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Etruschi superstar al Quirinale

Apollo, nell'atto di scoccare un dardo (II sec. a.C.). In mostra al Quirinale

 
In mostra i reperti ritrovati, nel passato o di recente, a San Casciano dei Bagni. Espressione del genio artistico di un popolo
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Intorno a una delle scoperte archeologiche che ha avuto più risalto negli ultimi mesi è stata allestita la mostra Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano all’interno del Palazzo del Quirinale (che riapre dal 2 settembre al 29 ottobre). I curatori Massimo Osanna (ministero della Cultura) e Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena) hanno scelto di ripercorrere le tappe di questa avventura dell’archeologia italiana lungo il percorso espositivo.

L’attenzione è posta inizialmente sui rinvenimenti di bronzi avvenuti in passato in aree sacre legate al culto delle acque e presenti nel territorio dell’antica Chiusi, come quelli scoperti presso la sorgente Sillene, oggi nel Comune di Chianciano Terme, nel 1868: un luogo di culto attivo dai primi decenni del V secolo a.C. e sorto forse per volontà del mitico re Porsenna. O come il noto crescente lunare con dedica alla divinità Tiur o una tabella in lamina di bronzo da collegare a un’importante area di culto dedicata alle Ninfe.

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Intorno a una delle scoperte archeologiche che ha avuto più risalto negli ultimi mesi è stata allestita la mostra Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano all’interno del Palazzo del Quirinale (che riapre dal 2 settembre al 29 ottobre). I curatori Massimo Osanna (ministero della Cultura) e Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena) hanno scelto di ripercorrere le tappe di questa avventura dell’archeologia italiana lungo il percorso espositivo.

L’attenzione è posta inizialmente sui rinvenimenti di bronzi avvenuti in passato in aree sacre legate al culto delle acque e presenti nel territorio dell’antica Chiusi, come quelli scoperti presso la sorgente Sillene, oggi nel Comune di Chianciano Terme, nel 1868: un luogo di culto attivo dai primi decenni del V secolo a.C. e sorto forse per volontà del mitico re Porsenna. O come il noto crescente lunare con dedica alla divinità Tiur o una tabella in lamina di bronzo da collegare a un’importante area di culto dedicata alle Ninfe.

Ritratto maschile con dedica in etrusco a Flere di Havens (I sec. a.C.)

 

Il percorso di visita prosegue presentando i ritrovamenti effettuati già nel Cinquecento a San Casciano dei Bagni: memoria di essi si ritrova nelle descrizioni del medico Andrea Bacci e del canonico Andrea Schiavetti. Quest’ultimo descriveva ammirato: «Bellissimi acquedotti e molti fondamenti di pietre travertine quadrate et grandi, quali denotano fabbriche di palazzi, di bellissimi bagni». Di questa fase delle scoperte in mostra si può osservare un altare in travertino dedicato alle divinità della salute Esculapio e Igea.

Lamina con dedica alle ninfe (I/II sec. d.C.)

 

Tra i bronzi scoperti a San Casciano dei Bagni nelle ultime campagne di scavo e ora esposti, dopo un restauro e un inquadramento storico-artistico a tempo di record, se ne possono segnalare alcuni per la loro qualità formale superiore rispetto alla media, o per l’interesse documentario.

Un’attenzione particolare merita una statua di Apollo, alta 63 centimetri, con il dio nell’atto di scagliare una freccia come suggerisce la posizione delle braccia: si caratterizza per un dinamismo notevole indotto dal sollevamento dei piedi da terra, come in un passo di danza. L’inquadramento cronologico non è semplice, dato che non trova confronti nella statuaria in marmo. Massimiliano Papini, che la sta studiando, nella scheda del catalogo della mostra pubblicato da Treccani, suggerisce un confronto possibile con la coppia di bronzi portatori di fiaccole dal relitto di Mahdia (Tunisia) datati intorno al 100 a.C.

Una forza espressiva notevole si ritrova in una testa maschile donata alla Divinità della Fonte dal perugino Nufre, esponente della famiglia Nufrzna e figlio di Arnth, come ricorda un’iscrizione in lingua etrusca. Può essere datata tra il 50 e il 25 a.C.

Da osservare con attenzione è anche un putto in bronzo raffigurato nudo, ma con al collo una bulla, ovvero un amuleto che lo doveva proteggere nei primi anni di vita. Rientra in una produzione attestata in un distretto territoriale delimitato da Perugia, Cortona e Chiusi e con poche attestazioni al di fuori di esso. Appare databile nella prima metà del II secolo a.C. e in un’iscrizione – sempre in etrusco – si ricorda che l’opera venne donata dalla madre in favore del figlio per sciogliere un voto.

Lungo il percorso espositivo colpisce una statua, alta 90 centimetri, raffigurante un giovane uomo malato: l’iscrizione di dedica, stavolta in lingua latina, ricorda il nome del donatore L. Marcius Grabillo, discendente di una famiglia etrusca di un certo rilievo e rimasto legato alle tradizioni familiari.

Interesse documentario hanno due placche in bronzo con la raffigurazione degli organi interni umani a segnalare la probabile presenza di una scuola medica nel santuario. Come pure ex-voto in bronzo raffiguranti infanti in fasce, mentre, in genere, erano realizzati in terracotta.

I reperti esposti – nel loro insieme – segnalano la presenza di un’area sacra legata alle acque e restata vitale dal III secolo a.C. al IV secolo d.C. in un mondo in grande trasformazione – si pensi, ad esempio, all’abbandono della lingua etrusca a favore di quella latina – ma rimasto legato a riti e a tradizioni per sette secoli.

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