Disegni di: Fumettibrutti
Sesso, bugie e tradimenti
di Luca ValtortaÈ possibile amare la propria moglie, adorare la propria figlia, la propria famiglia e fare sesso con molte donne senza provare il minimo senso di colpa?
Il protagonista de La separazione del maschio di Francesco Piccolo è convinto di sì. Uscito in origine nel 2008, ritorna oggi nella visione che ne dà
Come è nata l’idea di fare un graphic novel de “La separazione del maschio”?
Francesco Piccolo: «Ne avevamo parlato con Feltrinelli e la prima persona che mi è venuta in mente è stata lei avendo molto apprezzato i suoi lavori. Però era anche una scelta strana: non ero per niente sicuro che avrebbe accettato, mi dicevo: “Figurati se accetta di fare un libro sul maschio”. E invece ha detto sì».
Quindi la volontà è nata da te, non da Josephine.
F.P.: «Da me, Tito Faraci e Gianluca Foglia. Una cosa che mi stimolava era che lei avesse fatto tutte cose in cui scrive di sé: assomigliava molto a me che scrivo di me».
Questa …
È possibile amare la propria moglie, adorare la propria figlia, la propria famiglia e fare sesso con molte donne senza provare il minimo senso di colpa?
Il protagonista de La separazione del maschio di Francesco Piccolo è convinto di sì. Uscito in origine nel 2008, ritorna oggi nella visione che ne dà
Come è nata l’idea di fare un graphic novel de “La separazione del maschio”?
Francesco Piccolo: «Ne avevamo parlato con Feltrinelli e la prima persona che mi è venuta in mente è stata lei avendo molto apprezzato i suoi lavori. Però era anche una scelta strana: non ero per niente sicuro che avrebbe accettato, mi dicevo: “Figurati se accetta di fare un libro sul maschio”. E invece ha detto sì».
Quindi la volontà è nata da te, non da Josephine.
F.P.: «Da me, Tito Faraci e Gianluca Foglia. Una cosa che mi stimolava era che lei avesse fatto tutte cose in cui scrive di sé: assomigliava molto a me che scrivo di me».
Questa è la prima volta che vi incontrate di persona.
F.P.: «Esatto. L’unico nostro incontro prima di questo è stata una riunione Zoom in cui io ho detto: “Tu fai quello che vuoi del libro”. Volevo che lei lavorasse sul suo immaginario, su quello che lei voleva dal libro, più che lavorare con me. Lo firmiamo insieme ma solo perché parte dal mio testo: il lavoro è tutto di Josephine».
E tu lo avevi già letto o no quando ti è arrivata la proposta?
Fumettibrutti: «No, e prima di leggerlo ho chiesto feedback agli amici : “Bello, ma il protagonista è un mostro” dicevano o, al meglio, “uno stronzo”. Io però so che dietro grandi stronzi ci sono lezioni importanti da imparare. Anche per evitarle».
E quindi cosa hai imparato?
F.: «Tante cose. Perché io il maschile non l’ho mai vissuto. Adesso che si conosce il mio percorso di vita, uno potrebbe dire: “Ma in che senso?”.
Io quando ho letto delle pulsioni di questo personaggio mi sono riconosciuta perché anch’io ho sempre usato il sesso come strumento narrativo per parlare di altri temi. Come Francesco, anch’io ho sempre e solo parlato di cose che mi interessavano e a lui interessa il desiderio maschile che io invece non conosco. È come se fosse qualcuno che legge il corpo di una donna transgender, leggendo capisce cose di cui non si è mai reso conto. E così mi sono messa a leggerlo senza dare giudizi. Uno dei miei libri preferiti è Lolita di cui non condivido nulla, eppure mi ha salvato la vita».
Il sesso è uno strumento potente?
