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Passare l’esame di diritto animale

La filosofa della politica Martha Nussbaum affronta il tema più “umano”: il nostro rapporto con le altre specie
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Nel libro La vita degli animali (Adelphi) J. M. Coetzee si serve del suo alter ego Elizabeth Costello per parlare di come trattiamo gli altri viventi. Verso di loro, dice, viene perpetrato «un crimine di proporzioni stupefacenti»: «Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli?».

Anche Martha Nussbaum, 76 anni, icona della filosofia contemporanea, sarebbe d’accordo. Docente a Chicago e a Harvard, ha scritto libri fondamentali che parlano di giustizia, fragilità, umanità, sesso, e libertà intesa come la possibilità che ognuno ha di “fiorire”. Oggi a questi libri si aggiunge Giustizia per gli animali. La nostra responsabilità collettiva. Che gli altri animali abbiano o meno una coscienza non è in discussione per Nussbaum. A lei interessa confutare un’etica che postuli la superiorità umana sulle altre specie, e insieme riaffermare che la libertà e l’etica sono campi in cui l’umano ha ancora molto da costru…

Nel libro La vita degli animali (Adelphi) J. M. Coetzee si serve del suo alter ego Elizabeth Costello per parlare di come trattiamo gli altri viventi. Verso di loro, dice, viene perpetrato «un crimine di proporzioni stupefacenti»: «Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli?».

Anche Martha Nussbaum, 76 anni, icona della filosofia contemporanea, sarebbe d’accordo. Docente a Chicago e a Harvard, ha scritto libri fondamentali che parlano di giustizia, fragilità, umanità, sesso, e libertà intesa come la possibilità che ognuno ha di “fiorire”. Oggi a questi libri si aggiunge Giustizia per gli animali. La nostra responsabilità collettiva. Che gli altri animali abbiano o meno una coscienza non è in discussione per Nussbaum. A lei interessa confutare un’etica che postuli la superiorità umana sulle altre specie, e insieme riaffermare che la libertà e l’etica sono campi in cui l’umano ha ancora molto da costruire. In altre parole, giustizia per gli animali e giustizia per gli umani non sono in contraddizione: sono solo molto difficili da ottenere e combinare.

Ma andiamo con ordine. Umani e animali. La domanda fondamentale per la filosofia è: che cosa ci distingue? La capacità di pensare, comunicare, patire, provare emozioni? La distanza su un’ipotetica scala naturae? Con un occhio alla logica e l’altro alla biologia Nussbaum risponde, e smonta uno per uno gli arroccamenti dell’antropocentrismo. Ci dice subito come la pensa, ossia che agli animali non umani bisogna guardare con meraviglia, empatia, curiosità e solidarietà. Perché meravigliose e uniche sono le loro vite e tutte hanno diritto a realizzarsi, a seguire quella che con Aristotele chiamiamo entelechia, la loro intrinseca finalità. Nussbaum lo premette facendo leva sull’idea-cardine del suo pensiero: per quanto universali siano le questioni, l’etica riguarda gli individui, esseri in carne e ossa.

Possiamo ragionare di che cosa sia il bene, se il valore debba prevalere sull’utilità, se la passione e l’istinto debbano indietreggiare di fronte alla ragione, ma alla fine tutto converge nella carne del singolo. Anche quando parliamo di specie e di estinzioni stiamo parlando di individui con vite e morti uniche, talora con nomi, spesso con volti e, sempre, con capacità di agire e crescere. Che questi individui possano dire «io» è irrilevante rispetto al compiersi della loro esistenza. Perciò sono così importanti le storie.

E proprio da storie individuali lei parte – storie di cani, uccelli, elefanti, balene – per un percorso che è sistematico e analitico, ma anche appassionato e politico. Il libro ha due aspetti: da un lato è un edificio filosofico fatto di tesi, contrapposizioni, dialoghi con pensatori passati e presenti. Dall’altro è la difesa vibrante di una visione, l’approccio delle capacità, che è un modo di coniugare libertà e giustizia a partire dagli individui.

Sono decenni che Nussbaum si dedica al capability approach, da lei elaborato con Amartya Sen. Nella sua versione però quest’approccio non è una filosofia dello “sviluppo umano” ma una teoria e prassi dell’emancipazione, appunto, di ogni vita, umana e non. Le capacità che rendono liberi sono quelle che fanno vivere una vita piena: la possibilità di rimanere sani e avere una casa, di pensare, amare, sentire, giocare, vivere con altri viventi, partecipare alle scelte di una comunità. Giustizia è che queste capacità siano rispettate come diritti. Vale per gli umani e vale per gli altri animali secondo le caratteristiche di specie. È chiaro qui come il mondo umano e quello non umano si rispecchino: nel bisogno di fiorire, dice Nussbaum, ma anche nel modo in cui questo bisogno viene negato.

Dalla teoria bisogna perciò passare alla pratica: la legge. Agli aspetti giuridici della tutela animale è dedicata la parte finale del libro. Certo, i dilemmi restano. In una società interspecie la realizzazione delle capacità individuali è un mosaico complesso, e avviene che l’interesse di alcuni, spesso gli animali, siano sacrificati. Dunque «siamo liberi di usarli per i nostri fini, liberi di ucciderli?» Nussbaum risponde che non siamo liberi, ma non è semplice. Giustizia per gli animali non significa non mangiarli o non usarli, ma farlo a condizione che sia inevitabile, che abbiano goduto della loro vita, che non soffrano morendo. Nostra responsabilità collettiva è cambiare come li vediamo. Occorre, dice, nutrire la meraviglia: è questa la chiave dell’empatia, della compassione, dello sdegno e di ogni mutamento morale. Dobbiamo sentire la bellezza che è ogni esistenza e lo spreco che è ogni morte o pena inutile – che sia di un’orsa o di un pollo in batteria. Kant diceva che gli animali non vanno maltrattati per rispetto agli umani. Non basta, dice Nussbaum. Coltivare l’umanità significa trascenderla, far fiorire ogni singola vita.

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