliamo poi nella scrittura del desiderio e del piacere. Si può accettare di essere censurati, o messi alla gogna, ma non è possibile intiepidire; se non falsamente. È come bere il tè a casa di un nobile; come andare a una cena di gala dove sono apparecchiate tutte quelle posate, tante e diverse. Si può essere molto accorti, cercare di guardare quello che fanno gli altri; si può fare di tutto per comportarsi bene, ma è troppo tardi per diventare uno che sa davvero cosa fare e come fare.

Il piacere non è contemporaneo, evoluto, civile. Il piacere è come quando si fa sesso: si possono dire e fare cose (nei limiti, per carità) che non si possono dire e fare quando non si fa sesso. E così il piacere: se desidero o guardo o immagino, non c’è nessuna possibilità che possa tutto questo avere una evoluzione civile e socialmente accettabile. È o non è. In questo modo, si avvicina a un’autenticità; il piacere dei maschi è esattamente come sono i maschi: non sono evoluti veramente. Possono dire di essere evoluti, possono sforzarsi con buonissima volontà, possono anche qualche volta prendere la forchetta giusta per quella pietanza appena servita, ma è solo un caso, perché non sono così. Non possono farcela, almeno quelli che si vedono in giro, almeno quelli da una certa età in su (questa è la speranza di tutti noi).

Aspettarsi invece che miglioriamo veramente, ma veramente, ma veramente, beh, no. Possiamo dire, tuttalpiù, se ci accusano che non siamo totalmente evoluti: ma quando mai! Essere Maquandomaisti è tutto quello che possiamo fare, fino a quando non succederà che finalmente moriamo tutti.

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