F.: «Il sesso dà molto fastidio ai benpensanti o ai moralisti. Quando io ho cominciato a parlare di transizione non è stato facile anche se oggi sembra quasi di moda, ma in realtà ci sono persone che queste cose non le accettano. Il libro di Francesco parlava di situazioni non accettate dalla morale comune e per questo mi interessava».
Nel tuo graphic novel “P. La mia adolescenza trans” racconti che comunque non c’è necessariamente bisogno della chirurgia per essere una persona trans: è una questione di scelta individuale.
F.: «Esatto, ma questo è l’anno 3000. Oggi faccio fatica a spiegare che io sono, usando una terminologia tecnico/burocratica che odio, “una persona trans medicalizzata” perché tu non hai la facoltà di decidere come trattare e/o trasformare il tuo corpo: hai bisogno del consenso da parte di altri. Questo tema viene fuori solo in caso di persone transgender ma in realtà ci sono aspettative sociali che portano — che so — i maschi ad agire in un certo modo, perché è quello che si vuole da loro. Però il maschio potrebbe non essere solo quello. Oggi il maschio vive una crisi e reagisce con violenza alle sue incertezze».
Immagino ti riferisca ai casi di violenza a cui stiamo assistendo…
F.: «Quando noi femministe, e uso questo termine con fierezza visto che da alcuni viene usato come se fosse un insulto, usiamo lo slogan: “Lo stupratore non è malato ma un figlio sano del patriarcato” intendiamo dire che queste persone sono le persone “normali”. Il che ci deve mettere di fronte alla cruda realtà perché quando parli di mostri, animali, bestie, stai solo cercando di non vedere veramente il problema».
Quando uscì il tuo libro, nel 2008, creò divisioni?
F.P.: «Fu molto respinto o molto accettato sia dagli uomini che dalle donne. Io la verità non la so, non intervengo».
Ma il maschio di oggi è lo stesso di quando hai scritto il libro?
F.P.: «Io penso che ci metterà quattro millenni a diventare quello che tutti speriamo che diventi».
I disegni sono espliciti.
F.: «In passato mi è capitato di essere censurata ma credo che il disegno sia funzionale ad esprimere le dinamiche umane in maniera libera. Quando qui si parla di tradimento attraverso questo si parla di molto altro: dei rapporti tra gli esseri umani. Che cos’è il tradimento? Un piacere personale? Una forma di violenza nei confronti di un’altra persona? Questo mi interessa. E non dico solo che il protagonista maschio è uno stronzo: Valeria, la donna che tradisce il marito ma anche la sua amica che è la moglie del protagonista, in realtà è la più stronza di tutti».
F.P.: «E comunque il sesso come lo ha fatto vedere lei è molto bello».
Lo criticheranno?
F.: «Se lo faranno spero che almeno lo facciano per le cose giuste».
In che senso?
F.: «Nel senso che preferisco i fascisti che mi insultano direttamente rispetto a quelli che la prendono di lato e poi sono pure peggio. Almeno so subito con chi ho a che fare».
Che cos’è il tradimento?
F.P.: «Il libro parla di una persona che si innamora, poi magari è stronzo, è furbo, è sleale perché si innamora di più persone. Però il tema qui non è neanche l’onestà ma il tentativo di vivere la vita nel modo più pieno possibile. Sì, certo, a scapito di altri… Però non è l’unico: lo fa anche Valeria, lo fa anche Francesca».
Il protagonista in realtà è al tempo stesso anche una specie di “antimaschio italiano” perché, pur essendo un traditore seriale, non è mai giudicante né nei confronti della moglie che a sua volta lo tradirà né verso altri/e. Il maschio italiano è il contrario: tende sempre a giustificarsi negando tutto agli altri.
F.: «Ma magari in realtà i maschi invece sono così!».
F.P.: «Sì, magari… (ride, ndr)».
Il graphic novel
La separazione del maschio (storia di Francesco Piccolo, disegni e sceneggiatura di Fumettibrutti, pagg. 136, euro 18) è in uscita martedì 12